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Salvini e Di Maio, programma Università tra intese e disaccordi

Il testa a testa tra i candidati Premier Luigi Di Maio e Matteo Salvini continua senza sosta. Si attende un accordo che soddisfi entrambe le parti perché in caso contrario i cittadini italiani saranno nuovamente chiamati alle urne. Le elezioni dello scorso 4 marzo hanno di fatto spaccato il nostro paese in due: nel centro e nel Nord ha vinto la coalizione di centro-destra consacrando come leader indiscusso il segretario della Lega Nord, mentre il Sud ha esplicitato il suo voto di protesta confermando i 5 Stelle come primo partito. Quel “redditto di cittadinanza” è stata una mano vincente da parte dei grillini, giocata senza scrupoli sulla parte d’Italia più delusa e in difficoltà.

Le questioni da risolvere sono numerose, alcune più chiare, altre meno, ma se non altro resta ferma la volontà di costruire qualcosa che supporti il sistema-paese, al fine di superare il momento di crisi che riguarda non solo l’economia, ma anche le istituzioni e la scuola. Quest’ultima in particolare rappresenta un argomento degno di nota: sia Di Maio che Salvini ne hanno fatto un punto cruciale del programma elettorale, insieme al canto antieuropeista e ad altri punti cardine della lista, in primis l’abolizione della legge Fornero.

Il leader del carroccio, pur non rivendicando fra i Ministeri richiesti in caso di governo con i 5 Stelle proprio quello dell’Istruzione, determina obiettivi che lo accomunano con gli avversari come la cancellazione della riforma “Buona Scuola” che prevede:

  • l’abolizione della chiamata diretta
  • la riduzione a 22 alunni per classe
  • il ripristino delle compresenze
  • l’abolizione dell’obbligo alternanza scuola-lavoro
  • l’aumento del fondo d’istituto
  • il riassorbimento organico di potenziamento in quello di diritto
  • il ripristino modalità di reclutamento precedenti fino a esaurimento GaE e GM 2016
  • la riduzione del tirocinio FIT a 2 anni
  • l’abolizione finanziamenti scuole private.

Nel contesto della riforma della scuola c’è l’Università. L’Italia attraversa un momento cruciale: gli ultimi dati rilasciati da University 2Business (in collaborazione con Enel Foundation), fotografano una situazione abbastanza grave: le competenze degli studenti universitari italiani, in particolare sul digitale lasciano a desiderare. I laureati, l’eccellenza scolastica del nostro paese, rappresentano la fascia in teoria più competente, preparata e aggiornata sul mondo high tech e multimediale. La sorpresa, intrisa di profonda delusione, rivela che non è cosi. I giovani laureati italiani risultano essere tra i più impreparati d’Europa sopratutto una volta approdati nel mondo del lavoro, nel quale vengono a mancare le skills necessarie e le conoscenze di base sul digital marketing, l’industria 4.0 e il Cloud Computing.

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5 Stelle: il programma Università

Secondo il programma elettorale cosa prevedono in concreto i grillini e la Lega? Possiamo colmare il gap che ci separa dagli altri paesi? Partiamo dai pentastellati: attraverso una selezione del programma che riguarda la Scuola, ci focalizziamo sull’ambito universitario.

In primo luogo è prevista l’incentivazione del raccordo tra Università, centri di ricerca, scuole, enti pubblici e mondo produttivo: la novità è che tutto ciò prevede il potenziamento di incubatori universitari;

-previsto poi il coinvolgimento delle Università nella riqualificazione e riconversione professionale in itinere dei lavoratori inoccupati, anche attraverso il coordinamento con i centri per l’impiego;

-un potenziamento e sviluppo in maniera strutturale del dottorato industriale (da svolgersi direttamente all’interno delle imprese);

la revisione del sistema della formazione tecnica terziaria, anche attraverso una maggiore sinergia tra le università e gli istituti superiori tecnici e professionali;

– lo svolgimento obbligatorio di stage e attività laboratoriali nei percorsi di studio che attualmente non lo prevedono (soprattutto all’università);

– un completamento del quadro normativo sulla didattica online;

– l’incentivazione dell’offerta formativa online e telematica delle Università statali;

più borse di studio, modificando la disciplina del diritto allo studio universitario per incrementare la platea degli aventi diritto, anche introducendo criteri di reddito equivalente su base regionale e investendo maggiori risorse statali;

– l’innalzamento della soglia di reddito per ottenere l’esenzione dal pagamento della tassa di iscrizione (No Tax Area);

– la riforma del sistema del numero chiuso e dell’accesso programmato;

– il potenziamento e valorizzazione dei corsi di dottorato;

-i  meccanismi di accreditamento e di controllo più stringenti sui corsi privati online e richiesta alle università telematiche private di docenti di ruolo stabili;

e infine la valutazione della didattica dei docenti anche attraverso il diretto coinvolgimento degli studenti;

Questo è ciò che il programma ufficiale del Movimento 5 Stelle propone sulla riforma dell’Università.

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La Lega: il programma Università

La Lega segue lo stesso filone dei grillini, ma con qualche punto di discrepanza. Ecco nei dettagli, dal loro programma ufficiale, l’apporto proposto in merito al cambiamento del mondo universitario: la Lega è ferma infatti sulle proprie tradizionali posizioni, che desidera bloccare la “fuga di cervelli” all’estero e rafforzare il job placement universitario. Nel dettaglio:

– lo studio universitario deve riprendere il suo ruolo di percorso addizionale dedicato a chi vuole entrare nel mondo della ricerca oppure svolgere mansioni che richiedono un elevato grado di professionalità quali il medico, l’ingegnere, l’avvocato ecc;

Stop alla migrazione dei cervelli, mantenere in Italia i nostri migliori ricercatori, scienziati, e in generale il personale universitario qualificato;

– accrescere in modo significativo il numero dei ricercatori e dei professori, anche aumentando decisamente la dotazione organica complessiva. Investimenti sulle strumentazioni di laboratorio, libri e riviste scientifiche;

É necessaria poi una revisione delle procedure di accesso ai corsi universitari a numero programmato, che oggi avviene tramite test tutt’altro che affidabili. Garantire una chance a tutti i candidati, scremandoli dopo un certo periodo (ad esempio, un anno) in base a un adeguato numero di esami da superare. I migliori potranno scegliere il corso di laurea d’interesse, fino all’esaurimento dei posti. In altre nazioni come la Francia è già così;

– studiare soluzioni per alleggerire il peso delle tasse universitarie. Ipotesi ‘contratto con lo studente’, con cui le matricole s’impegnano a versare all’università una cifra concordata all’atto dell’iscrizione e gli atenei – grazie al “job placement” universitario – assicurano un posto di lavoro adeguato entro un anno dalla laurea;

– fondo di finanziamento distribuito, per il 70%, secondo criteri oggettivi (costi standard) e, per il 30%, secondo criteri premiali, come nei Paesi più avanzati.

Questi i programmi di Lega e 5 stelle sull’Università. Ancora in attesa della prossima mossa, c’è chi afferma che Di Maio e Salvini siano già pronti per governare insieme: “I ragazzi l’accordo ce l’hanno già e comprende tutto, compresa la lite su chi guida un governo già deciso e destinato a vedere la luce prima di quanto tutti scommettano”, parola di Gianfranco Rotondi che a Il Giorno afferma quanto i due leader siano oramai preparati a lanciarsi verso la nuova avventura di governo condiviso.

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