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Innovazione e Start-up nei programmi politici: il punto dopo gli esiti del 4 marzo

Raramente, durante i dibattiti politici, si parla di incentivi all’innovazione, accesso al credito e programmi di crescita per le start-up, nonostante questi argomenti rappresentino la benzina da mettere nel motore per ottenere la tanto agognata ripresa economica.

Gli scontri politici vertono più su temi come immigrazione, pensioni, riduzione delle tasse e lavoro. Con le elezioni del 4 marzo appena concluse con risultati chiari ma traducibili in un “nulla di fatto”, è fondamentale poggiare lo sguardo su quello che i partiti hanno proposto per tornare ad un ritmo di crescita decente e soprattutto per facilitare le imprese innovative e cogliere le opportunità generate dalla cosiddetta “digital revolution”. Tutto ciò in vista di possibili coalizioni scongiuranti un nuovo, poco legittimo, governo tecnico deciso a tavolino dal Presidente della Repubblica.

Abbiamo analizzato i programmi delle varie fazioni cercando di capire come, le varie parti politiche, hanno affrontato temi caldi per la crescita economica e quali possono essere i punti d’incontro tra un’idea e le altre.

Il programma del Partito Democratico: “potenziare l’industria 4.0”

All’interno del programma del PD abbiamo trovato una sezione di oltre 40 pagine dedicata all’argomento “business” con l’obiettivo dichiarato di normalizzare il credito d’imposta per chi investe in Ricerca e Sviluppo, anche attraverso una progressiva riduzione dell’iper ammortamento.

Secondo il PD è fondamentale permettere a chi investe nell’innovazione di poter ammortizzare rapidamente i costi.

Per ciò che riguarda l’accesso al credito, il Partito Democratico promuove canali di finanziamento come la borsa, i mini-bond, l’equity crowdfunding e i prestiti “peer-to-peer”. Uno dei cavalli di battaglia del PD è sempre stato il piano individuale di risparmio che, nella visione di Matteo Renzi, dovrebbe essere applicabile ad aziende che lavorano in settori high-tech o ad elevato impatto green.

Un’ottima intenzione che però non si capisce come potrebbe essere attuata. Probabilmente attraverso la possibilità di dedicare il 3% del PIR al capitale di venture, come già proposto nel passato, ma senza attuazione.

Si parla invece poco dell’incentivazione dei venture capitalist e di altre forme di concessione del credito per aziende in fase di “start-up” e “seeding”. Solo piccoli cenni al FinTech.

Non possono mancare ampi cenni alla Smart City che il PD identifica soprattutto con la possibilità di favorire piattaforme di “sharing” di biciclette, scooter ed auto, la digitalizzazione del trasporto pubblico e l’incentivazione della cosiddetta smart grid, per migliorare il consumo di energia in rapporto alle necessità.

Presente ma meno dettagliato il piano di incentivazione al Turismo Digitale. Si osserva infatti che il 90% dei turisti stranieri effettua prenotazioni e pianifica il proprio viaggio usando mezzi digitali, per cui lo sviluppo tecnologico del settore è assolutamente da promuovere.

Per ciò che riguarda le infrastrutture, il programma affronta l’argomento con dovizia di dettagli promettendo investimenti significativi nella Banda Ultralarga, specie nelle zone che non hanno un adeguata copertura per le aziende, e nello sviluppo del 5G. Secondo il PD, mettere a disposizione reti di connessione a 1GB/sec è una priorità per le grandi aree metropolitane.

Anche la digitalizzazione del patrimonio culturale Italiano è prioritaria e secondo il PD, è necessario finanziare le imprese che investono nel settore, nonché formare obbligatoriamente gli addetti ai lavori. Il programma prevedeva di accentrare tutte le opportunità di finanziamento esistenti all’interno di un unico fondo ben controllato che abbia anche lo scopo di favorire la copertura a banda larga in tutti i musei, biblioteche e strutture culturali, entro cinque anni.

