Economia

L’allarme di Visco: “Ecco come l’Europa perderà anche l’unione monetaria”

Il governatore di Bankitalia e componente del consiglio governativo della Bce, Ignazio Visco, è convinto più che mai che “l’Europa deve raggiungere l’unione fiscale se non vuole mettere a rischio anche quella monetaria”. È soltanto una questione di tempo, e Visco non ha esitato a ribadirlo anche ieri presentando il suo ultimo libro “Anni difficili” a una platea di studenti e docenti della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. L’unione fiscale in Europa “prima o poi ci dovrà essere”.

Perché senza questo passaggio, che non potrà tardare, “sarà difficile mantenere l’Unione monetaria”, ha risposto Visco ad una domanda nel corso della presentazione. Si tratterà, però, “di gestire un debito pubblico comune”. E per questo, è evidente, “ci vuole una scelta politica”, ha puntualizzato il governatore che ha ben presente come la pensano i tedeschi e Angela Merkel e più nel dettaglio i “falchi” della Bce portatori delle tesi dell’Europa del nord.

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco a Roma il 14 novembre 2012. L’incontro tra i vertici dell’Abi e il governatore della Banca d’Italia Visco di oggi è stato “molto approfondito e di forte soddisfazione”: lo ha detto all’ANSA il neopresidente Antonio Patuelli precisando che “abbiamo avuto conferma dai vertici di Bankitalia della stabilità del mondo bancario italiano”ANSA/CLAUDIO PERI

Inevitabile, dunque, guardarsi alle spalle. “Se ci fu un errore quando siamo entrati nell’Unione monetaria – ha spiegato – è stato proprio “non pensare di mettere in comune il debito, questo non per far pagare ad altri i nostri peccati, la principale preoccupazione dei tedeschi”. L’obiettivo sarebbe ben altro e porterebbe vantaggi a tutti, mercati compresi, secondo lo schema del governatore.

“È necessario immaginare qualche meccanismo diverso per mettere insieme un nucleo del debito pubblico dei diversi Paesi, lasciando la parte residua a carico dei singoli Stati”. In tal modo, ha spiegato ancora Visco, un nucleo di debito andrebbe anche a finanziare gli investimenti pubblici europei e una gestione accorta della parte residua permetterebbe di ridurre gli oneri per interessi.

 

Tutto ciò sarebbe utile per “convincere i mercati che la parte comune ha un rating tripla A e quella residua ha un tasso di interesse minore” rispetto a quello che avrebbe normalmente. Le crisi bancarie in Italia? La Germania ha speso 60 miliardi per “salvare il sistema bancario cosa che è stato impedito a noi dopo”. Il nodo da sciogliere sono le contraddizioni dell’Europa. “Non siamo una federazione ma un insieme di Paesi con sistemi bancari e sistemi industriali diversi dove la discussione politica è complessa”.

Dunque, la mancanza di unità dell’Europa ha limitato le politiche reflazionistiche dopo la crisi finanziaria globale, politiche attuate invece negli Usa e in Cina. A bloccarlo in Europa fu sempre “l’incubo della Germania” di dover pagare i costi per un’eccessiva spesa pubblica di altri stati. Qualcosa che non si è puntualmente mai visto. E anche la Germania lo sa bene. Funzionerà la ricetta di Visco? Quanto ci vorrà prima di vederla attuata?

 

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