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La terza media a 79 anni: “Sento di essere diventata una persona, e non mi fermo qui”

Chi l’ha detto che per prendere il diploma di terza media bisogna essere giovani? Tullia Vaccari è la dimostrazione vivente che anche nella terza età, non è mai troppo tardi per realizzare i propri desideri. La donna in questione è un’arzilla vecchietta che alla tenera età di 79 anni, ha deciso di sostenere a giugno gli esami per prendere la licenza di terza media: “Lo studio è come il sole, mi fa sentire bene – ha raccontato la donna a Repubblica -. E’ una gioia, un piacere. Ora sento finalmente di essere diventata una persona”. Una prova che non rappresenta solo una vittoria personale, ma il riscatto di una vita. Per l’anziana non è stato facile riuscire a portare a termine gli ultimi mesi di scuola, con la didattica a distanza. Ma la signora Vaccari non è una che si arrende facilmente, visto che non è nuova a questo tipo i imprese. In passato infatti, Tullia ha imparato ad andare in bicicletta a 40 anni, nonché l’anno seguente non contenta, decise di prendere anche di sostenere l’esame di scuola guida per prendere la patente auto.

Prima di intraprendere il percorso di studi presso il Cpia Roma 1 (Centro provinciale di istruzione per adulti), non lontano da casa sua nel quartiere di Tor Pignattara a Roma, Tullia non aveva passato un singolo giorno in classe. La quinta elementare ce l’ha, ma l’ha conseguita negli anni ’80, già da adulta, basandosi su pochissime nozioni da autodidatta. “La licenza elementare mi venne richiesta quando avevo intenzione di aprire un negozio, ma l’esame fu solo una formalità, non ho imparato niente”, ha ricordato l’anziana. In quella che sembra un’Italia lontana anni luce, la signora Vaccari era tra coloro che all’anagrafe pagavano 200 lire per farsi compilare le carte da chi sapeva leggere e scrivere.
L’infanzia di Tullia

Tullia nasceva nel 1941 a Fuscaldo, provincia di Cosenza, da una famiglia poverissima. All’età di 4 anni è stata “data via” dalla madre per andare a fare la servetta in casa di alcuni nobili del posto. “Ero così piccola che mi facevano infilare sotto ai letti per spolverare – ha raccontato la Vaccari -. Andavo a fare la spesa, ma se vedevo una campana disegnata a terra mi fermavo a giocare e perdevo la cognizione del tempo. E quante botte mi davano quando tornavo in ritardo!”. I vestiti sempre lisi, la violenza dei suoi tutori, i pasti apparecchiati su una sediola che era costretta a utilizzare come tavolino, l’infanzia strappata. “Ormai, a loro, perdono tutto – ha proseguito la donna – tranne il non avermi mandata a scuola. L’ho capito solo adesso, mi tenevano ignorante apposta, per farmi ubbidire. Ma sono sempre stata una ribelle”. Tanto che, a 11 anni, scappa dal paese alla volta di Roma, la sua “città del cuore”, che non ha più lasciato.Una vita di sacrifici e lavoro quella di Tullia, che dalle pulizie, alla fabbrica, fino alle vendite porta a porta, non si è mai fermata un giorno pur di mantenere i suoi tre figli. Poi, due anni fa quasi per caso, chiedendo informazioni a una scuola elementare del quartiere, la quasi ottuagenaria scopre il Cpia e decide di rimboccarsi le maniche, con l’obiettivo di conseguire la licenza media. “Ero l’unica italiana, e l’unica anziana – ha detto la donna di terza età- ma i professori, in particolare quello di lettere, mi hanno subito fatta sentire accolta”. Poi si è messa di mezzo la pandemia, e così Tullia si è dovuta reinventare di nuovo e adattarsi alla didattica a distanza. In soccorso all’anziana il suo docente di italiano, il prof Piero Schiavo, che ha creato per lei una didattica a distanza, “analogica”. I compiti, invece che sul registro elettronico, le arrivano via posta.“Non vedo l’ora, ma già penso al domani. Voglio continuare a studiare”, ha detto la signora -. Essere ignoranti è come non avere una parte del corpo. Vorrei dirlo ai giovani che lasciano la scuola. Non sapete il male che vi state facendo”.

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