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Zalone razzista? Macché. In Tolo Tolo gli unici buoni sono gli africani

Aveva scatenato polemiche a non finire il trailer dell’ultimo film di Checco Zalone, quel Tolo Tolo finito nel mirino della critica, accusato da un lato di razzismo e dall’altro subito difeso a spada tratta da Matteo Salvini, che aveva addirittura avanzato la proposta di premiare il comico con la nomina a senatore a vita. E chissà, però, se il leader della Lega ha poi davvero visto l’intera pellicola, un’opera dai toni decisamente diversi da quelli che si potevano intuire in quel piccolo scorcio diffuso nei giorni scorsi.

Sì perché il sospetto, ora che Tolo Tolo è arrivato in sala, è che tutto sommato quella piccola anticipazione fosse stata montata ad arte per mettere in subbuglio il panorama politico italiano, che anche in quest’occasione ha mostrato lo scarso intuito dei propri esponenti. Al centro dell’ennesima, scanzonata avventura cinematografica di Checco Zalone c’è infatti la fuga in Kenya di un italiano che, evasore fiscale, si rifugia in Africa per non finire in carcere.
Si va avanti con scorci stupendi del Paese africano ma soprattutto con una dicotomia evidente, precisa: quella tra i famigliari di Zalone, che dandolo per morto esultano festosi al solo pensiero di ereditarne il tesoretto, e un popolo keniota costretto a fare i conti con le difficoltà quotidiane, il terrorismo, la povertà, ma che va avanti senza mai perdere il sorriso e la voglia di aiutare il prossimo. Circondato da resort dove ricchi turisti del Bel Paese, con l’aria spocchiosa, si godono il relax in riva al mare.C’è spazio anche per il personaggio di una donna forte, Idjaba, che salva gli uomini. E per un po’ di satira politica, con un arrampicatore sociale che arriva a vestire i panni prima del ministro degli Esteri e poi del premier (qualcuno ha detto Salvini?). Insomma, tutto fuorché un film di destra, discriminatorio, razzista. E chissà se i leghisti, dopo averlo visto, saranno ancora convinti di voler nominare Zalone senatore a vita.

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