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Un fantasma di nome Borgonzoni: la campagna in Emilia-Romagna la fa sempre e solo Salvini

C’è un dettaglio che, a chi segue da vicino la campagna in corso in Emilia Romagna per le prossime Regionali, non è sicuramente sfuggito. Matteo Salvini ha preso in mano saldamente il comando delle operazioni, lanciandosi nell’ennesimo, appassionato viaggio di città in città nel tentativo di racimolare fino all’ultimo voto. È stato a Modena e a Bologna, subendo l’ira del popolo delle “sardine” che si è radunato in piazze alternative per manifestare il proprio dissenso. Poi ha visitato uno zuccherificio a Minerbio, delle aziende, infine si è concesso un brindisi nel locale dell’ex attaccante della Nazionale Luca Toni. E Lucia Borgonzoni? 

Già, la domanda viene spontanea. Quella che dovrebbe essere la candidata del blocco di centrodestra al ruolo di governatrice è al momento più un’ectoplasma che una vera e propria presenza. Ok affidare a Salvini, il leader maximo nonché indiscusso trascinatore, un ruolo di primo piano nella delicata rincorsa a una Regione storicamente sempre legata alla sinistra. Ma la sensazione è che quella che doveva essere se non la protagonista almeno la comprimaria sia diventata un’attrice di secondo, forse anche terzo piano.
La Borgonzoni non era infatti a Carpi né a Modena, né tanto meno a Minerbio. Parteciperà a un confronto su Rai 3 con Stefano Bonaccini. Ennesimo paradosso: lei, la candidata in loco, vola in tv, mentre il capo Salvini batte il territorio. La strategia è chiara: l’ex ministro dell’Interno gestisce la Lega come partito monocratico, plasmato a sua immagine e somiglianza. Lui parla, lui decide, lui agisce. Gli altri devono limitarsi a osannarlo e ripeterne a pappagallo i dogmi. Esattamente come faceva, per dire, Berlusconi in Forza Italia, nonostante il Carroccio si presenti come superamento delle vecchie logiche partitiche, a quanto pare mai così attuali.Una strategia che, però, ha anche degli evidenti limiti. Perché al netto della popolarità di Salvini, il candidato ne esce puntualmente sminuito e finisce per mostrarsi incerto, poco preparato. E così la Borgonzoni, in uno dei suoi rari interventi, è incappata nella gaffe della promessa di ospedali aperti tutta la notte, realtà già esistente in Regione e di cui non era evidentemente al corrente. Su Twitter, il profilo della Lega ha addirittura storpiato il suo cognome, chiamandola Bergonzoni. Segno evidente di come, nel partito, nessuno le stia dando peso.

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