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Tagli che fanno male: stretta sulle vittime di persecuzioni razziali, è bufera contro i gialloverdi

Stop ai sussidi di Stato per chi ha subito persecuzioni politiche e razziali dal 1938 al 1945. Nel decreto fiscale presentato dal Governo Conte scompaiono, infatti, i 50 milioni di euro destinati ai contributi per perseguitati erogati sin dal 1955 con la Legge Terracini: a 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, Lega e M5S hanno stretto sui contributi di Stato spettanti a chi è stato perseguitato perché di religione ebraica o per motivi politici. A chi, all’epoca bambino, non ha potuto frequentare la scuola, e a chi, più grande, ha perso il lavoro o è stato costretto a emigrare. Dal 1986 il sussidio, in un primo momento concepito per i soli perseguitati politici, è stato allargato anche a cittadini di religione ebraica oggetto di persecuzioni e ai loro discendenti con reddito familiare non superiore a 17mila euro annui.


Il reddito di cittadinanza pentastellato, dunque, nelle intenzioni delle forze di governo val bene il sacrificio di quei gesti riparatori che fino ad oggi hanno garantito indennizzi di circa 500 euro mensili a chi, nato prima del 1945, ha subito discriminazioni politiche o razziali. Allo stato attuale, destinatari del sussidio sono qualche migliaia di italiani, per lo più anziani. L’allarme per il taglio operato dai gialloverdi al fine di reperire fondi necessari a sostenere la manovra fiscale arriva dall’Unione delle comunità ebraiche italiane, preoccupata soprattutto per il valore simbolico di un provvedimento che, con un colpo di spugna, cancella il seppur minimo risarcimento da parte dello Stato per chi ha subito sulla propria pelle il dramma della segregazione e della persecuzione.
“Ripensateci”: lo ha scritto in una lettera, indirizzata al premier Conte, al ministro Tria e al sottosegretario Giorgetti, la presidente dell’Ucei Noemi Di Segni, chiedendo di poter essere ascoltata in Senato durante la fase di discussione della manovra. Ma è corsa contro il tempo: se il decreto fiscale sarà approvato, come nelle intenzioni della maggioranza di governo, prima di Natale, i percettori del sussidio dovranno cominciare a farne a meno già da gennaio 2019.

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