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Sardegna, morto capodoglio: 22 chili di plastica nello stomaco. Era una mamma incinta

Un’immagine tremenda che ha scosso tutti: un capodoglio morto nella spiaggia di Cala Romantica, a Porto Cervo. Persino gli scienziati impegnati nell’esame della carcassa sono rimasti di sasso nel trovare tanta plastica, 22 chili per l’esattezza, nello stomaco del cetaceo. Secondo quanto emerge l’animale sarebbe morto per denutrizione. Piatti monouso, un tubo corrugato usato per gli impianti elettrici, le comuni buste per la spesa, grovigli di lenze, sacchi condominiali, persino il contenitore di un detersivo e numerosi altri rifiuti abbandonati in mare hanno ucciso il grande animale marino.

La femmina lunga circa otto metri, portatrice di un feto di due metri e mezzo abortito, ha scambiato il materiale ingerito per cibo rimanendo denutrita e disidratata.

L’associazione Sea Me Sardinia onlus ha lanciato un accorato allarme alla luce di quanto accaduto. Il quantitativo di plastica ritrovato nell’apparato digerente del cetaceo era praticamente intatto e la proporzione tra le dimensioni dell’animale e la plastica ingerita è particolarmente significativa. Quantità così voluminose, hanno osservato gli esperti, vengono solitamente ritrovate all’interno di animali più grandi dell’esemplare relativamente piccolo morto a Porto Cervo.

I vigili del fuoco di Sassari hanno recuperato la carcassa del capodoglio. Gli operatori sono intervenuti in seguito alla richiesta della capitaneria di Olbia.

La sala operativa dei Vigili del fuoco ha inviato la squadra di Arzachena e l’autogru di Olbia con l’ausilio della quale si è potuto prelevare il capodoglio dal porto vecchio di Porto Cervo. L’animale è stato trasportato a bordo di un autocarro in un’area di deposito in cui sono stati eseguiti tutti gli adempimenti del caso che hanno rivelato la tragica complicità dell’uomo.

Se le immagini delle isole di rifiuti nel Pacifico e negli altri oceani hanno fatto il giro del mondo suscitando indignazione nell’opinione pubblica globale, i mari d’Europa non se la passano meglio. I numeri dell’inquinamento da plastiche sono impressionanti: l’Unione europea stima in 100mila le tonnellate che ogni anno finiscono nei mari del vecchio continente, solamente dalle aree costiere.

 

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