Interni

Caso Sea Watch, Malta: “Di Maio non ha deciso nulla: ha ceduto a ricatto della Germania”

Il caso della nave Sea Watch non si placa e, anzi, si arricchisce di un ulteriore inquietante dettaglio. Stando a quando appreso dai colleghi di Tpi, la decisione di accogliere donne e bambini in Italia non è frutto della generosità del governo italiano, ma anzi, deriva da un “ricatto” della Germania e dalle pressioni Ue. È quanto trapela da fonti diplomatiche maltesi contattate da TPI.it. Per partecipare alla ripartizione delle persone salvate, la Germania avrebbe posto la condizione che anche l’Italia accogliesse una quota di migranti, sostiene la fonte.

Anche la Commissione europea ha fatto pressione in tal senso e Conte alla fine ha deciso di accogliere 12 donne e bambine. Solo dopo questo accordo, il vicepremier Luigi Di Maio avrebbe deciso di trasformare la decisione in un “guadagno politico”, rendendo la dichiarazione con cui accettava di accogliere donne e bambini che si trovano a bordo della Sea Watch.

“Le ong hanno chiesto lo sbarco in Italia, ma l’Italia ha detto no. Dopo un paio di risposte negative dall’Italia sono venuti vicino a Malta e noi abbiamo detto no allo sbarco ma sì a ripararsi dal maltempo dentro le nostre acque territoriali”, sostiene la fonte. “Abbiamo detto no allo sbarco perché nel frattempo la Commissione europea stava negoziando la ripartizione di tutte le 300 persone salvate e la Germania ha accettato di prenderne 50 a condizione che anche l’Italia partecipasse alla ripartizione”.

“Francia e Paesi Bassi sarebbero state disponibili ad accogliere entrambe 50 persone senza condizioni, Portogallo, Lussemburgo, Romania e Svezia ne avrebbero presi meno e Malta ne avrebbe finito con accogliere un centinaio. Ma la Commissione europea ha fatto pressione sull’Italia e Conte ha accettato, tutto questo in silenzio, senza tweets di Salvini”.

“Quando ha parlato, Di Maio sapeva che erano già in atto negoziati per la riallocazione e che Malta aveva già preso oltre 200 persone e che Salvini aveva acconsentito a prendere donne e bambini”, aggiunge la fonte. “Ma a quel punto Salvini era costretto a dire che i porti italiani erano chiusi. Tutto questo mentre Conte parlava con Avramopoulos e accettava di partecipare”.

“Gli altri Stati insistevano per la partecipazione dell’Italia perché questi 49 migranti delle ong dovevano avere un porto italiano dall’inizio. Se davvero l’Italia vuole ‘dare una lezione a tutta l’Europa’, come ha detto Di Maio, allora doveva aprire i porti a queste navi ong più di una settimana fa, quando lo avevano chiesto, e partecipare alla ripartizione volontaria che sta coordinando l’Ue da più di una settimana”, prosegue la fonte diplomatica.

“Sembra che il vicepremier non fosse a conoscenza della posizione di Conte, che aveva già informato Avramopoulos che l’Italia si sarebbe aggiunta ai paesi per la ripartizione volontaria dei 300 migranti salvati. Ha deciso di fare questo post pubblico per fare credere agli italiani di aver preso qualche iniziativa. Adesso l’Italia è solo l’ultimo paese, non il primo, a decidere di partecipare alla ripartizione volontaria europea”.

 

Ti potrebbe interessare anche: Una destra anti Salvini, l’appello del Foglio: “Così si salva l’Italia dallo sfascio gialloverde”