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John Giannandrea Apple: il capo dell’A.I. lascia google, ecco cosa succederà

L’uscita di John Giannandrea, il direttore dell’importante divisione di Google dedicata al “machine learning” ed all’intelligenza artificiale era nell’aria.  Solo un mese fa infatti i vertici di Google avevano nominato Jeff Dean come nuovo Vice President Engineering per cui era solo questione di capire dove sarebbe andato Giannandrea, considerato uno dei massimi esperti nella ricerca e sviluppo di tecnologie AI.

La mossa a sorpresa di Apple.

Il manager andrà a ricoprire un ruolo molto strategico per il colosso di Cupertino che è certamente indietro rispetto a Google quando si parla di Artificial Intelligence, per lo meno dal punto di vista della capacità predittive e sul piano della capacità di interpretare i dati. Anche perché Google, come Amazon, può contare su una piattaforma cloud dedicata specificatamente al business.

La sfida che Giannandrea dovrà affrontare riguarderà soprattutto Siri, il sistema di assistenza vocale di Apple che deve vedersela con Alexa di Amazon (di cui abbiamo parlato qui), Cortana di Microsoft ma soprattutto con Google Assistant.

A livello di funzionalità di assistenza per i dispositivi iOS Siri è indubbiamente un ottimo prodotto ma questo è principalmente dovuto alla nota capacità di Apple di integrare i sistemi operativi di iPhone e iPad. Adesso però la battaglia si stà spostando sul piano dell’intelligenza artificiale e della capacità di rispondere in modo “smart”.

Google ha il vantaggio di poter acquisire i big data non solo attraverso Android ma anche e soprattutto con le funzionalità di ricerca. Più vasto e completo è il “data pool” su cui elaborare algoritmi di “deep learning” e più si riesce a creare prodotti evoluto e realmente intelligenti.

Apple ha spesso fatto presente che i dati acquisiti dall’azienda sono catturati solo grazie alla vendita di servizi a pagamento e non c’è mai stato un reale sfruttamento di servizi gratuiti. Una buona operazione che ha dato i suoi frutti a livello di immagine, dato che Google e Facebook hanno spesso mostrato falle nella gestione della privacy.

Nonostante la maggiore attenzione alla privacy degli utenti, Apple resta un passo indietro e ha bisogno di investire i tecniche di machine learning efficaci che non vadano in conflitto con la politica di protezione della privacy.

Il compito di Giannandrea sarà quindi quello di creare una strategia di machine learning per riportare la Apple a battagliare sullo stesso piano di Google. Il manager ha una lunga esperienza nel gestire progetti di AI complessi e iniettati su una pluralità di prodotti e sicuramente appare in grado di portare un grande valore aggiunto.

Al di là degli smartphone, è risaputo che Apple stà guardando con interesse anche alla domotica e al mondo della “smart home” e sta sperimentando il settore delle auto a guida autonoma.

Apple contro Google anche sul piano delle ricerche?

Molti hanno ipotizzato che l’arrivo di Giannandrea in Apple possa implicare una potenziale entrata di Apple nel mondo della ricerca. Uno scenario solo ipotizzato e che certamente non riguarda il tipico business dei motori di ricerca ma più ad un modo di estrarre dati da i dispositivi attraverso la voce.

D’altro canto gli utenti sono stanchi di dare i loro dati a chi inonda il web di pubblicità. Il caso di Cambridge Analytica (di cui abbiamo parlato qui) con Facebook è solo l’ultimo di una lunga serie di scandali mentre i vari servizi di Ad-Block sembrano propagarsi a vista d’occhio.

Me è pur vero che la ricerca è utile, apprezzata ed è uno dei principali motivi per cui una persona cerca il dialogo con una macchina…il dialogo appunto!

Riuscire a produrre dati in tempo reale da data pool anonimi non è facile ma si può sempre contare sulla comprensione della domanda, sul tono della voce, sul “mood” e sui trend.

Le ricerche si stanno spostando sul locale e non è improbabile pensare presto di poter chiedere a Siri “Hey Siri, dove posso trovare un bravo elettricista vicino a casa?”.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale è fondamentale perché non solo Siri deve identificare un elettricista, ma deve anche vedere se è vicino, affidabile, se offre il servizio che serve all’utente e molto altro ancora. Probabilmente Siri ha consigliato quell’elettricista nel passato ad altri utenti e quell’informazione può tornare utile.

Tutto questo attraverso una voce suadente che non dà certo l’idea di essere li per ottenere i tuoi dati personali. Solo tu e l’elettricista sarete venuti in contatto ed ad un certo punto, l’elettricista potrebbe voler pagare per assicurarsi le gentilezze di Siri.

Solo un’ipotesi, ma dietro l’ingaggio di Giannandrea c’è certamente di più di quel che si pensi.

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Alessandro Cirinei
Dopo 12 anni spesi come Manager in aziende di respiro internazionale, è diventato un serial start-upper contribuendo alla creazione di diverse imprese digitali. Ritiene che curiosità e versatilità siano due grandi pregi. Ama il Basket alla follia.