Esteri

“La Scozia presto sarà indipendente!”. E riscoppia la guerra con l’Inghilterra

La Scozia non ci sta. Dopo la Brexit, Edimburgo vuole un nuovo referendum per staccarsi (finalmente) dal Regno Unito e diventare indipendente. In questo modo, potranno rimanere all’interno dell’Unione Europea come Stato sovrano. E il leader nazionalista scozzese in una intervista a Repubblica ci tiene subito a sottolineare che nel 2020 si celebreranno i 700 anni della Dichiarazione di Arbroath, pilastro ideologico del nazionalismo scozzese: “È la lettera che gli scozzesi spedirono il 6 aprile 1320 a Papa Giovanni XXII”, spiega con pomposo orgoglio, “e certifica il diritto del nostro popolo di essere una nazione”.

Perché per Blackford conta solo una cosa: “L’indipendenza scozzese. E accadrà presto, vedrete. Dopo quella io non servirò più. E sparirò dalla scena!”. Ian Blackford è fatto così. Cinquantotto anni, pingue, affabile ma sempre tagliente in Parlamento, è il leader del partito nazionalista scozzese (Snp) a Westminster, quello della prima ministra di Edimburgo Nicola Sturgeon. È lui, nella ‘perfida’ Londra, il gonfaloniere del secessionismo della Scozia, sempre più ‘Braveheart’.

Si potrà realizzare presto il sogno di William Wallace, dunque? Perché la nazione della Croce di Sant’Andrea, con la Brexit imminente (31 gennaio), è sempre più ribelle: al referendum nel 2016 votò con uno schiacciante 62 per cento contro l’uscita dall’Ue. Due anni prima, nella consultazione sull’indipendenza scozzese, Blackford e il suo partito nazionalista uscirono invece sconfitti (55,3 per cento per la permanenza in Uk) “ma allora il Regno Unito era in Europa, dove molti di noi volevano rimanere”.

E adesso, cosa cambia? “Adesso Londra sta abbracciando la ferale Brexit, il contesto è radicalmente cambiato. Serve un altro referendum”. Ma proprio l’altro ieri il premier britannico Boris Johnson lo ha escluso, di nuovo, con durezza. Johnson si attiene dunque alla linea portata avanti dal suo predecessore, Theresa May, negando al governo scozzese di indire un secondo referendum e tornare al voto per staccarsi dal Regno Unito. Ma la prima ministra scozzese Sturgeon accusa il premier britannico di mostrare “assoluto disprezzo per i voti, le opinioni e l’interesse del popolo scozzese”.

 

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