Il PD includeva nel proprio programma anche la digitalizzazione della pubblica amministrazione. In particolare si è parlato di Open Data, di carta d’identità elettronica, di Anagrafe e della creazione di PagoPa, un portafoglio elettronico per gestire i pagamenti da e per la Pubblica Amministrazione.

renzi-pd-programma-innovazioneIl programma del Movimento 5 Stelle: “trasparenza e net-neutrality”

Il M5S, grande vincitore della tornata elettorale, capeggiato da Luigi Di Maio non ha prodotto un documento specifico dedicato all’ambito digitale e della innovation. Tuttavia ci sono state molte promesse e diverse misure che parlano di industria 4.0, di fintech e di finanziamenti alle start-up.

Il Movimento 5 Stelle è pronto per governare ed in cerca di una coalizione che possa portare i “grllini” al vertice del Paese, ha stilato un programma di ben 22 capitoli in cui emerge chiaramente che l’innovazione è centrale allo sviluppo industriale del paese. Benchè non si esplicitino nel dettaglio gli strumenti di incentivazione, M5S sottolinea l’assoluta necessità di implementare misure pensate per promuovere gli investimenti in tecnologia e nuovi prodotti “high tech”.

Il movimento enfatizza la necessità di valutare un modello sociale che tenga conto sia della creazione di nuovi posti di lavoro per figure professionali dotate di “expertise” specifica, ma anche la probabile perdita di posti di lavoro causata dall’uso di soluzioni tecnologiche basate sulla robotica o sull’intelligenza artificiale.

Il M5S intende incentivare aziende che investono nella cyber-sicurezza con la formula della de-fiscalizzazione e mette enfasi sulla necessità di facilitare la collaborazione tra enti pubblici e cittadini, per stabilire regole trasparenti sullo scambio dei dati.

Il M5S riconosce che la crescita del mercato del lavoro è fortemente dipendente dallo sviluppo delle start-up ma si limita a parlare di riduzione della burocrazia e di abbattimento degli oneri fiscali. Nel programma si legge soltanto dell’abolizione del contributo minimale INPS nei primi anni di attività (ma non si dice quanti anni), che obbliga un amministratore di una società a responsabilità limitata, a pagare 3.600€ anche in assenza di fatturato.

Si suggerisce di potenziare l’insegnamento di materie scientifiche e matematiche per migliorare le competenze destinate al settore dell’innovazione e la promozione di incontri istituzionali con gli innovatori. Il punto debole del programma è la mancanza di riferimenti agli strumenti con cui finanziare le start-up. Nel passato però, il M5S ha più volte ipotizzato la creazione di una Banca d’Investimento.

Esiste un riferimento invece alla sfera del FinTech, reputato un settore interessante, che può essere sviluppato, ma solo dopo aver approfondito i meccanismi di funzionamento, con lo scopo di tutelare i consumatori.

Molto propositivo il programma che riguarda il “catasto delle reti elettroniche”, un censimento volto a stabilire i necessari ma oculati investimenti nella Banda Ultralarga. Soprattutto, recita il programma dei grillini, “è importante evitare l’esclusione di chi ha una disponibilità economica inferiore.”

Altro punto rilevante toccato dal programma riguarda gli “Open Data”. In altre parole, l’accesso ai dati per generare applicazioni utili sui servizi urbani, sulla trasparenza dei consumi di energia dei comuni, sui patrimoni immobiliari pubblici e molto altro ancora. L’idea del movimento è quella di creare un portale dedicato alla trasparenza, mettendo a disposizione gli Open Data in modo fruibile per i cittadini.


Per quanto concerne le infrastrutture, il M5S è determinata a fare di Open Fiber, l’azienda che gestisce le reti in fibra ottica, una partecipata a maggioranza pubblica. Ben dettagliata anche l’intenzione riguardante le reti 5G, con l’intenzione di liberare le frequenze a 700 Mhz per facilitare la diffusione di connessioni wireless.

Per concludere, il Movimento 5 Stelle mette molta enfasi sul concetto di neutralità della rete, in questo allineata alle direttive Europee, ma parla anche della necessità di istituire un organo di gestione delle attività digitali unificato, in contrapposizione alle tante istituzioni che oggi regolano il settore (il Mise, l’Agid o l’Agcom).

simbolo movimento 5 stelle-programma-innovazione Il programma del Centro Destra: “Più tecnologie, cultura e turismo”

Il Centro Destra si è presentato alle elezioni del 4 marzo con programma politico dedicato all’innovazione che appare più sintetico e generico.

