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Baby bulli pro-Trump contro gli indiani d’America: il video fa il giro del mondo

Un uomo solo il suo tamburo e la sua protesta. Circondato da un gruppo di studenti, con i cappelli rossi del trumpismo: “Make America Great Again”. A Washington è andato in scena il weekend delle marce: gli anti-abortisti “pro-life” e, il giorno dopo, le attiviste della “Women’s march”. Poco lontano dal gradini del Lincoln Memorial, dove comincia il Mall, la lunga striscia di parco che arriva fino a Capitol Hill, si ritrova un gruppetto di “nativi”, i discendenti degli Indiani d’America per la “Indigenous people’s march”. Nathan Phillips è il leader: 64 anni, del Michigan, vedovo, una figlia. È uno degli anziani della tribù degli Omaha, ha combattuto in Vietnam, è stato leader della “Native Youth Alliance”, ed è tuttora il custode di una “pipa sacra”, lo strumento rituale che connette la realtà fisica e il mondo spirituale.

Ogni anno Nathan è l’organizzatore di una cerimonia nel cimitero di Arlington per onorare i soldati nativi morti con la divisa degli Stati Uniti. Ma a un certo punto, venerdì, Nathan e gli altri sono stati sommersi dalle urla e dalle risate di un folto gruppo di studenti della Covington Catholic Hingh school, arrivati nella capitale per partecipare alla marcia “pro-life”.

C’è un video, subito tra i più cercati in rete, che documenta la scena: i ragazzi circondano i nativi All’inizio battono ritmicamente le mani, sembrano quasi simpatizzare con loro. Ma non è così. Ora gridano, li prendono in giro, sghignazzano, è la logica del branco: sono almeno un centinaio. Nelle immagini si vedono solo maschi che si spalleggiano, si fomentano l’uno con l’altro. Sono piccoli bulli, provocatori fomentati dalle campagne di Trump.

L’inquadratura si stringe su due figure: Nathan continua a cantare un antico inno, battendo sul tamburell, un giovane gli si para davanti e non si muove. Fissa Nathan con un sorrisetto strafottente. “Me la sono vista brutta, mi sono trovato in una situazione di pericolo. Se avessi fatto un altro pasto avanti avrei urtato quel ragazzo. Probabilmente era quello che stavano aspettando tutti gli altri per saltami addosso”, ha poi raccontato Nathan in un’intervista alla Cnn.

“Ho provato paura non tanto per me, ma per questi giovani, per il loro futuro, il loro spirito, per quello che vogliono fare a questo Paese. Quello che stanno facendo non è rendere l’America di nuovo grande, ma lacerare il nostro tessuto connettivo”.

Laura Lerner, portavoce della scuola cattolica di Covington, ha diffuso una nota di scuse: “Condanniamo l’azione dei nostri studenti nei confronti di Nathan Phillips nello specifico e contro i nativi americani in generale.  Porgiamo le nostre più profonde scuse al signor Phillips. Questo tipo di comportamento è opposto agli insegnamenti della China sulla dignità e il rispetto della persona”.

“Ci sarà un’inchiesta sull’intera vicenda e prenderemo le misure adeguale, compresa l’espulsione” La clip ha permesso di identificare diversi studenti: la scuola starebbe accertando anche le responsabilità di due adulti che accompagnavano i ragazzi. Anche loro con il cappellino pro Trump.

 

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