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Sardegna, la giunta leghista ancora nella bufera: “Qui si fa la moltiplicazione delle poltrone”

Approvare il bilancio non è stata una missione alla portata della giunta regionale sarda guidata dal leghista Christian Solinas. Ma le polemiche continuano a non mancare nell’isola dove mesi fa Salvini spopolava con le sue promesse e dove ora, invece, l’appeal del Carroccio sembra già in picchiata. Nella bufera è finita ora una proposta di legge che concerne “Norme di semplificazione, razionalizzazione e distinzione delle funzioni di direzione politica e direzione amministrativa nell’ordinamento degli enti, agenzie, istituti e aziende della Regione e di altri enti pubblici e di diritto pubblico operanti nell’ambito regionale”.

Stando alle opposizioni, che promettono battaglia, dietro il proposito di razionalizzare e semplificare si nasconderebbe la volontà di riesumare i consigli di amministrazione degli enti pubblici, aboliti con un referendum regionale nel 2012 (nel 2016 la riforma della pubblica amministrazione era poi intervenuta in maniera analoga sulle partecipate). Il consigliere regionale e capogruppo dei Progressisti Francesco Agus ha già parlato di “Poltronificio Solinas”, sostenendo che la nuova giunta abbia fatto della moltiplicazione dei posti uno dei suoi obiettivi.
La legge prevede per una serie di dodici enti locali la nomina di un consiglio di amministrazione che nella maggior parte dei casi è formato da cinque componenti, di cui tre designati dalla Giunta regionale e due in rappresentanza degli enti locali. Agenzie e società pubbliche al momento governate da un amministratore unico. Così, scrive Angus, “aumenterà la spesa pubblica improduttiva di oltre un milione di euro e assegnerà 40 nuove poltrone che non produrranno niente di buono per i cittadini ma consentiranno alla maggioranza di assegnare lauti stipendi a qualche amico”.L’ex sindaco di Cagliari Massimo Zedda aveva sollevato la questione già nelle scorse settimane, scrivendo di una maggioranza leghista che “si propone solo l’aumento del numero delle province da 4 a 8, senza che queste abbiano in cassa un solo euro da spendere per creare sviluppo, senza ulteriori competenze e senza personale, l’unica realtà saranno tante poltrone da assegnare”.

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