Si parla di molte misure come quella dell’utilizzo dell’innovazione a favore dell’ottimizzazione dei consumi energetici e della diffusione di “infrastrutture immateriali”, in riferimento alla creazione di piattaforme di gestione di dati e reti pienamente accessibili. La priorità di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega è quella di digitalizzare la pubblica amministrazione e lanciare un piano di miglioramento per predisporre le risorse tecnologiche necessarie allo sviluppo delle piccole e medie imprese.

In altre parole, il Centro Destra punta a varare un piano di ristrutturazione delle tecnostrutture e a migliorare l’utilizzo delle risorse per le nuove tecnologie per tutto il sistema delle imprese, con particolare riferimento alle PMI.

Venendo al punto principale della nostra analisi che riguarda le misure di sostegno alle start-up innovative, il programma del trio Silvio Berlusconi, Matteo Salvini e Giorgia Meloni appare decisamente povero di contenuti. Non si menziona alcun strumento di sviluppo o di finanziamento ma solo la promozione dell’equity crowdfunding. In generale, il Centro Destra parla di incentivazioni agli investimenti attraverso le risorse procurate con la Flat Tax ma senza specifici riferimenti agli ambiti dell’innovazione tecnologica.

Sicuramente gli aspetti relativi alla crescita economica necessiterebbero di maggiore concretezza e di indicazioni più precise sulle proposte di rilancio. 

centro-destra-programma-innovazioneLiberi e Uguali: “Fondi pubblici per favorire l’innovazione tecnologica”

Al contrario del PD, che si focalizza su strumenti alternativi a quelli classici come i finanziamenti bancari e pubblici, Liberi e Uguali ha proposto l’intenzione di incrementare notevolmente la disponibilità d’investimento pubblico, a favore delle start-up che puntano sull’innovazione.

Si riconosce il fatto che, oltre alla creazione di lavoro, le start-up “High Tech” possono contribuire a migliorare la qualità del tessuto produttivo del paese e, da questo punto di vista, è giustificabile un impegno concreto dell’apparato statale.

Si tratta però di una promessa che non include metodologie d’intervento (un fondo centrale pubblico, co-investimenti, finanza agevolata o investimenti diretti).

Nel programma di Liberi e Uguali, molta enfasi ricade sullo sviluppo di imprese che tutelino l’ambiente e che siano socialmente sostenibili. Si indica il turismo digitale come campo sui cui puntare per ciò che riguarda le iniziative di giovani imprenditori, con particolare riferimento agli spazi di applicazione delle innovazioni tecnologiche.

In modo analogo al Movimento Cinque Stelle, anche Liberi Uguali evidenzia l’importanza di una rete democratica e neutrale. Il concetto di Net Neutrality è da tutelare a tutti i costi per fare in modo che privati e imprese possano avere accesso a informazioni, idee e servizi, senza discriminazione o vincoli. Questo per evitare che i colossi del settore possano imporre servizi più veloci a chi se li può permettere o selezionare i contenuti da mostrare a gruppi di utenti piuttosto che ad altri.

Largo spazio è dedicato alla protezione dei dati personali sui mezzi digitali, al ruolo del garante della Privacy ed alla libertà di accesso alla rete, quale strumento in grado di “influire in modo determinante sull’effettività dei diritti fondamentali”. Liberi e Uguali riconosce ad Internet il fatto di aver permesso lo sviluppo di una società più libera e quindi ne promuove l’accessibilità totale a prescindere dalle diseguaglianze economiche, dalle disabilità o dalle vulnerabilità personali.

Liberi-e-Uguali-programma-innovazioneIl programma di +Europa: “Digitale e Lavoro”

Il programma di +Europa è apparso allineato a quello dell’attuale governo Gentiloni e si concentra sulla messa in opera del piano Industria 4.0. Si espone infatti la necessità di coinvolgere fondi di investimento, piattaforme di equity crowdfunding e finanziatori internazionali, per supportare le start-up Italiane, con lo scopo di diminuire l’esposizione nei confronti degli Istituti di Credito, sebbene senza entrare nel dettaglio delle modalità e delle misure implementative.

