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Renzi corre da solo. Logo, slogan, alleati: lo strappo col Pd si fa sempre più vicino (e prende già forma un futuro ‘alternativo’)

“Questi numeri parlano. Le chiacchiere stanno a zero. Con noi era tornata la crescita. Con loro torna la recessione” scrive Matteo Renzi sui social, ennesimo attacco virtuale al governo dopo i tanti già lanciati dai dem in queste ore. Segue un invito agli italiani a trovare differenze tra il suo esecutivo e quello Conte, con dati che mettono a confronto Pil, consumo delle famiglie, occupati, pressione fiscale. Niente di nuovo, verrebbe da dire a un primo esame superficiale. E invece un dettaglio spicca: non c’è nessun simbolo del Pd nella firma.

Al suo posto, un piccolo logo con la scritta “Renzi!”. E i molti si sono chiesti se non sia proprio questo l’atteso segnale: l’ex premier in campo con una “lista civica nazionale”, quella alla quale molti giornali scrivono stia lavorando in vista delle Europee e di cui forse, ora, si intravedono i primi segnali di vita. Il progetto sarebbe quello di una lista da affiancare al Pd per raccogliere quei consensi che da solo il partito non è ormai in grado di raccogliere.
Un progetto che va avanti in parallelo al sostegno a Marco Minniti, ricorda il Corriere della Sera, e che nasce sotto l’insegna del solo nome di Renzi: come a dire, ecco chi è a portarvi questi voti. In attesa di capire se l’ex sindaco di Firenze si lancerà davvero o se arriverà la frenata, continua intanto la strategia per cercare di limitare l’avanzata di Nicola Zingaretti, che punta spedito ai vertici del partito. I renziano sono convinti che però le distanze si accorceranno presto.A giorni dovrebbero arrivare altri endorsement nei confronti di Minniti, a cominciare da quelli di due governatori: Vicenzo De Luca e Sergio Chiamparino. Intanto Renzi prepara la sua uscita dal Pd, senza far sembrare che si sia trattato di uno strappo violento e senza dare l’impressione di un tradimento. Il come (e il verso dove) saranno studiati meglio nei prossimi giorni. 

Quanto costa non fare niente: il conto (salatissimo) per i no del governo gialloverde, l’allarme degli imprenditori