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Economia circolare, la startup Wastly: l’idea di tre innovatori sardi

Si parla spesso dell’innovazione come un processo di mero progresso tecnologico, tendendo altresì a tralasciare l’importante ruolo che gioca in tema di sostenibilità ambientale. Il fine ultimo di molte startup e PMI, così come di una buona fetta del panorama innovativo nazionale ed internazionale, è infatti quello di creare soluzioni smart che permettano di vivere meglio, ma con un occhio di riguardo verso il nostro pianeta. Ne è la prova la startup fondata da Paola Obino, Davide Melca e Davide Puddu che, con Wastly, hanno creato il primo marketplace per l’economia circolare.

Cos’è l’economia circolare?

Con il termine economia circolare si intende un sistema economico capace di rigenerarsi da solo. A differenza di quello tradizionale, questo modello economico prevede il reintegro in natura dei materiali biologici nonché il riutilizzo, anche in forme differenti da quelle originarie, delle materie tecniche utilizzate nella produzione industriale. Il modello, delineato e meglio definito nel 2010 dalla Ellen MacArthur Foundation, si ispira quindi ai meccanismi degli organismi viventi, capaci di regolarsi da sé: è proprio da qui che deriva il concetto di “circolare”. In questo modello economico si inserisce Wastly, startup innovativa nata nel 2015 grazie al supporto di investitori privati che nel 2016 si è aggiudicata il voucher startup da 50mila euro messo a disposizione da Sardegna Ricerche.

Wastly: la startup dedicata ai protagonisti della circular economy

Nonostante nel territorio sardo vi siano solamente 165 startup innovative, Wastly è la prova che puntare sull’innovazione possa regalare enormi soddisfazioni. La startup – fondata da Paola Obino, Davide Melca e Davide Puddu – propone una piattaforma tecnologica pensata per tutti gli operatori dell’economia circolare, dalle aziende produttrici ai raccoglitori, ai trasportatori e agli intermediari fino agli impianti di recupero e smaltimento, gli impianti di riciclo, le municipalità e i cittadini.
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Wastly consente di trovare non solo i contatti di tutti i soggetti coinvolti ma anche di verificare le autorizzazioni degli impianti di recupero e/o di smaltimento e l’iscrizione all’Albo Nazionale Gestori Ambientali. “In Italia abbiamo da una parte le aziende che lavorano con il mondo dei rifiuti e che intendono ridurne l’entità per lo smaltimento, aumentarne il recupero e agevolare la produzione di MPS (Materie Prime Secondarie, ndr); dall’altra abbiamo le aziende manifatturiere artigianali e industriali che, investite da questa rivoluzione, mirano a ridurre gli scarti interni e ad accogliere l’ingresso di materie prime e MPS nella linea produttiva” – ha commentato Paola Obino, in occasione della premiazione del Civic Hackathon, ospitato all’interno della settima edizione del Premio “Bologna Città Civile e Bella”. La giovane impresa ha quindi come obiettivo quello di instaurare un dialogo tra questi due mondi complementari, che solitamente non riescono ad entrare in relazione.

Paola Obino, Davide Melca e Davide Puddu: i tre innovatori italiani che guardano ad Europa 2020

L’impresa creata dai tre imprenditori sardi si rivolge quindi a quelle 500mila le aziende che ruotano attorno al mercato dei rifiuti e della manifattura che, a oggi, non riescono a fare alcun tipo di comunicazione tracciabile. Questo limite, a differenza di quanto auspicabile, comporta un notevole dispendio di tempo e di denaro. La startup italiana Wastly si propone dunque di diventare il primo network europeo certificato per la commercializzazione delle MPS grazie alla comunicazione e alla tracciabilità digitale di tutti gli operatori coinvolti. “Con l’utilizzo della nostra piattaforma è possibile arrivare fino a 7.5 miliardi di euro di risparmio in acquisto di materie prime grazie a una maggiore conoscenza degli attori presenti sul territorio, sia nazionale che locale” – ha spiegato Paola Obino.
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Paola Obino e Davide Melca, fondatori di Wastly (a destra) insieme ai fondatori di Sfreedo, altra startup premiata al Civic Hackathon di Bologna (a sinistra)

Il business plan aziendale si inserisce quindi perfettamente in Europa 2020, strategia decennale proposta dalla commissione europea nel 2010 che prevede l’adozione di sistemi che puntino ad una crescita economica intelligente, che non perda di vista sostenibilità e inclusività. Non a caso, Obino ha concluso spiegando “Grazie al nostro motore di ricerca, all’integrazione con i database nazionali e con l’Albo Nazionale Gestori Ambientali, è possibile infatti trovare e contattare direttamente gli operatori più vicini e risparmiare tempo nella verifica delle certificazioni, dal momento che ogni azienda viene verificata dal nostro team, scongiurando così sorprese al termine di trattative commerciali. Tutte azioni che convergono verso gli obiettivi dettati dalla strategia Europa 2020”.
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