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Travaglio: “A Di Maio basta evocare la crisi di governo e Salvini torna a cuccia”

Marco Travaglio commenta la situazione tra Di Maio e Salvini all’indomani della battaglia sul Tav Torino-Lione, una partita che, scrive il direttore del Fatto Quotidiano, “non è affatto finita, anzi è appena cominciata”, perché “nessuno ha ancora vinto né perso”. Quello che è cambiato è l’equilibrio nei rapporti fra alleati, M5S e Lega. Ma a questo siamo ormai abituati, è un continuo gioco di do ut des, dall’inizio. Si sono spartiti poltrone, dirigenze, incarichi, ministeri. E poi hanno inciuciato per salvare Salvini in cambio di questo rinvio del Tav.

Secondo Travaglio “è bastato che Di Maio & Co. evocassero la crisi di governo e Salvini è subito tornato a cuccia, retrocedendo dal tonitruante ‘nessuno stop ai bandi’ dell’altroieri al ‘farò di tutto perché il Tav si faccia’ di ieri”.

“L’ipotesi di nuove elezioni, che lo riporterebbero tra le grinfie putrescenti di B. e scaterenerebbero il ‘liberi tutti’ dell’Aula del Senato nel voto sul processo Diciotti l’ha spaventato a morte, ha scoperto il suo bluff e l’ha indotto a più miti consigli. Il che dimostra che si poteva votare l’autorizzazione a procedere senza danni collaterali”.

“Perché anche il tracimante Salvini, quando incontra un argine, si ferma”. Secondo Marco Travaglio, “da ieri è ufficiale che il voto non terrorizza solo il M5S declinante nei sondaggi: anche Salvini non lo vuole prima di aver portato a casa qualcosa di utile e sa che il ritorno ad Arcore gli costerebbe 7-8 punti nei sondaggi”.

Una lettura, questa, abbastanza condivisa dagli altri commentatori. Insomma, quel che è chiaro, però, è che di interesse politico, o interesse per l’Italia qui c’è davvero poco. L’unico interesse, per Lega e Movimento 5Stelle è raccattare punti nei sondaggi e continuare questa odiosa campagna di comunicazione. Un governo che comunica e non fa, attualmente è questo il vero problema del Paese.

Un Paese bloccato, con cantieri che non partono, dati economici che ci mettono in fondo a ogni classifica, la crescita a zero, il Pil fermo, l’isolamento internazionale dopo le battaglie farlocche con gli altri Stati membri… Un Paese allo sbando insomma, dove ad affiancare la crisi economica e del lavoro, si aggiunge un imbrutimento generale, un odio diffuso e le parole “scuola”, “cultura” e “musei” scomparse completamente dalla narrazione.

 

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