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Azovstal, il generale Camporini: “Può cominciare il dialogo”

La resa dei soldati ucraini asserragliati da quasi tre mesi nella acciaieria Azovstal di Mariupol potrebbe segnare una svolta nella guerra. Secondo diversi analisti, infatti, sarebbe ora possibile per le due parti in conflitto, Russia e Ucraina, sedersi attorno a un tavolo di trattativa per siglare la pace, o almeno un cessate il fuoco temporaneo. La pensa così anche il generale dell’Aeronautica, ora in pensione, Vincenzo Camporini. Il militare è ospite della trasmissione Omnibus su La7 insieme all’ex ministro dell’Interno Marco Minniti. E i due si dicono entrambi speranzosi.

Azovstal, la resa dei soldati ucraini

“Credo che sia molto importante quello che è accaduto e quello che sta accadendo. – dichiara Camporini a Omnibus – Perché nel momento in cui la Russia può dire che Mariupol è conquistata tutta, a questo punto credo che un obiettivo strategico, quantomeno ridimensionato rispetto a quelli originali, Putin possa dire di averlo conseguito. E quindi si possa convincerlo ad accettare un cessate il fuoco per sedersi attorno a un tavolo”.

“Il che non significa che siamo vicini alla pace, per carità. – puntualizza il generale Camporini – Significa comunque che può cominciare un dialogo. Se comincia questo dialogo, poi bisogna verificare quelle che sono le richieste e i compromessi possibili. Compromesso che sicuramente scontenterà tutti. E quindi scontentando tutti andrà bene”, conclude il militare.

“Si tratta di un passaggio cruciale, anche per la prospettiva di un eventuale negoziato. – questa invece l’opinione di Minniti su Azovstal – Per due ragioni. La prima perché la vicenda dei resistenti di Mariupol era diventata simbolicamente molto forte. Se fossero morti tutti quanti, sarebbe diventato un macigno impossibile da superare per qualunque tipo di trattativa. Perché noi possiamo discutere della storia del battaglione Azov, ma tuttavia se quelle persone muoiono perché non intendono arrendersi di fronte all’invasore russo, diventano dei martiri”, conclude l’ex ministro.

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