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Startup Foodtech Italia, Chiara Rota di My Cooking Box: “Il digitale e la tecnologia come opportunità di crescita per l’agrifood”

Quest’oggi torniamo a parlare di startup del foodtech ovvero quelle imprese innovative italiane che hanno fatto del settore dell’agrifood il loro punto di partenza per un progetto di business altamente innovativo. Una delle realtà di maggior successo in questo ambito è My Cooking Box, startup fondata da Chiara Rota nel 2015 con lo scopo di permettere anche a persone straniere amanti della buona tavola di ricreare ricette italiane a regola d’arte. Ciò che offre la startup, infatti, sono delle box a tema culinario, al cui interno è presente tutto il necessario per ricreare la ricetta di un celebre chef italiano… Per conoscere meglio My Cooking Box ma anche il mondo del foodtech, però, abbiamo intervistato Chiara Rota…

Chiara Rota: il successo dei “meal kit” per riprodurre piatti da chef

Buongiorno Chiara. Raccontaci dell’idea che ha portato alla nascita di My Cooking Box

“L’idea è nata anni fa quando, in ambito lavorativo, incontravo spesso rappresentati stranieri con cui capitava di pranzare. In quel contesto, mi sono resa conto che il piatto italiano era in assoluto quello più desiderato: non era raro che, una volta tornati a casa, mi chiamassero per chiedere la ricetta del piatto che avevano assaggiato. Una volta che avevano la ricetta in lingua, però, il vero problema era reperire il giusto ingrediente: da qui l’idea di preparare dei kit che contenessero tutti gli ingredienti italiani e la relativa ricetta. Inizialmente, un po’ per passione e un po’ per assecondare le ricette, mi sono trovata a preparare questi sacchetti ma, in poco tempo, ho capito che dietro questa cosa poteva esserci un business”.

Chiara Rota, fondatrice della startup MyCooking Box, ci racconta quindi come abbia subito presentato il progetto alla sua Camera di Commercio che, capito il potenziale, l’ha accompagnata verso i tavoli tematici di Expo. Il business plan ha iniziato quindi a prendere forma sino ad arrivare in SpeedMeUp, l’incubatore dell’Università Bocconi: lì, oltre ad un periodo di formazione, la startupper ha avuto modo di creare il primo team ma anche di occuparsi della logistica e del creare le prime ricette per le box. Nel 2017, dopo un 2016 di test e feedback, c’è stato il primo ed effettivo anno di commercializzazione con un riscontro molto positivo.

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Ad oggi dove troviamo le box? Possono essere acquistate solo online o anche in negozi fisici?

“Le My Cooking Box sono nate principalmente per il canale B2B quindi le box possono essere acquistate presso store Mondadori, enoteche, gastronomie, aeroporti. L’online è arrivato solo a metà dell’anno scorso, soprattutto grazie ad Amazon che, dopo aver apprezzato il nostro prodotto, ci ha creato la categoria “Divento uno chef” all’interno della vetrina Made in Italy Gourmet: siamo quindi all’interno di cinque marketplace europei e, nel mentre, abbiamo anche creato il nostro e-commerce”.

A questo punto non rimane che scoprire il segreto del successo di My Cooking Box…

“Il segreto è sicuramente quello di aver creato un format unico che permette a chiunque di cucinare italiano ma non solo: il nostro prodotto “a lunga conservazione” ci permette di spedire i prodotti in tutto il mondo senza alcun problema logistico”.

Il mercato di My Cooking Box: avete molti clienti che acquistano da Paesi esteri?

“In un anno abbiamo consegnato le box in più di 22 nazioni: l’export non rappresenta ancora una percentuale altissima ma, nei poco più dei quattro mesi durante i quali abbiamo iniziato questo approccio, siamo arrivati al 15% del fatturato. I principali Paesi che acquistano le box sono Canada, Hong Kong ma anche l’Europa. Anche i tassi di riordino sono molto alti: sull’online la percentuale si aggira intorno al 19% mentre sulla parte B2B è circa al 29%”.

Avete aperto di recente il crowdfunding su Mamacrowd: come procede e cosa andrà a finanziare questa iniziativa?

“Il progetto sta andando benissimo. Nelle sole prime due settimane abbiamo raggiunto i 340mila euro. L’obiettivo è quello di potenziare l’internazionalizzazione, andando anche a selezionare una figura commerciale interna. Abbiamo anche un progetto retail, di cui è partner la società Enrst&Young, dell’apertura di un primo store a Milano al cui interno vi saranno tre concept: quello della vendita e dello storytellig delle box, la parte di assaggio e degustazione ed infine quello dedicato al marketing (show cooking, corsi, eventi, ecc…). L’obiettivo è quello di fare il primo progetto in Italia ma, in breve tempo, esportarlo all’estero partendo da Monaco per poi approdare a Francoforte e Londra. Infine, ma non per importanza, l’obiettivo di aprire negozi in franchising grazie al supporto dei nostri distributori che si sono rivelati interessati al progetto”.

Il foodtech in Italia

Il foodtech in Italia: a che punto siamo? Questo settore può rappresentare una delle chiavi per la ripresa del nostro Paese?

“Sono stata da poco a parlare ai Tavoli Giovani a Milano ed è uscito proprio il tema del foodtech. Il mio pensiero, anche alla luce di quanto affermato dai rappresentanti di aziende agricole e realtà dell’agrifood, è che le startup che legano il food al digitale e alla tecnologia portano sicuramente ad una ripresa dell’agricoltura o di tutto quel settore legato alla trasformazione della materia prima. D’altro canto, però, c’è tutto un mondo legato all’agricoltura che è rimasto indietro: il foodtech può essere una leva e un volano solo se gli agricoltori stessi iniziano a vedere la tecnologia e il digitale come un’opportunità”.

In conclusione dell’intervista, Chiara Rota di My Cooking Box ha fatto notare come, spesso, gli agricoltori vedano nel digitale e nella tecnologia qualcosa di troppo distante dalle proprie realtà. “Il digital e la globalizzazione danno infatti accesso a canali di vendita ancora poco esplorati ma dalle mille potenzialità. Noi stessi andiamo nelle diverse aziende per selezionare i prodotti, facendo storia e sponsorizzando le aziende stesse sul blog e attraverso le nostre box: se però le realtà non creano nemmeno un proprio sito web si va a perdere tutto il potere che deriva dalla sinergia tra digitale e settore agricolo”.

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