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Torna libero il boss Carminati: Bonafede manda gli ispettori

Dopo 5 anni e 7 mesi Massimo Carminati detto “Il Nero” è tornato in libertà. Il tutto a soli 4 giorni dalle motivazioni della Corte di Cassazione sull’inchiesta Mondo di Mezzo. Dopo tre rigetti da parte della Corte d’Appello, l’istanza di scarcerazione per scadenza dei termini di custodia cautelare presentata dagli avvocati Cesare Placanica e Francesco Tagliaferri è stata accolta dal Tribunale della Libertà. Una notizia che ha scatenato polemiche e fatto drizzare le antenne del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede.

Bonafede ha delegato l’ispettorato generale del ministero della Giustizia a svolgere i necessari accertamenti preliminari in merito alla scarcerazione. “Non può ritenersi che la condanna nei confronti di Carminati in relazione ai due capi di incolpazione sia divenuta irrevocabile” ha scritto il Tribunale. “In tal senso depone anche la pronuncia della Suprema Corte di Cassazione che in relazione ai titoli in esame non statuisce la definitività”.
I giudici hanno poi aggiunto: “Va osservato che la pronuncia di annullamento della Suprema Corte in parte limitatamente al trattamento sanzionatorio, in parte in punto di responsabilità, ha comportato la regressione del procedimento alla fase di appello, con evidenti conseguenze sia sotto il profilo dell’allungamento dei tempi processuali sia sotto il profilo strettamente cautelare. Alla regressione del procedimento alla fase di appello ha conseguito sotto il profilo cautelare una nuova decorrenza del termine di fase a partire dal provvedimento di annullamento”.La sentenza della Cassazione arrivata a ottobre aveva previsto per l’ex Nar Carminati e per Buzzi, presidente della cooperativa 29 giugno, un processo d’appello bis per il ricalcolo delle pene alla luce della declassazione del reato in associazione a delinquere semplice. Erano 32 gli imputati giudicati dalla sesta sezione penale della Cassazione, 17 dei quali avevano condanne per reati di mafia. L’accusa chiedeva la conferma per tutti, ad eccezione del benzinaio di corso Francia, Roberto Lacopo, condannato a 8 anni in appello, per il quale si è chiesto un nuovo processo.

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