Esteri

Usa, immagini choc: profughi al confine marchiati con numeri sulle braccia

Dagli Usa arrivano immagini choc: numeri scritti sulle braccia degli immigrati e bimbi marchiati con un numero sulla pelle come i prigionieri ebrei nei campi nazisti. È quanto sta accadendo a Ciudad Juàrez, lungo la frontiera tra Messico e Stati Uniti. La vicenda è cominciata alla metà di ottobre, quando centinaia di immigrati centroamericani non legati alla Carovana – si sono concentrati sui tre ponti internazionali Santa Fé, Saragoza e Santa Teresa che collegano Juàrez alla gemella El Paso, situata dall’altra parte del confine, quella statunitense. Giorno e notte, i profughi attendevano all’aperto, nonostante la temperatura rigida, il turno per presentare domanda di asilo.

Senza mai muoversi neanche di un metro, nel terrore di perdere il posto. “Tanti, soprattutto i più piccoli e le donne incinte, iniziavano ad ammalarsi. La maggior parte veniva da nazioni calde, mentre da noi già in autunno la temperatura è molto bassa”, racconta padre Javier Calvillo, sacerdote gesuita e direttore della Casa del migrante di Juàrez.

Sulle prime, le autorità hanno cercato di sgomberare i centroamericani. Ogni intento, però, s’è scontrato con la determinazione dei profughi, decisi a conservare la propria posizione per non perdere la possibilità di chiedere asilo. Alla fine, dopo un confronto serrato con i funzionari Usa, i messicani hanno trovato un compromesso: ogni aspirante rifugiato avrebbe potuto attendere il proprio turno in un rifugio caldo e protetto. La Casa del migrante, appunto. “Quando ce lo hanno chiesto, abbiamo subito aperto le porte”.

A garantire l’ordine di arrivo, sarebbe stato un numero. “Potevano averlo scritto su un foglio o con un timbro sul braccio. Tanti hanno scelto la seconda opzione nel timore di smarrire il prezioso documento. So che da altre latitudini si può fare fatica a crederlo, ma per gli immigrati quel numero disegnato addosso rappresenta una via di salvezza. È la loro unica possibilità di scavalcare il muro statunitense”.

Oltretutto, da quando è entrato in funzione il sistema con il timbro, s’è ridotta l’attesa media per l’appuntamento con gli incaricati di ricevere la richiesta. I funzionari di El Paso si sono impegnati a ricevere 60 persone al giorno dal lunedì al venerdì, e 15 nel fine settimana. “Così non si va oltre i sei giorni”, conclude padre Javier. Il “muro legale” costruito da Washington impedisce alla Carovana anche solo di presentare domanda d’asilo negli Usa.

Per ottenere un appuntamento con i funzionari Usa ci vogliono quattro, cinque mesi d’attesa. Il che ha spinto molti carovanieri a staccarsi dal gruppo per cercare altre strade. Una comitiva di un centinaio di persone ha deciso di spostarsi a Ciudad Juèrez, nonostante le temperature rigidissime e la violenza, dove la fila è ridotta.

 

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