+Europa evidenzia la centralità dell’innovazione per garantire nuovi posti di lavoro e parla di un impegno generico nell’eliminazione di tutti i vincoli e le restrizioni burocratiche che impediscono la crescita. Anche in questo caso, il piano appare piuttosto frammentato, con riferimenti alla formazione e all’ottimizzazione delle infrastrutture.

+Europa fa riferimento all’attuale piano Industria 4.0 e sottolinea portare a termine il lavoro del ministro Calenda relativo alla creazione di reti di innovazioni locali, attraverso la generazione di bandi per favorire i Competence Center ed i cosiddetti Digital Innovation Hub.

Sicuramente più interessante la proposta di eliminazione del monopolio della Siae sui diritti d’autore, con l’intento di permettere a società no-profit di poter entrare direttamente sul mercato.

+europa-programma-innovazioneIl programma di 10 volte meglio: “Aree Tax-Free e incentivi fiscali”

10 Volte Meglio” è composta in gran parte da personaggi provenienti dal mondo dell’innovazione e delle start-up. Si tratta di un movimento nuovo che annovera molti innovatori ed ex-startupper e, naturalmente, l’argomento si ritrova tra le priorità del suo programma politico.

Nonostante ciò, “10 Volte Meglio” non si esprime più di tanto in termini di strumenti di finanziamento ed incentivazione, ma enfatizza la cooperazione tra le grandi aziende e le start-up e tra università e centri di ricerca ed imprese. In altre parole, si concentra sulla filiera che porta l’innovazione dal laboratorio al mercato.

Formazione e piattaforme tecnologiche sono invece il focus per quanto riguarda il rafforzamento della cyber-security. La formazione di 10 Volte Meglio promuove infatti la collaborazione automatizzata tra gli enti di ricerca, l’industria e lo stato ed incoraggia tutte le iniziative che vanno nella direzione di potenziare la sicurezza informatica.

Il programma propone una continuità ai piani di incentivazione varati con l’Industria 4.0 ma non definisce come generare i fondi necessari. Esistono comunque diverse direttive non dettagliate che parlano di de-burocratizzazione e modernizzazione della macchina pubblica per evitare impatti negativi sul deficit di bilancio.

10 Volte Meglio prevede anche un’azione articolata di “digital transformation della pubblica amministrazione, in tutte le sue sfaccettature. Non solo turismo ma anche scuola, giustizia, smart city, sicurezza e sanità. Un’innovazione totale che permetta, attraverso una corretta gestione dei dati, di ottimizzare flussi e processi e portare benefici ai cittadini, un’innovazione della PA che vede anche le stesse aziende private come protagoniste.

Stop agli archivi cartacei e alle comunicazioni in formato tradizionale.

Non convenzionale e sicuramente interessante è la misura relativa alla creazione di aree “tax-free” con aliquote fiscali vantaggiose per le aziende. Nel programma di parla del 5% per dieci anni sulle imposte dirette e del 20% per gli anni successivi.

La leva fiscale per attrarre le aziende riguarderebbe anche gli sgravi fiscali per la generazione di posti di lavoro a tempo indeterminato e altre defiscalizzazioni in grado di far coincidere il “costo azienda” di un dipendente con la sua retribuzione annua lorda.

Per concludere, 10 Volte Meglio si è presentata alle elezioni politiche del 4 Marzo con argomentazioni innovative riguardo alla creazione ed alla incentivazione di microsistemi innovativi (come la blockchain o le nanotecnologie) che possano essere gestite da privati, sotto il controllo delle istituzioni statali.

In generale, i programmi politici considerano gli argomenti associati all’innovazione, alla digitalizzazione ed alla crescita delle start-up come un corollario. Molte belle parole, però poco supportate dalla definizione di progetti e implementazioni. Soprattutto manca una connessione tra la necessità di investire e promuovere l’imprenditoria giovanile e le start-up innovative e le tecniche per reperire ed ottimizzare le risorse.

10-volte-meglio-programma-innovazioneCon un risultato finale che ha chiarito quali sono le forze del Paese, ma che, a causa di una legge elettorale medievale, non può essere tradotto in realtà, è utile fare attenzione alle possibilità di convergenza tra una fazione e l’altra.