Economia

Via il “bonus bebè” per pagare il reddito di cittadinanza. Famiglie in rivolta

Come li trovano i soldi da dare ai fannulloni con il reddito di Di Maio? Togliendo il “bonus bebè”! Nella legge di bilancio non è stato confermato l’assegno ai nuovi nati introdotto sotto il governo Renzi. Già trovare i 7 miliardi destinati nella manovra al reddito di cittadina è stata un’impresa che ha fatto venire al ministro Tria le vertigini. Per arrivare ai 9 chiesti da Giggino, il ministro dell’Economia ha dovuto anche rastrellare i 2 miliardi del reddito d’inclusione (Rei). Una mossa tutto sommato logica, visto che la platea delle due misure è in parte sovrapponibile, che ha però fatto saltare sulla sedia il mondo delle associazioni umanitarie.

E se l’obolo dei cinquestelle non parte, che fine fa l’aiuto ai poveri? Le proteste hanno spinto il governo a lasciare in piedi il vecchio sussidio almeno fino all’entrata in vigore del nuovo. Ma la sensazione è che il Rei non sarà l’unica vittima del reddito di cittadinanza. Le risorse sono poche e Via XX Settembre dovrà raschiare il barile ben oltre il fondo per tentare di non far esplodere i conti pubblici.

Tutto può fare la differenza, come i 700 milioni del “pacchetto famiglia” previsto dalla scorsa finanziaria per il 2018 e di cui, nella nuova manovra di bilancio, non c’è più traccia. Neanche per il bonus bebè, che proprio un anno fa si voleva addirittura rendere strutturale. Il sussidio, fortemente voluto dalla componente sociale della ex maggioranza, il Nuovo centrodestra (poi Area popolare) di Angelino Mano, è stato introdotto nel 2015.

Nella finanziaria approvata a fine 2017, dopo un lungo tira e molla tra Ap e Pd, il sussidio di sostegno alla nascita dei figli, 960 euro l’anno, viene erogato alle famiglie residenti in Italia con Isee inferiore ai 25mila euro. La misura, che ha valore triennale, è stata introdotta nel 2015 dal governo guidato da Matteo Renzi. La cifra raddoppia con Isee inferiore ai 7mila euro.

Senza proroga, l’aiuto scadrà automaticamente il 31 dicembre di quest’anno. Un’ipotesi che il governo sembra intenzionato, almeno a parole, a scongiurare. “Sul cosiddetto bonus bebè”, ha assicurato ieri il ministro per la Famiglia, Lorenzo Fontana, è in predisposizione un emendamento governativo”. La misura, ha proseguito l’esponente leghista, confermando comunque che allo stato la proroga non c’è, “ha richiesto una più attenta verifica sulla sua operatività ed efficacia, all’esito della quale si è deciso di presentare, sin dalla Camera, un emendamento governativo che miri a tenere conto, e a superare, talune inefficienze che erano emerse nella precedente versione”.

Staremo a vedere. Nell’attesa, il Pd non si è lasciato sfuggire l’occasione di mostrare ancora una volta la durezza della sua faccia di tona. Dopo aver reso a tempo il sussidio, rischiando persino una crisi di governo con Mano, ieri l’opposizione è insorta: “Il governo dei parolai stoppa anche il bonus bebè. Daremo battaglia per riconfermarlo”.

 

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