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Sgombero CasaPound, la Raggi alla carica: “Basta scrocconi e privilegiati”

Continua a tenere banco il caso CasaPound, dopo la condanna arrivata per nove dirigenti del Miur e dell’Agenzia del Demanio da parte della Corte dei Conti per la questione relativa all’immobile occupato dalla formazione politica di estrema destra. Da quindici anni il movimento ha come sede nazionale un palazzo in via Napoleone III a Roma che non gli appartiene e per il quale non paga alcun affitto. I dirigenti sarebbero responsabili per la mancata riscossione dei canoni di affitto e per omessa disponibilità del bene stesso.

In altre parole, per i giudici il palazzo sarebbe dovuto essere sgomberato da tempo. Questo ritardo lungo 15 anni ha comportato un ammanco dalle casse dello Stato di almeno 4,6 milioni di euro (cifra calcolata secondo i canoni di affitto standard della zona). Un caso sul quale è intervenuta subito Virginia Raggi, rivendicando le proprie posizioni: “No ai privilegi e all’illegalità. No agli scrocconi. CasaPound non può continuare a restare nell’immobile che occupa da 15 anni. L’occupazione di quell’immobile è una ingiustizia nei confronti di tante famiglie che a Roma attendono l’assegnazione regolare di un appartamento”.
La prima cittadina ha ricordato in rete quanto fatto in questi mesi, quando ha più volte invitato il ministro dell’Interno Matteo Salvini a disporre lo sgombero: “Ho fatto di tutto. Non mi sono arresa di fronte a questa ingiustizia ai danni di tutti i romani. Ora finalmente qualcosa si muove. Basta con i privilegi di CasaPound che ha causato un danno alle casse dell’erario per 4 milioni e 600 mila euro.“Quella somma di denaro impressionante – ha concluso la Raggi sempre attraverso il proprio profilo – poteva finire nelle casse pubbliche per realizzare opere o servizi ai cittadini. Ora mi aspetto un segnale forte. Un segnale di legalità e di rispetto delle regole che noi romani attendiamo con forza. Che l’immobile ritorni finalmente alla collettività”.

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