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Ucraina, Zelensky accusa Germania e Ungheria: “Petrolio russo sporco di sangue”

Volodymyr Zelensky punta il dito contro tutti quei Paesi europei che non vogliono rinunciare al gas e al petrolio russo. Il presidente ucraino cita espressamente la Germania e l’Ungheria, colpevoli a suo dire di comprare petrolio sporco del sangue della sua gente. Intervistato dallemittente britannica Bbc, Zelensky ricorda pure con commozione e rabbia i massacri di Bucha e Mariupol.

Zelensky e Putin

Quanto accaduto a Bucha potrebbe bloccare i colloqui di pace con la Russia, afferma Zelensky spiegando che “non si tratta di me, ma della Russia. Non avranno molte altre possibilità di parlare con noi”. Della sua visita nella città alle porte di Kiev teatro di una strage, il presidente ucraino racconta di aver “sperimentato l’intero spettro delle emozioni”, concludendo la giornata con “nient’altro che odio verso l’esercito russo”. Per quanto riguarda Mariupol, invece, “è distrutto il 95% degli edifici di una delle più grandi città non solo dell’Ucraina, ma dell’Europa, con 500mila abitanti. Quante persone siano state uccise e quante siano ancora là nessuno lo sa”.

Zelensky accusa i Paesi europei di continuare ad acquistare petrolio e gas russo e di “guadagnarsi i propri soldi nel sangue degli altri. Non capiamo come si possa fare soldi senza sangue. Purtroppo è quello che alcuni Paesi stanno facendo, i Paesi europei”, il presidente ucraino punta il dito contro Germania e Ungheria. “Per esempio l’embargo di petrolio credo che sia uno dei temi chiave e noi sappiamo che è stato bloccato da Germania e Ungheria”, accusa apertamente i due governi.

“Alcuni dei nostri amici e partner capiscono che ora è un momento diverso, che non è più una questione di affari e denaro, ma che è una questione di sopravvivenza. – prosegue Zelensky – Abbiamo bisogno di combattere oggi e abbiamo bisogno di armi oggi. Non possiamo aspettare che questo o quel Paese decida di darcele o vendercele. Gli Stati Uniti, il Regno Unito e alcuni Paesi europei stanno cercando di aiutarci e ci stanno aiutando. Ma abbiamo bisogno di armi prima e più velocemente. La parola chiave è ‘adesso’, perché stiamo combattendo adesso, non domani o dopodomani. E quanto durerà dipende da questo equipaggiamento”, conclude.

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