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Sondaggi: sale il M5S, scende ancora la Lega. Partiti sempre più vicini

Si accorciano le distanze tra i partiti. Mentre resta alta la fiducia nel premier Conte, la lotta tra i vari partiti si fa sempre più serrata. Rispetto al mese scorso, i sondaggi registrano una variazione di consenso tra le due forze principali della maggioranza. La Lega cala ancora ma si mantiene in testa con il 24% (-0,3%), seguita dal Pd con il 20,4% (-0,8%), dal M5S con il 18,0% (+1,3%, che registra dunque una bella risalita), da FdI con il 16,3% (+ 0,1%) e da FI con il 7,2% (-0,2%). Tra le forze minori  – riportano i sondaggi del corriere.it – si registra un aumento di Azione di Calenda che passa dal 2,2% al 2,8% e di Sinistra italiana-Articolo1 che passa da 1,8% al 2,3%. Se si dovessero mettere insieme, i tre partiti del centrodestra starebbero al 47,5%, mentre le forze della maggioranza sono accreditate del 43,6%.

L’opposizione, dunque, si avvicina alla maggioranza, riducendo la forbice da 5,2% a 3,9%. “Va sottolineato – evidenzia il Corriere – che l’area grigia dell’astensione e dell’indecisione si mantiene molto ampia e raggiunge il 43,7%, un dato elevatissimo corrispondente a circa 22 milioni di elettori, molto prossimo a quello delle Europee (che tradizionalmente mobilitano meno elettori), laddove alle ultime Politiche l’astensionismo, sommato alle schede bianche e nulle, riguardò 13,7 milioni di elettori”.

Alla luce dei sondaggi odierni, sulla base della platea di quanti si recherebbero alle urne se si votasse oggi (poco più di 28 milioni di elettori), la Lega otterrebbe 6,8 milioni di voti (2,3 milioni in meno rispetto alle Europee), il Pd 5,7 milioni (in flessione di circa 300 mila voti), il Movimento 5 Stelle 5,1 milioni (in aumento di poco più di 500 mila voti), Fratelli d’Italia 4,6 milioni (in aumento di 2,9 milioni) e Forza Italia 2 milioni (in flessione di poco più di 300 mila voti).

“Quindi – conclude il Corriere – forte aumento del partito di Giorgia Meloni, significativo calo della Lega, ripresa del M5S e flessione contenuta e sostanzialmente simile per Pd e FI. Le incognite sono dunque molte: oltre alla suddetta area grigia, la volatilità delle opinioni e la mobilità elettorale. A queste si aggiungono la legge elettorale che verrà adottata e la possibile riduzione degli eletti, nell’ipotesi che venga adottato il taglio dei parlamentari a seguito del referendum costituzionale che è stato indetto per il 20 e il 21 settembre insieme alle elezioni amministrative e regionali”.

 

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