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Criptovalute: il fenomeno del bitcoin spiegato da Raffaele Mauro

Alzi la mano chi un anno fa sapeva cosa fosse il Bitcoin. Fino all’inizio del 2017 anche chi ne aveva sentito parlare difficilmente avrebbe saputo raccontare con esattezza quello che di lì a poco si sarebbe rivelato il fenomeno finanziario dell’anno: il mondo delle criptovalute era allora riservato a una schiera non molto numerosa di esperti e fanatici in tutto il mondo. Negli ultimi mesi, invece, il bitcoin è diventato un argomento da bar o da corridoi di uffici, non solo in Italia. Le domande sono sempre le stesse, ormai standardizzate: continuerà a salire a questi ritmi? Vale ancora la pena di comprare? La bolla sta per scoppiare?

Raffaele Mauro, che ha alle spalle una lunga esperienza nel mondo della consulenza e del venture capital e nel settore bancario è il Managing Director di Endeavor Italia, organizzazione internazionale che ha come obiettivo la crescita economica di lungo periodo attraverso la selezione, il mentoring e l’accelerazione degli imprenditori e delle imprese ad alto potenziale. E tra queste ce ne sono anche alcune che si occupano di criptovalute.

Abbiamo intervistato il dott. Mauro, che è anche autore con Francesco De Collibus del libro Hacking Finance sulla storia dei Bitcoin. In una lunga intervista Mauro ci spiega il funzionamento delle criptovalute, i pro e i contro dei governi, insomma, tutte quelle domande che molti si fanno su questo incredibile fenomeno finanziario.

raffaele-mauro-intervistaIntervista al Managing Director Raffaele Mauro

 

Lei è il Managing Director di Endeavor Italia, ma che cos’è Endeavor e cosa fa?

Endeavor è un’organizzazione internazionale che ha come obiettivo la promozione della crescita economica, cioè la creazione di posti di lavoro di qualità, di innovazione e di ricchezza sui territori. Realizza questo obbiettivo con uno strumento molto particolare che è il supporto a quella nicchia di imprese che in modo più che proporzionale possono realizzare questo tipo di impatto. Il nostro interesse va piuttosto a imprese  che hanno già un’attività consolidata, ma presentano ancora un notevole potenziale di crescita per il carattere innovativo del loro modello di business. 

Cioè sono imprese che o sono appena uscite dalla fase di startup, oppure sono quelle PMI che hanno una possibilità di crescita e generare impatto, posti di lavoro e ricchezza. Funziona come una rete d’imprese, una specie di associazione, ma sopratutto c’è una selezione estremamente rigorosa di chi può entrare, quelle con dato migliore e col maggiore potenziale. Una volta che le imprese sono state selezionate per l’ingresso, aiutiamo questi imprenditori ad accedere ai mercati, capitali e talento che sono le tre sfide tipiche delle imprese in crescita.

Endeavor esiste da 20 anni nel mondo e da due anni in Italia, presente in 30 paesi del mondo, sta crescendo molto rapidamente, tre nazioni all’anno. Ha circa nel mondo 1000 imprese, che aggregato fanno 11 miliardi $ di fatturato e hanno creato nel tempo 700 mila posti di lavoro. In Italia invece abbiamo 11 imprese con 550 posti di lavoro raddoppiando in media il fatturato ogni anno.  Gli imprenditori di grande impatto nella rete di Endeavor, hanno scalato con successo le loro attività e creato significative opportunità di lavoro e di ricchezza in quasi tutti i settori e le regioni del mondo.

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Perché come Endeavor siete vicini al mondo dell’innovazione finanziaria e del fintech, nello specifico delle criptovalute?

Endeavor come organizzazione guarda tutti i settori, anche non tecnologici, supportiamo imprese in ogni settore: dall’aerospaziale, all’agricoltura alle catene di ristoranti fino alla fashion e cosi via. Una sottoinsieme del portafoglio Endeavor include anche imprese del cosiddetto mondo fintech, che è la rivoluzione che in questo momento sta cambiando il mondo della finanza in modo radicale. E in questo mondo delle criptovalute ci sono un paio di aziende di Endeavor che operano in questo settore.

Lei ha scritto un testo su questo argomento insieme a Francesco De Collibus che si chiama Hacking Finance sulla storia dei bitcoin, ora, qual’è la sua opinione sul fatto che ancora le criptovalute sono temute dai governi e dalle autorità di vigilanza e non viste come una risorsa, cioè perché alcuni governi sono favorevoli alla moneta virtuale come moneta di scambio e altri governi invece no?

Il motivo per cui c’è una certa ostilità è duplice. Da un lato tutte le innovazioni creano timore, possiamo ricordare il fatto che internet agli inizi creava grande timore, nel ’94/95 si associava internet alla criminalità alla pedofilia, e questo accade a rotazione per tutte le innovazioni importanti. Quindi c’è un tema legato proprio alla difficoltà di capire questo tipo di fenomeno. Dall’altro lato la tecnologia, le criptovalute, il bitcoin in particolare si basa sui concetti e sui principi della decentralizzazione, quindi è molto difficile da controllare. É  naturale quindi che ad alcuni governi, dà molto fastidio il fatto che ci siano delle entità o delle tecnologie non controllabili e non censurabili.

