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Salvini attacca, la Caritas risponde: “Venga a vedere cos’è davvero l’accoglienza”

Una lettera aperta al ministro Salvini, pubblicata sulle pagine dell’Avvenire e firmata da Francesco Riccardi per spiegare cos’è e come funziona davvero quella Caritas finita nel mirino della Lega per la gestione dell’accoglienza. Attaccando allo stesso tempo quella macchina della propaganda del Carroccio che “non perde occasione per far gettare al ministro dell’Interno una palata di fango sulla Chiesa e sui tanti cristiani volontari che si occupano di poveri e, dunque, anche di migranti”.

Salvini, rilanciando un articolo di OggiTreviso che annunciava la non partecipazione dalla Caritas ai nuovi bandi per l’accoglienza, aveva commentato su Facebook e Twitter: “La Mangiatoia è finita, chi speculava con margini altissimi per fare ‘integrazione’, spesso con risultati scarsissimi, dovrà cambiare mestiere”. Ecco, allora, la risposta di Avvenire al “ministro che nei tweet alterna mitra e rosario”: “la Caritas negli anni scorsi ha cominciato a partecipare attraverso cooperative sociali a bandi pubblici su richiesta delle Prefetture e dello Stato centrale. Queste, infatti, non erano in grado di assicurare ai richiedenti asilo che arrivavano nel nostro Paese una degna (e sostenibile) accoglienza in strutture pubbliche e con proprio personale”.
“Un intervento in chiave sussidiaria, basato sul presupposto che le Caritas e i soggetti del Terzo settore, grazie alla loro sensibilità ed esperienza sul campo, potessero meglio assicurare l’assistenza necessaria alle persone straniere e soprattutto favorirne l’integrazione in piccoli centri diffusi. Per questo l’amministrazione pubblica – non la Caritas – aveva stabilito un rimborso dei costi complessivi di alloggio, vitto, sorveglianza, corsi di lingua, assistenza psicologica e altri servizi per l’inclusione pari a 35 euro per persona, stabilendo parametri e richieste precise per il loro impiego. Servivano anche a pagare regolarmente personale (soprattutto italiano) specializzato, come psicologi, medici, insegnanti e mediatori culturali”.“Questo fino a novembre 2018. Poi, con una direttiva che ha preceduto il ‘decreto Sicurezza’, la quota di rimborso dei costi è stata ridotta a 21-26 euro al giorno per persona (a seconda della capienza del centro), con l’indicazione di tagliare i servizi di accompagnamento come l’insegnamento della lingua italiana, l’assistenza psicologica (importante per donne e ragazzi che in Libia hanno subito torture e privazioni di ogni genere), le altre attività sociali e di formazione. Le Caritas a questo punto hanno maturato la scelta di non rispondere più ai bandi ridotti a mero servizio ‘alberghiero’ o di gestione ‘simil-carceraria’”.

“Signor ministro, quando parla sui social di ‘mangiatoia», di ‘speculazioni con altissimi margini’, non offende tanto e solo un organismo ecclesiale, la Caritas, ma migliaia e migliaia di persone di buona volontà che in Italia  dedicano il loro tempo ai poveri, insegnano la nostra lingua agli immigrati, li consigliano, cercano di integrarli nelle comunità con i nostri valori irrinunciabili, assistono chi è in difficoltà qualunque colore abbia la sua pelle. Venga a vedere cosa fa davvero una Caritas per gli italiani e gli stranieri. Venga, e si ricrederà”.

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