Rimini Revolution. Ecco come cambia la città della piadina romagnola

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Rimini Revolution. Non può che chiamarsi così l’operazione di rigenerazione e riqualificazione urbana che, da un decennio a questa parte, sta interessando la città di Rimini. Ecco come la città della piadina romagnola ha deciso di cambiare pelle.

Rimini RevolutionRimini Revolution. Ovvero, non più (non solo) piadine, discoteche, stabilimenti super attrezzati e gelato serale. Rimini, da un decennio a questa parte, ha avviato una serie di interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana. Riposizionamento del brand, lo definirebbero gli esperti di marketing. L’obiettivo è lasciarsi alle spalle l’immagine stereotipata della città dell’estate italiana, della piadina romagnola e degli stabilimenti balneari, e ispirarsi il più possibile alle città spagnole della Costa Brava o, ancora meglio, ai modelli di sviluppo delle città scandinave e danesi. Operazione non da poco, la Rimini Revolution. Ogni anno arrivano in città 15 milioni di persone e le 35 mila piccole e medie imprese del settore turistico generano un Pil fra i più alti di tutto il Centro Italia: un risultato costruito in quasi 100 anni di investimenti sul turismo democratico e di massa, fatto di alberghi a mezza pensione, intrattenimento e divertimento a buon mercato. Adesso, però, è tempo di cambiare e di riconvertire ‘intera economia del territorio. Adesso è tempo di Rimini Revolution.

L’autore della Rimini Revolution, Andrea Gnassi

L’autore della Rimini Revolution è Andrea Gnassi, sindaco Pd della città dal 2011, confermato al primo turno nel 2016, dal 2014 anche presidente della provincia di Rimini. La sua rivoluzione è partita dallo stop al consumo di suolo e da un vasto piano di recupero della fogna e dei depuratori. Le 8 mila richieste di nuove costruzioni che Gnassi ha trovato quando è diventato sindaco sono state tutte respinte. Nel frattempo, invece, ha avviato un piano 154 milioni di euro per la costruzione di 45 km di fognature, nuovi depuratori e sistemazione degli scarichi a mare, con l’obiettivo di arrivare entro il 2020 a 148 mila metri cubi al giorno di acque depurate riversate nell’asfittico Adriatico.

Rimini Revolution, waterfront, cultura e arte

La punta di diamante della programmazione di Gnassi rimane però il progetto per il nuovo lungomare di Rimini, 200 milioni di euro per 20 chilometri ininterrotti di palestre a cielo aperto, centri benessere, ristoranti bio e a chilometro zero, oltre 115 chilometri di piste ciclabili. Ci sono poi gli investimenti nel centro città: la riqualificazione di piazza Malatesta, dove sorgerà la nuova arena per eventi collegata col teatro Amintore Galli oggetto di ristrutturazione; il nuovo museo dedicato a Federico Fellini che abbraccerà in un unico percorso multimediale Castel Sismondo e il Fulgor Casa del Cinema; la nuova Arena sull’acqua Ponte di Tiberio, luogo di partenza della via Emilia, per un investimento complessivo di 100 milioni di euro.

Fonte originale principale: Business Insider Italia

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