allarme acqua i numeri sul futuro

L’allarme acqua fa paura all’Europa: nel 2050 mancherà al 30% dei cittadini, futuro in mano a startup e tecnologia

Crisi idrica, il mondo trema dopo il report dell’Elo

L’allarme acqua non dà tregua al pianeta. Adesso spaventa ancora di più dopo l’ultimo report presentato di recente dall’Elo, “Organizzazione Europea dei Proprietari Terrieri”. Secondo le stime dell’ente, nel 2050 non avrà accesso all’acqua 1 cittadino europeo su 3, circa il 30% contro l’11% di oggi. Un dato inquietante visto che finora il Vecchio Continente è stato tra i meglio serviti quanto ad approvvigionamento.
Rischia molto anche l’Italia, abituata fin troppo bene e attualmente prima per consumo in Europa di questo bene primario. Stando agli ultimi dati forniti dall’Istat, un italiano consuma in media quotidianamente ben 245 litri di acqua potabile. La sua inefficiente gestione provoca inoltre una perdita di 50 mc/km al giorno, un volume che soddisferebbe le necessità idriche di 10 milioni di persone.

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Tutta colpa dei cambiamenti climatici e degli sprechi

L’allarme acqua non è causato solo dai cambiamenti climatici, di cui i potenti della Terra si preoccupano ancora poco, ma anche dai continui sprechi in ambito domestico e agricolo che potrebbero essere facilmente evitati. Queste 2 cause produrranno nel medio-lungo periodo conseguenze nefaste se non verranno prese adeguate contromisure.
Da una parte, il livello dei mari continuerà ad aumentare, e di conseguenza la salinità dei fiumi, con diminuzione dell’acqua potabile; dall’altra, gli sprechi peseranno di più con la progressiva riduzione di quella potabile. A ciò si aggiungerà la crescita della domanda globale, legata agli aumenti di popolazione, consumi e aree urbanizzate. Secondo l’Ocse l’incremento si aggirerà intorno al 55% nel 2050. Nello stesso anno, la Fao prevede che i 2/3 della popolazione globale non avranno accesso all’acqua e vivranno in zone a rischio siccità.

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allarme acqua numeri preoccupanti per l'Europa

Nuove tecnologie per contrastare la crisi idrica

Contro l’allarme acqua, le nuove tecnologie potrebbero fare molto in futuro. Big data, AI e startup non riusciranno certo a impedire i cambiamenti climatici, ma potranno offrire un grande aiuto per diminuire gli sprechi. Nel 2014-2017 l’UE ha sostenuto economicamente una piattaforma informatica che, in collaborazione con il “Politecnico” di Milano, ha lavorato su programmi come “SmartH2O” per diminuire l’impiego e gli sprechi di acqua potabile.
Persino i colossi del web e della tecnologia lavorano da tempo in questa direzione. Tra essi figura il noto incubatore statunitense “Y Combinator”, presieduto da Sam Altman, che ha incalzato le startup a fare qualcosa per la crisi idrica promettendo significativi investimenti. Altman ha sottolineato come prioritaria la creazione di impianti tecnologici per desalinizzare e purificare l’acqua, nonché quella di sistemi di irrigazione smart per diminuirne l’impiego a livello agricolo.

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Tante innovazioni grazie a università e startup

Per contrastare l’allarme acqua l’Università dell’Arizona si è già messa in moto realizzando “Hexocover”, un tettuccio intelligente costituito da pannelli di plastica e sfere collegate che impedisce l’evaporazione. Invece il “Food Pilot Lab” della “Libera Università” di Bolzano ha ideato una membrana hi-tech realizzata in nylon 6 che filtra dall’acqua residui e batteri limitandone drasticamente gli sprechi.
Anche le startup hanno dichiarato guerra alla crisi idrica. SmarTap ha messo a punto nel 2013 un sistema intelligente per ridurre gli sprechi domestici di acqua. Consente di regolarne la temperatura e di chiudere a distanza i rubinetti dimenticati aperti tramite un semplice pannello di controllo collegato al wi-fi. Grazie alla tecnologia di “Warka Water” è possibile arrivare a produrne 100 litri ogni giorno sfruttando l’aria, che genera acqua in modo naturale a causa dell’escursione termica.

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