Tecnologia

Hotel del futuro, la tecnologia biometrica come innovazione dell’ospitalità

Avete mai pensato al futuro? I robot invaderanno la nostra vita quotidiana? Ci saranno ancora le figure professionali che conosciamo, oppure l’intelligenza artificiale trasformerà l’intero sistema sociale?

Sembrano domande ancora poco ancorate alla realtà, ma il futuro è più vicino che mai.

In Italia, presso il Parc Hotel di Pescheria del Garda, si è accolti alla reception da un vero e proprio robot: si chiama Robby Pepper, parla tre lingue e gestisce le mansioni di receptionist. Questo è solo il primo degli esperimenti che interesseranno il settore turistico, già da tempo tra i più innovativi a aperti all’intelligenza artificiale. Molte catene estere come Bestwestern, Dream Hotels e Marriotts offrono già benefit come dispositivi abilitati Alexa di Amazon nelle camere. 

Ebbene, hotel e alberghi di tutto il mondo potrebbero presto rivoluzionare il mondo dell’ospitalità adottando la tecnologia biometrica.

Di cosa si tratta?

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Biometrica: cos’è

Secondo le discipline informatiche, il termine biometria è un sistema capace di riconoscere, e quindi identificare un determinato individuo in base alle sue caratteristiche fisiologiche uniche, come ad esempio le impronte digitali, l’iride oculare etc. Questi dati sono analizzati da un macchinario attraverso sensori biometrici, e possono servire per attivare un account o un dispositivo che sia collegato solo ad un utente.

i dati di tutti i viaggiatori potranno essere raccolti e archiviati per poter poi essere utilizzati al momento opportuno.

Infatti potremmo non essere così lontani da uno scenario dove i robot ci accolgono e le scansioni oculari servono per aprire la porta della camera assegnata.

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La biometrica e la campagna promozionale di Accor Hotels

I numeri dell’industria biometrica globale parlano chiaro: 30 miliardi di dollari in appena 3 anni, questo secondo una ricerca svolta dalla catena ABI, riportando il dato che almeno un’azienda alberghiera su tre sta tentando di utilizzare la biometria verso la sua clientela.

Ma la vera svolta è arrivata dalla nuova campagna promozionale di AccorHotels: la catena di alberghi si ripropone di utilizzare dati biometrici per comprendere meglio i membri del suo programma di fidelizzazzione, denominato Le Club, offrendo loro un’esperienza chiara, che potrebbe spronarli a prenotare i pernottamenti. L‘azienda ha saputo sviluppare un sito Web che porta i visitatori, attraverso un quiz, a capire quali sono le preferenze di viaggio (tropici caldi? alpi innevate? Città o campagna?).

In questo modo, i partecipanti possono scegliere di utilizzare la webcam del loro computer, che serve per monitorare e analizzare anche la frequenza cardiaca, fornendo infine dati più precisi sui risultati dei quiz.

Ecco quindi una tecnologia reale e collaudata: il software calcola l’impulso di un utente in base all’intensità ottica dei colori sul suo volto. E poiché i visitatori del sito selezionano le immagini delle vacanze che li attirano, i dati biometrici pesano più sulle risposte dei quiz che coincidono con una frequenza cardiaca elevata.

Vogliamo conoscerti meglio di quanto tu conosca te stesso“, afferma Siobhan Mitchell, direttore del loyalty marketing di AccorHotels. Un’ambizione alquanto presuntuosa.

Per la campagna di promozione, che è stata creata dall’agenzia creativa di Toronto Cossette, AccorHotels ha anche creato un’esperienza immersiva di tracciamento biometrico per influenze e giornalisti. “Abbiamo pensato: e se leggessimo le loro menti? E ​​se andassimo lì e provassimo a capire cosa spinge davvero le persone, cosa innesca i loro desideri?” dice Rachel Adams, uno dei  direttori creativi associati di Cossette.

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Vantaggi e svantaggi dell’utilizzo dei dati

La tecnologia biometrica è senza dubbio promettente per il settore dell’ospitalità, e può interessare diverse aree, tra cui la sicurezza, il marketing e la fidelizzazione dei clienti.

Accor Hotels dice che non sta cercando di monitorare o archiviare la frequenza cardiaca dei clienti, né di conservare i propri dati biometrici per nessun altro uso.

C’è una linea sottile tra cool e raccapricciante“, afferma scettico l’analista del settore viaggi Henry Harteveldt. “E quella linea sottile è soggettiva.”

Le polemiche sono in agguato: quanto i dati saranno utilizzati per soddisfare il cliente e quanto per promuovere pubblicità diretta e personalizzata?

A questo proposito l’Atmosphere Research Group di Harteveldt ha recentemente esaminato i consumatori britannici e americani sulla possibilità di condividere i propri dati biometrici con gli hotel. Di oltre 5.000 americani intervistati, il 64% ha dichiarato che lo farebbe. Degli oltre 5.000 residenti del Regno Unito, il 60 per cento ha dichiarato la stessa cosa. Ancora di più: hanno detto che condividerebbero i dati con le compagnie aeree, un vantaggio in termini di efficienza e sicurezza per la scansione biometrica dei passeggeri negli aeroporti di mezzo mondo.

Accor Hotels non ha dubbi sull’evoluzione della pratica innovativa: ”Con le nuove tecnologie in crescita c’è una corsa per essere il primo“, afferma Mitchell di Accor. “Ci stiamo posizionando per essere i leader del settore”.

Dopo queste evoluzioni a dir poco sensazionali, chi guarderà di nuovo il fantascientifico Minority Report con gli stessi occhi?