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Viaggio su Marte: quanto cibo serve per sopravvivere? L’esperimento dell’ESA con Paolo Nespoli

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Quanta energia serve per andare su Marte? Arriva lo studio

Il viaggio su Marte è sempre più vicino grazie al contributo dell’ESA. I ricercatori dell’European Space Agency sono impegnati in un curioso quanto indispensabile studio per il buon esito delle prossime missioni spaziali. Stanno infatti calcolando l’energia necessaria agli equipaggi per sopravvivere sulle navicelle che in futuro si dirigeranno verso il Pianeta Rosso e anche più in là.

La ricerca è tutt’altro che facile visto che richiede molte misurazioni accurate per un periodo di 10 giorni al fine di calcolare il dispendio energetico totale degli astronauti. Oggi lo studio si tinge di tricolore dato che il suo decimo e ultimo protagonista è proprio Paolo Nespoli. L’astronauta italiano è partito alla fine di luglio con la missione “Vita” alla volta della Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

Quanto deve mangiare e bere un uomo per affrontare al meglio un viaggio extraplanetario? Gli scienziati puntano a trovare una risposta alla delicata domanda sfruttando nell’esperimento il laboratorio orbitante dell’ISS, così da misurare l’energia utilizzata dagli astronauti a bordo nell’arco di tempo prefissato.

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La “dieta ferrea” di Paolo Nespoli per il viaggio su Marte

Per il buon esito dell’esperimento l’astronauta italiano dovrà conformarsi a precise direttive in fatto di alimentazione e non solo. L’Esa informa che per prima cosa è tenuto ad indossare al mattino un’apposita maschera per la respirazione. Questa misurerà sia la quantità di anidride carbonica da lui prodotta che quella di ossigeno consumata. La registrazione dei 2 valori consentirà di calcolare l’energia utilizzata dal corpo per assolvere le funzioni di base in stato di riposo.

Prima di fare colazione Nespoli dovrà inoltre bere un bicchiere di acqua arricchita da oligoelementi. Questi sono importanti non tanto per la sua salute in senso stretto in certe condizioni, ma perché dal monitoraggio della loro eliminazione con le urine gli scienziati potranno risalire, attraverso i calcoli, al dispendio totale di energia.

Paolo dovrà consumare una colazione standard e utilizzare la maschera di respirazione per le 4 ore seguenti. Sarà possibile risalire così all’energia impiegata dall’organismo per digerire e assimilare il cibo. Per conoscere quella utilizzata per l’attività fisica, egli dovrà indossare per l’intera durata del test un rivelatore sul braccio, il quale determinerà il tempo e l’intensità delle attività svolte.

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L’importanza dell’esperimento “spaziale”

Quando si parla di viaggio su Marte si tende a pensare erroneamente che il problema principale sia quello di dotarsi di una sofisticata strumentazione tecnologica che lo consenta. Seppur necessaria, questa però non basta quando a compierlo non è solo una navicella nello spazio ma anche l’uomo, che dovrà sopravvivere in condizioni estreme.

Proprio qui vengono in aiuto tutte le particolari ed accurate misurazioni condotte nel corso dell’esperimento. Grazie ad esse i ricercatori potranno conoscere con esattezza l’energia totale utilizzata e quindi adattare i pasti ai livelli energetici degli astronauti, evitando che possano avere delle carenze che risulterebbero fatali.

Il confronto tra i valori registrati pre e post-volo aiuterà a capire quale sia l’influenza dell’assenza di gravità sul peso corporeo. Nelle lunghe missioni in orbita bassa gli astronauti in genere perdono peso, ma i motivi non sono ancora chiari. Comprendere come cambi il metabolismo con l’attività fisica servirà a far luce su quale sia il nutrimento migliore per l’uomo che risulta impegnato in una missione nello spazio profondo.

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