Esteri

Trump minaccia l’Europa: “Prendete 800 combattenti Isis o li libereremo”

Trump ha chiesto agli alleati europei di farsi carico di oltre 800 combattenti dell’Isis catturati in Siria e di processarli. Il presidente degli Stati Uniti lo chiede “a Gran Bretagna, Francia, Germania e agli altri alleati europei”, compresa l’Italia dunque. In un tweet il capo della Casa Bianca ricorda che il “Califfato è prossimo a cadere” e che i soldati americani “si apprestano a ritirarsi dalla Siria dopo una vittoria al 100 per cento sul Califfato”.

Nel caso in cui l’Europa non si facesse carico degli ultimi jihadisti “saremo costretti a rimetterli in libertà”, minaccia Trump. E questa minaccia, ora, sta agitando l’Europa intera alla viglia delle elezioni.

“Gli Stati Uniti non vogliono vedere che questi miliziani Isis entrino in Europa, che è dove prevedibilmente andranno. Noi americani facciamo così tanto, e spendiamo così tanto. Ora è arrivato il momento che altri si facciano avanti e facciano quello che sono capaci di fare”, conclude il presidente statunitense. Il 19 dicembre scorso Trump aveva annunciato il ritiro dalla Siria delle truppe statunitensi che combattono l’Isis come parte della coalizione che sostiene le milizie curdo-arabe.

Gli Usa hanno ancora 2mila soldati schierati in Siria con il compito di combattere lo Stato islamico e negli anni hanno fornito il loro aiuto alle milizie curde e arabe note come Forze democratiche siriane (o SDF), appoggio che la Turchia non ha mai approvato.

In un’intervista Jospeh Votel, il generale alla guida del Comando centrale Usa (Centcom), si dichiara non d’accordo con la decisione di Trump di ritirare le truppe americane dalla Siria, sottolineando che l’Iran è la maggiore minaccia per la pace in Medio Oriente. “Non avrei suggerito al presidente” il ritiro, dice Votel, precisando che “eliminare il califfato non è abbastanza per la sconfitta dell’Isis”.

Anche dopo il ritiro dalla Siria, tuttavia, gli Usa manterrebbero una presenza considerevole nella regione: gli Stati Uniti infatti hanno ancora più di 5mila soldati stanziati nel vicino Iraq e da lì Washington potrebbe comunque continuare a lanciare attacchi aerei contro la Siria.

 

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