Secondo lei le criptovalute devono essere equiparate come monete di scambio o come investimenti in commodities?

Nessuna delle due cose. Esistono diverse metafore per spiegare che cos’è il bitcoin e cosa sono le criptovalute. Tra le metafore migliori c’è la metafora Tecnologica, cioè i bitcoin e altri criptoasset, sono il protocollo per fare pagamenti su internet in modo decentralizzato, cioè sono un nuovo strato di internet. Poi c’è un’altra metafora altrettanto valida, c’è chi sostiene che il bitcoin sia il nuovo oro digitale, il bene artificialmente sparso in rete. C’è ancora molta confusione sul settore anche da un punto di vista legislativo. Secondo me questa confusione continuerà ancora nel tempo. Ci vorranno anni per trovare una convergenza, perché ad oggi la finanza decentralizzata è molto diversa da quella a cui siamo abituati noi tradizionalmente.

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Alla fine del 2017 il bitcoin ha raggiunto i 20.000 $, mentre negli ultimi mesi ha registrato un calo netto fino a sfiorare i 6.000 $. Come vede questa volatilità elevata?

La volatilità elevata del bitcoin è una sua proprietà intrinseca, che deriva dal fatto che esiste una politica monetaria rigida. Nel senso che per altre tipologie di valute o strutture simili, esiste un Mario Draghi, o altre banche centrali che usando i tradizionali strumenti della politica monetaria. Per il bitcoin questa cosa non è possibile, la politica monetaria è rigida, non può essere alterata da nessuno e questa cosa crea una forte volatilità di comparazione delle monete.

Inoltre ci sono dei fattori esogeni di breve termine, per cui le criptovalute sono fortemente sensibili a quello che si dice su di esse nel mondo. Ovviamente non faccio previsioni su quello che accadrà al bitcoin fra qualche anno o fra qualche mese sul prezzo, nel senso che potrà accadere di tutto: potrà crescere ancora molto come potrà diminuire. Secondo me possono accadere ancora cose molto interessanti. Quello che posso dire però è che il prezzo, probabilmente è la cosa meno interessante. Quello che è interessante è l’evoluzione della tecnologia e il tipo di innovazioni che si stanno generando in questa fase storica.

Come spiegherebbe lei la blockchain ad un neo investitore?

Bitcoin è un insieme di tecnologie di cui una è la blockchain. Ma c’è ne sono tante altre, almeno tre o quattro tecnologie differenti. É una somma di reti peer to peer. C’è un elemento di crittografia robusta. Le tecnologie si basano su algoritmi crittografici perché sono più sicuri. Ci sono algoritmi che servono a mantenere la stabilità della rete e infine c’è la blockchain, che serve ad effettuare in modo sicuro transazioni in modalità decentralizzata. L’innovazione di tutto ciò è che dal 2009 è stato possibile fare cose che prima non era possibile fare. Nel senso che prima non si potevano fare transazioni sicure. Oggi è possibile. C’è stata quindi un’azione tecnologica molto profonda che sta dimostrando forte rilievo. Bitcoin è vero che sta scendendo di prezzo, ma resiste a più scossoni in modo solido in quel sistema, grazie ad una profonda innovazione tecnologica.

Perché i bitcoin sono i più costosi tra le centinaia di criptovalute?

Il prezzo del bitcoin secondo me non è così importante. Ovviamente bitcoin è l’oggetto che ha avuto più storia, ed è quello che ha maggiore stabilità. La rete bitcoin è quella più sicura e più grande rispetto alle altre. É stata testata ormai in quasi dieci anni di storia. Quindi il livello di fiducia che noi possiamo dare a questa rete è molto grande.

Come vede il futuro delle criptovalute, stanno cambiando le cose oppure sono solo una bolla?

Si, stanno cambiando le cose e cambieranno ancora di più probabilmente con modalità che oggi non possiamo neanche immaginare. Allo stesso modo in cui nel ’94/95 non si poteva immaginare l’esistenza magari di qualche anno dopo di Facebook o di Instagram. Ovviamente come è accaduto a tutte le innovazioni profonde queste generano delle onde d’entusiasmo a volte eccessive, come accade oggi sulla blockchain e su alcune criptovalute. E’ un fenomeno che accade molto frequentemente nella storia economica. 

La bolla legata alle criptovalute pur avendo alcuni elementi patologici, non è  qualcosa di puramente distruttivo. Questo perché dal volume di investimenti di questo settore usciranno delle cose interessanti, anche se ribadisco che le bolle sono fenomeni patologici che vanno monitorati e controllati. Bisogna educare le persone a non farsi del male.

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Valentina Samà
Progettare, creare e stupire è la sua passione. Dopo il diploma di Grafico Pubblicitario e varie esperienze in Digital Marketing and Social Media Marketing, diventa content editor in Business.it. Ama l'arte e il disegno e scrivere sarà la sua nuova sfida.