La ricerca sull’Alzheimer dice addio al finanziatore Pfizer

La notizia può aver scioccato la massa, ma non gli addetti ai lavori che già da tempo attendevano una conferma. La nota multinazionale farmaceutica Pfizer ha messo uno stop al finanziamento della ricerca sulle malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson.

Perché questo taglio? La casa farmaceutica ha deciso di indirizzare la maggior parte degli investimenti su aree specifiche, dove già gode di una leadership importante. Le patologie neurodegenerative non hanno dato, al contrario, i frutti sperati nonostante grosse somme di sovvenzionamenti per una ricerca dedicata che dura da più di un decennio.

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Cosa succede nel concreto?

I tagli riguarderanno il personale, verranno a mancare circa 300 posti di lavoro nelle sedi dislocate di Cambridge, Groton e Andover.

La notizia, come previsto, ha gettato nello sconforto più totale le associazioni di pazienti dei malati di Alzheimer, che si sentono abbandonati e delusi dal taglio ai fondi per la ricerca.

Tutti sanno infatti che non si registrano sviluppi positivi da un po’ di tempo a questa parte, ma sarebbe forse necessario investire in nuovi approcci, vista la scarsità di risultati raggiunti finora.

Nel comunicato ufficiale rilasciato dalla Pfizer si legge la consapevolezza di un settore che necessita di continui studi e ricerche : “Riconosciamo che la neuroscienza è un’area di enorme bisogno insoddisfatto per i pazienti e intendiamo creare un fondo di venture capital dedicato per sostenere gli sforzi continui di avanzamento sul campo».

La nave non si abbandona del tutto, ma il cambiamento di rotta fa sperare in nuovi approcci e nuove strade non ancora intraprese. D’altra parte la resa della casa farmaceutica americana ha portato la consapevolezza che manca una vera e propria informazione di massa sull’argomento. Per questo l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) è corsa ai ripari adottando un Piano Globale di Azione sulla Risposta di Salute Pubblica alla Demenza 2017-2025. Perché?

Il ruolo dei governi

I nostri governi hanno bisogno di creare un settore specifico della sanità che informi chiaramente  e tempestivamente i cittadini su quali come diminuire i rischi, e come, una volta colpiti dalla patologia, sfruttare diagnosi precoci, assistenza e ricevere supporto alle famiglie dei pazienti.

Inoltre, se la Pfizer molla la presa, altre multinazionali come Roche, Eisai e Boehringer sono impegnate in sperimentazioni che promettono risultati sulle malattie neurodegenerative entro il 2023. Se infatti la Pfizer ha deciso di tagliare i fondi per pura strategia aziendale, in quanto riteneva non proficuo l’investimento iniziale, ci hanno pensato altre case farmaceutiche a puntare tutto su un approccio sicuramente più radicale, che si focalizza sulle fasi prodromiche della malattie. Purtroppo infatti, se la patologie viene scoperta a fase avanzata, si può ancora fare poco.

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Perché è così importante investire sulla ricerca delle malattie neurodegenerative?

Si tratta della piaga del millennio: nel mondo ogni 3 secondi, c’è un nuovo caso di demenza. Ciò si ripercuote sia sul sistema nazionale sanitario di ogni paese colpito, sia sull’intera società. Occorre un piano d’azione immediato ed efficace.

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Roberta Montella
Leggere le piace, scrivere ancor di più. Dopo due Università, un Master e numerose redazioni, è Content Editor di Business.it, un portale che esprime tutta la sua curiosità per i nuovi media e l’innovazione tecnologica. Adora il cinema, odia la superficialità. Usa la tastiera come tappeto magico per esplorare a fondo l’intero mondo digitale.