Economia

Riparte la corsa all’oro tra i timori di un rallentamento dell’economia: in tre mesi prezzo salito ai massimi

Borse in tilt e prezzi dell’oro saliti al top da sei mesi. Il timore di un rallentamento della crescita economica globale fa impennare i prezzi del bene rifugio per eccellenza, che avanza a 1.292,90 dollari l’oncia, il massimo dal giugno scorso. Secondo gli analisti, potrebbe a breve salire a 1.300 dollari e poi a 1.375 dollari, due soglie di resistenza tecnica oltre le quali il costo del metallo giallo potrebbe accelerare ancora, fino a toccare quota 1.550 dollari entro la fine dell’anno. Dai dati del World Gold Council, un’associazione industriale creata nel 1987 dalle principali aziende minerarie aurifere per stimolare la domanda di oro, durante la scorsa estate le banche centrali hanno acquistato nel complesso 148 tonnellate d’oro, il 22% in più rispetto al 2017. Segno che la prospettiva di una nuova crisi globale si sta facendo sempre più tangibile.


Tradizionalmente l’oro è un bene rifugio a cui si ricorre nei periodi di crisi e di instabilità, ma è anche un bene speculativo, soggetto alle fluttuazioni di mercato. La prospettiva di un rallentamento dell’economia globale, tra ottobre e dicembre, ha mandato in tilt le Borse mondiali, indebolito il dollaro e il prezzo del petrolio, fatto schizzare verso l’alto i rendimenti dei titoli di Stato e rafforzato la corsa all’oro, non solo perché l’impennata dei prezzi lo ha reso più appetibile, ma anche perché da diverso tempo le banche centrali lo stanno aggressivamente comprando. Per diversi motivi: perché è un bene rifugio, per rendere più sicure le riserve dei vari Paesi e per cautelarsi dai rischi valutari. L’Ungheria di Viktor Orban è risultata tra le nazioni più attive, decuplicato addirittura gli acquisti nel mese di ottobre, passando da 3 a 31,5 tonnellate nel giro di poche settimane. Lo stesso ha fatto la Polonia, che oggi dispone di 116,7 tonnellate, contro le 13,7 di giugno. Anche Ankara sta facendo incetta di oro: nel terzo trimestre del 2018, mentre la lira turca si svalutava del 25%, la Turchia ha acquistato 18,5 tonnellate d’oro, portando le sue riserve auree oltre quota 258 tonnellate.

Chi però ha avuto uno sguardo al futuro più lungo rispetto le altre nazioni è stata la Russia, che da tempo sta facendo da apripista in questa corsa all’oro. Quest’anno ha comprato in totale 264 tonnellate di oro, di cui oltre 26 tonnellate nel solo mese di luglio. L’anno scorso ne aveva acquistate più di 223 tonnellate. Il 2077 è stato il terzo anno consecutivo in cui la Russia ha aumentato il suo oro di oltre 200 tonnellate in un anno. Ufficialmente la Russia ha superato la Cina, diventando il quinto più grande detentore di riserve di metallo giallo.

Per quanto riguarda l’Italia, le riserve auree della Banca dovrebbero essere stabili a 2.452 tonnellate, per cui il nostro Paese risulterebbe il quarto detentore d’oro al mondo dopo la Federal Reserve, la Bundesbank tedesca e il Fondo monetario internazionale.

 

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