Giustizia

“Hanno svuotato anche il conto del papa”. Vaticano, l’inchiesta rivela l’impossibile

Un documento straordinario di 59 pagine solleva il sipario sul sistema di corruzione che ha travolto il Vaticano. Onnipotenti e rapaci, hanno architettato operazioni diaboliche per depredare la Santa Sede e messo persino le mani sul conto riservato di Francesco, il più protetto delle casse vaticane.Un vero e proprio assalto alle finanze vaticane, un “sacco” come quelli del Medioevo: 454 milioni di euro, cifra da capogiro. Come ricostruisce Floriana Bulfon su Repubblica, “l’indagine parte dal grande scandalo dell’Immobile di Londra attorno a cui si muove una folla di monsignori, broker, avvocati d’affare e dove Papa Bergoglio rimane una macchia bianca circondata da anime nere che lo hanno tradito”.

La sintesi degli Inquirenti è sconvolgente: “La Segreteria di Stato finanzia l’operazione londinese con linee di credito del Credit Suisse e della Banca della Svizzera Italiana per 200 milioni di dollari garantiti attraverso la costituzione del pegno di valori patrimoniali posseduti dalla Segreteria dl Stato e rinvenienti nelle donazioni dell’Obolo di San Pietro”, ossia dei fondi per le elemosine “messi a servizio delle speculazioni per importi ancora indefiniti che possono arrivare fino 454 milioni di euro”.

Nell’affare vengono coinvolte “tante società di cui non è possibile conoscere i finanziatori”. Ci sono personaggi che si rivestono d’oro. L’avvocato Nicola Squillace dello studio Libonati Jaeger riceve “200mila euro per un generico incarico di consulenza legale, oltre 150 mila per una serie di professionisti da lui indicati. E subito dopo emette un’altra fattura da 361 mila euro. Il Vaticano non paga. Ma lui supera l’ostacolo, e attraverso questo giochetto, dunque, non solo l’avvocato Squillace, con la complicità di Torzi riesce ad aggirare il veto, ma addirittura a farsi corrispondere 17 mila euro in più. Complessivamente ben 711 mila euro sono inghiottiti da consulenze inspiegabili”.

Tirabassi e monsignor Perlasca si infilano persino nel Fondo Discrezionale di Ubs creato nel 2015 per le spese discrezionali del Santo Padre e dallo stesso autorizzate. “Da lì prendono 20 milioni di sterline per Torzi. Che fattura 5 milioni come consulenza per altre operazioni immobiliari proposte ai monsignori: un hotel a Milano in zona San Siro, un palazzo in Piazza Cavour, uno sulla 5th Avenue di New York, un hotel per l’Expo di Dubai”. Ma non è tutto. Dalla rogatoria emerge un fronte nuovo e assai torbido di investimenti pontifici nella sanità. “Il Vaticano si lega a una cooperativa, la Osa, che ottiene un contratto record dall’ospedale pediatrico Bambino Gesù. Affidato a un soggetto che viene segnalato “per forti legami e ambienti e persone della camorra pugliese”. Povero papa Francesco.

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