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In Italia torna il terrorismo nero, 4 arresti a Torino. Producevano armi chimiche

Il terrorismo nero torna a preoccupare l’Italia. A Torino quattro persone sono state arrestate per produzione di armi chimiche e tentato omicidio aggravato. Il blitz del Ros dei Carabinieri ha sgominato il gruppo eversivo di estrema destra attivo nel capoluogo piemontese. Le indagini erano partite nel 2018. “Abbiamo raccolto contro di loro elementi significativi” si limitano per ora a dire gli inquirenti che restano abbottonatissimi vista la gravità della vicenda.

La banda produceva nel garage un flacone di ricina, un veleno trovato anche nei laboratori chimici di Baghdad dopo la destituzione di Saddam Hussein. Si tratta di una sostanza resa celebre dalla serie tv Breaking Bad. La banda è composta da giovani tra i 20 e i 24 anni, che gravitavano nel Blocco studentesco, vicino a CasaPound.

Il piano prevedeva che la ricina fosse affidata a un ragazzino di 11 anni che avrebbe dovuto colpire la vittima con un’arma giocattolo. Le indagini hanno seguito la pista degli acquisti su internet di pezzi stampati in 3d per montare una pistola, di semi di ricino e di macchinari per l’estrazione.

La ricina uccide all’istante, al solo contatto con la pelle. I 4 arrestati avevano già tentato di far ingerire la sostanza alla vittima diluendola in un cocktail, ma non c’erano riusciti.

E intanto, per dare l’idea di come il fenomeno sia in fermento, altri 18 imputati davanti alla Corte d’Assise di Chieti, in Abruzzo, dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale, di eversione dell’ordine democratico e di incitamento all’odio razziale. I fatti risalgono al 2014, quando nel corso dell’operazione “Aquila Nera” il Ros dei Carabinieri riesce a smantellare un’associazione di estrema destra, denominata ‘Avanguardia Ordinovista’, costituita dai 18 imputati che richiama gli ideali del disciolto movimento politico Ordine Nuovo.

Secondo la tesi della Procura, il loro obiettivo sarebbe stato quello di compiere “atti di violenza, come attentati a Equitalia, magistrati e Forze dell’ordine, al solo fine di destabilizzare l’ordine pubblico e la tranquillità dello Stato e poi introdursi, tramite un’apparente attività lecita di partecipazione alle elezioni con il partito da loro creato, all’interno dell’ordine democratico quale unica soluzione alla destabilizzazione sociale”, come si legge nelle carte dell’accusa.

A capo di questo grande progetto eversivo ci sarebbe stato anche un ex carabiniere di Ascoli, Stefano Manni, già condannato a 6 anni di reclusione nel processo con rito abbreviato. E tra gli obiettivi dichiarati del gruppo, secondo quanto emerso dalle indagini, ci sarebbero stati i due ex presidenti della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi, la senatrice del Partito Democratico Stefania Pezzopane, il vicesindaco dell’Aquila ed ex procuratore Nicola Trifuoggi e l’allora leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.

L’inchiesta ‘Aquila Nera’, alla fine, si chiuderà con un totale di 44 indagati. Ma di questi, solo in 18, compreso il cuggionese Cozzi, sono stati rinviati a giudizio, anche se il processo stenta a decollare per via dei continui stop.

 

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