Interni

Renzi, i rapporti con l’Arabia Saudita e quella strana battaglia sui servizi segreti

La battaglia di Matteo Renzi per togliere la delega ai servizi segreti a Giuseppe Conte sta assumendo, in queste ore, una luce decisamente diversa. Un racconto che non coincide con quello dato in pasto alla stampa in questi mesi dal Rottamatore, autore della crisi di governo che agita ancora il Paese. E che, secondo Luca Telese, nasconde “un enorme potenziale conflitto di interessi”. Anche perché nel frattempo è cambiato lo scenario internazionale, con la nuova amministrazione americana di Joe Biden che ha tagliato la vendita di armi all’Arabia Saudita, con l’Italia che sta seguendo questa direttrice. Matteo Renzi siede, a Palazzo Madama, proprio alla commissione Difesa. E allora ecco Telese chiedersi, alle pagine di Tpi: cosa voterebbe Renzi se un qualsiasi senatore presentasse un ordine del giorno per attuare lo stop alla vendita di arma all’Arabia Saudita? “La domanda non può avere una risposta scontata dopo la scoperta dei rapporti economici fra il leader di Italia Viva e gli enti sovrani sauditi. E soprattutto dopo che sono diventati noti i rapporti economici (e politici) tra il senatore di Pontassieve e la corona saudita. E – soprattutto – dopo l’intervista entusiastica e buffamente apologetica a ‘my friend, your royal highness’ il principe ereditario Mohammad Bin Salman”.

Telese solleva il tema “di un leader influente (come stiamo vedendo) sui destini di un governo, che ammette alla luce del sole di svolgere una azione di lobbying retribuita da un altro Stato”. Sottolineando come il leader di Italia Viva sia diventato animatore del Forum organizzato dalla Future Investment Initiative (Fii), della quale è parte del board (“pagato 80 mila euro l’anno”). “La Fondazione, tuttavia, non è un organismo indipendente (in Arabia Saudita sarebbe impensabile) anche dal punto di vista formale, dal momento che è stata creata con un decreto del re saudita, Salman Bin Abd al-Aziz Al Sau e fa capo in qualche modo a suo figlio Mohammad Bin Salman”.Senza la crisi, forse, nessuno avrebbe mai scoperto del viaggio di Renzi a Riad, con tanto di precipitoso ritorno a Roma attraverso un costoso volo (La Verità lo ha definito il “taxi volante” spiegando che è costato 28mila euro) messo a disposizione dagli stessi sauditi. E senza nemmeno rispettare la quarantena prima di salire al Quirinale. “Ci chiedevamo – conclude Telese – perché Conte non volesse cedere la delega ai servizi segreti. Mentre la domanda era mal posta: bisognava domandarsi come mai Renzi desiderasse che non la mantenesse lui. Perché in qualsiasi Paese del mondo, una crisi di governo pilotata da un leader che si trova – anche fisicamente – a Riad avrebbe suscitato qualcosa di più di un sentimento di stupore o di inquietudine”.

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