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Cosa ci lasciano le Regionali: numeri alla mano, ecco qual è il primo partito italiano

Cosa emerge dal voto delle Regionali? È certamente il più grande sondaggio che si potesse fare, e dunque, numeri alla mano, vediamo come sono cambiate le intenzioni degli italiani. Stando al quadro elaborato dall’Istituto Cattaneo all’indomani delle Regionali 2020, e ripreso dal Corriere, si intuisce che la politica sta mutando ancora una volta. Il Pd risulta essere il partito che incassa più voti di tutti, spodestando così la la Lega che segue a ruota, in flessione. Altro dato significativo è la caduta dei 5 Stelle. La discesa di Forza Italia è più lenta, ma costante, mentre continua a crescere Fratelli d’Italia, che al Sud è il primo partito del centrodestra. “L’area di governo prevale rispetto al centrodestra in un rapporto di 57 a 43”, si legge nell’analisi di Marco Valbruzzi e Salvatore Vassallo.

Rispetto alle Regionali del 2015, in Veneto colpisce l’exploit personale del riconfermato governatore Zaia, che 5 anni fa aveva preso, con la sua lista, circa 427 mila voti (il 23%) e ora più che raddoppia, sfiorando 916 mila voti (44,6%). La lista della Lega (nel 2015 Lega Nord, ora Lega Salvini) tutto sommato tiene (16,9% contro il precedente 17,8). La differenza nel risultato (50,1% nel 2015, 76,8% ora) a favore di Zaia la fanno la lista personale ma anche FdI, che sale dal 2,6% al 9,6% più che compensando il calo di FI, dal 5,9 al 3,6%.

Nel centrosinistra il Pd scende dal 16,6 all’11,9%, ma nel frattempo c’è stata la scissione di Renzi con Italia viva, che però ha preso solo lo 0,6%. Crolla M5S: dal 10,4 al 2,7%. Anche in Liguria a fare la differenza è la lista personale del rieletto Giovanni Toti. In Toscana il partito di Renzi ottiene un risultato apprezzabile (4,5%), ma non determinante per la vittoria di Eugenio Giani. Il Pd, pur mantenendo la guida della regione, scende dal 46,3% del 2015 al 34,7. I 5 Stelle crollano dal 15,1 al 7%. FdI raggiunge il suo miglior risultato nelle Marche, strappando col candidato Francesco Acquaroli la regione al centrosinistra e portando i suoi consensi dal 6,5 al 18,7%.

Anche la Campania conferma il suo governatore, ma questa volta di centrosinistra. E anche qui il fattore personale risalta. Vincenzo De Luca sta al Pd un po’ come Zaia alla Lega. Nella terra di Di Maio e Fico, i 5 Stelle, che avevano il 17%, si ritrovano con il 9,9%. In Puglia il Pd scende dal 19,8 al 17,2%, ma anche qui prevale la figura di Emiliano. Nel centrodestra il primo partito è FdI: con il 12,6% rispetto al 2,4% del 2005 è davanti alla Lega (9,6%). E i 5 Stelle passano dal 17,2 al 9,9%.

Sommando i voti dei partiti nelle sei regioni dove si eleggeva il governatore, la classifica vede in testa il Pd con 1.773.917 voti, seguito dalla Lega con 1.239.778 (ma la lista Zaia vale ben 915.868 voti). Terzo partito FdI, con 951.056 voti, mentre i 5 Stelle scivolano al quarto posto con 660.751. Chiudono la classifica FI (483.174), Iv, che con +Europa prende circa 375 mila voti, e il partito di Toti, Cambiamo, con 141.552 voti.

 

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