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Moneta virtuale italiana: furto da 200 milioni di dollari

BitGrail, piattaforma di scambio italiana di criptovalute, è stata colpita da un attacco hacker. Lo rende noto la stessa azienda che tratta la moneta Nano, una delle tante criptovalute in circolazione. E’ stata vittima di un furto, società con sede a Firenze dietro cui c’è l’italiano Francesco Firano, conosciuto anche con lo pseudonimo di TheBomber. In un messaggio comparso sul proprio sito, la società riporta “un ammanco di 17 milioni di Nano”.

Alla quotazione attuale, il bottino equivale a oltre 159 milioni di dollari. Ma, secondo la valutazione al momento del furto, ammontava a a 195 milioni. BitGrail afferma di aver presentata “regolare denuncia querela presso le autorità di polizia competente” e riferisce di “indagini in corso”.

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Quanto valeva la criptovaluta Nano al momento del furto

Al momento del furto, la criptovaluta Nano valeva circa 11,5 dollari. Ma dopo la notizia dell’operazione fraudolenta, il valore è sceso fino a toccare 8,25 dollari. Nano è una criptovaluta che allo stato attuale ha un marketcap da un miliardo e 89 milioni di euro e si colloca al 23esimo posto per capitalizzazione di mercato nella classifica di Coinmarketcap. La notizia del furto ha messo in allerta i mercati con il Bitcoin e tutte le principali altcoin che sono passate in negativo. Stessa cosa dicasi per il prezzo di Ripple, reduce dal 50% delle scorse sedute, arrivato a perdere circa il 12% annullando i rialzi. Lo stesso dicasi per la quotazione BTC che invece aveva registrato un calo a 8000 dollari arrivando a perdere circa il 10%.

Quali provvedimenti sono stati presi

La piattaforma sostiene che “le altre valute depositate non sono state interessate dai prelievi non autorizzati”. Per “tutelare gli utenti” ed “effettuare ulteriori accertamenti su quanto avvenuto” sono state “temporaneamente sospese tutte le funzionalità del sito”. Quindi scambi, prelievi e depositi non solo di Nano ma di qualsiasi altra criptovaluta disponibile su BitGrail.

La compagnia conclude il suo comunicato scusandosi con i clienti e promettendo ulteriori comunicazioni “a breve”. Francesco Firano, 31enne fondatore di BitGrail,  ha fatto sapere che è impossibile rimborsare totalmente i clienti interessati dal furto.

Che cosa ha fatto scatenare questo problema

Il team dietro la criptovaluta Nano afferma che il furto non è legato a un problema con il protocollo della criptavaluta e incolpa BitGrail per quanto accaduto. In apparenza, questo sembra essere solo un altro furto di criptovaluta, un evento del genere che abbiamo visto in abbondanza negli ultimi anni. 

Proprio il mese scorso, lo scambio di criptovalute giapponesi, Coincheck, ha detto che gli hacker hanno rubato 424 milioni di dollari di monete NEM dalle sue riserve. Diverse discussioni stanno emergendo riguardo alle operazioni di BitGrail e all’atteggiamento che Firano avrebbe tenuto nelle ultime settimane relativamente ad alcune decisioni, fra cui impedire il prelievo agli utenti non verificati (decisione poi rimossa) e le segnalazioni di diverse persone, a gennaio, di mancanza di fondi.

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Le dichiarazioni di Francesco Firano

Il team di Nano ha pubblicato su Medium una nota dove spiega la propria versione dei fatti. “L’8 febbraio 2018 – si legge – il team di Nano Core è stato informato da Francesco ‘The Bomber’ Firano – proprietario e gestore della borsa BitGrail – di un ammanco dal portafogli BitGrail. Il nostro team ha prontamente contattato le forze dell’ordine e stiamo cooperando con loro pienamente per risolvere la questione.

Dalla nostra investigazione preliminare – prosegue il comunicato – non è stata rilevata nessuna doppia spesa nel libro mastro e non abbiamo ragione di credere che l’ammanco sia dovuto a un problema nel protocollo di Nano. Il problema sembra legato al software di BitGrail. Non eravamo a conoscenza dell’insolvenza di BitGrail prima dell’8 febbraio.”

“Inoltre, il team Nano ha affermato che “c’è motivo di credere che Firano abbia ingannato il Nano Core Team e la comunità per quanto riguarda la solvibilità dello scambio BitGrail per un periodo di tempo significativo”.

“Ci siamo resi conto dell’ammanco”, racconta l’amministratore di BitGrail “durante uno degli spostamenti di coin che facciamo periodicamente. E subito dopo abbiamo contattato lo sviluppatore di Nano, facendo presente il problema e sottolineando – al tempo stesso – alcune incongruenze nel loro software che non ci aiutano a capire neanche quando è avvenuto il furto”.

Firano ha risposto su Twitter, chiamando queste accuse “infondate” e ha detto che il team di BitGrail farà pressioni contro il team Nano a causa di “comportamenti irresponsabili”.

Firano spiega di aver chiesto personalmente “un’operazione di fork, con l’intento di risanare le perdite degli utenti, non per insabbiare l’accaduto come hanno scritto gli sviluppatori della moneta nel loro comunicato. “Le loro accuse nei miei confronti sono pesanti. E devo dire che mi hanno messo in serio pericolo. In questa storia, del resto, ci sono persone che hanno perso molti soldi”.

Con pericolo Firano intende le minacce di morte, ricevute sul proprio account Twitter. “È pieno di minacce di morte nei miei confronti, qualcuno ha pubblicato anche l’indirizzo di casa mia. È una situazione abbastanza paradossale creata dal comunicato ufficiale diramato dagli sviluppatori di Nano”.

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