Vai al contenuto

Il business delle case, il sito di annunci, il futuro immobiliare. Parla Carlo Giordano, Ad di Immobiliare.it

Compravendite, locazioni, annunci, richieste, offerte.
Come si muove, oggi, il mercato immobiliare in Italia? Carlo Giordano, Ad di Immobiliare.it, racconta com’è nato il sito di annunci immobiliari più famoso d’Italia.
L’idea, la concorrenza, ma anche il futuro del mattone e la crisi finanziaria, sono solo alcuni dei temi trattati.
Ecco l’intervista in esclusiva per Business.it.

Immobiliare.it

IMMOBILIARE.IT è nato nel 2007: com’è nata l’idea? Com’era e com’è cambiato?

L’idea del sito è nata facendo quattro chiacchiere con due amici, uno dei quali conosciuto alle elementari. Avevamo tutti un posto fisso e solide carriere in diverse aziende, ma il sogno comune era quello di provare a fare qualcosa di completamente nostro. Non eravamo né giovani né sbruffoni, ma ci siamo seduti e, con calma, abbiamo compilato un business plan. Quindi eravamo credibili anche per gli investitori. Quello che ci ha salvato sono stati buon senso e umiltà, con i quali tuttora ci rapportiamo con i nostri clienti/utenti.

Perché proprio un sito di annunci immobiliari?

Perché abbiamo guardato alle nostre vicine Germania e Francia, che possiedono una platea linguistica come la nostra. All’inizio degli anni 2000 i due paesi avevano una forte ricerca su internet in due campi: gli immobili e i motori. In Italia esisteva ancora una certa diffidenza nell’uso del digitale dopo il millennium bag e la bolla della new economy. Ma nei due Stati presi come riferimento non solo funzionava, era il metodo preferito con il quale gli utenti cercavano una nuova casa o vendevano la loro auto! L’innovazione viaggia velocemente, per questo abbiamo scommesso su un sito del quale esisteva già il dominio, comprandolo da un agente immobiliare di Savona. Prima di noi c’era casa.it, il nostro competitor da sempre. Quest’ultimo aveva già una solida struttura alle spalle, godendo di una bella fetta di mercato da oltre 10 anni senza reali concorrenti. Quello che abbiamo fatto noi è stato investire nella comunicazione: contavamo sulle 350mila persone che cercavano casa! Internet non era ancora percepito come una soluzione per ricercare un immobile. Quindi, offrire ai potenziali utenti uno strumento che potesse incrociare molti più dati di quanti erano stati offerti loro fino ad allora con le sole agenzie era il nostro scopo. La soddisfazione del cliente viene prima di tutto!

Dove siete oggi?

Fin dall’inizio abbiamo guardato lontano, sul lungo periodo. La nostra cifra di investimento iniziale era l’abbonamento annuale di 120 euro, con pagamento anticipato, in modo da poter investire nei mesi successivi ciò che guadagnavamo. Siamo partiti con 6 persone, ad oggi siamo arrivati a 220 tra uffici su Roma e Milano. Siamo orgogliosi perché non possiamo definirci start up, ma l’entusiasmo è esattamente quello di una nuova avventura! Eppure noi abbiamo raggiunto il successo gradualmente, negli anni, reinvestendo tutto. Attualmente possiamo contare su 21mila abbonati e 1 milioni di visitatori al giorno. Come siamo riusciti a raggiungere il già quotato casa.it? Stando vicini ai nostri clienti, proponendo le potenzialità del nostro servizio  a prezzi competitivi. Quello che abbiamo voluto instaurare è un rapporto di fiducia, quindi anche quando i nostri competitor sono stati acquistati da News Corp (Australia), e si sono posizionati come primi sul mercato grazie ad infinite risorse, non ci siamo persi d’animo e abbiamo fatto del nostro meglio per dire la nostra sul mercato

casa

Il business delle case: è ancora vantaggioso investire nel mattone? Come sta andando il mercato nazionale?

La casa è un punto di riferimento per noi italiani, valorizza il valore della famiglia e delle nostre radici. Negli anni addietro era un vero investimento comprare casa. In media, con un buon lavoro, si faceva un mutuo a 20 anni, i tassi di interesse erano bassi, così si poteva anche comprare una seconda casa per le vacanze o una per i figli. Oggi è quasi impossibile. Mutui a 30 o a quarant’anni, di conseguenza la banca ci guadagna parecchio e non può che essere uno solo l’immobile acquistato. Si tratta, forse, più di un risparmio che di un vero e proprio investimento, in quanto si acquista perché è un bene che diventerà di mio possesso invece di spendere soldi in locazione. Ma ormai tutto è cambiato. La casa da acquistare è un’esigenza che arriva tardi, magari con la nascita di una famiglia. I giovani sono più esigenti e preferiscono un affitto sui Navigli, coabitando con un collega, piuttosto che comprarsi una casa in periferia. Cambia la mentalità, cambiano le abitudini. Restiamo comunque uno dei paesi col il tasso più alto di proprietà, ovvero l’81% degli italiani ha una casa intestata per nucleo familiare. É la famiglia il vero motore del risparmio, i soldi italiani sono quasi tutti negli immobili.

Il mondo digitale e il mercato immobiliare: come si sono incontrati?

Comprare casa è importante, vuol dire investire i risparmi di una vita. Noi italiani non ci spostiamo molto rispetto ai cittadini dei paesi nordeuropei, siamo meno flessibili per tradizione, anche se la tendenza sta cambiando e conseguentemente si sceglie l’affitto visto che il lavoro è precario. Almeno fino a che non si mette su famiglia. La nostra forza sta nella scelta che proponiamo, il nostro è un nuovo modo di cercare casa. Calcoliamo che prima di scegliere, un utente sosta sul nostro sito per 8, 3 mesi. È il tempo che occorre per guardare, salvare i preferiti, visionare la zona e fare un primo tour virtuale dell’immobile prima di effettuare la visita di persone. Internet è uno strumento senza uguali, possiamo decidere con elementi migliori, senza pressioni. Per questo abbiamo voluto far crescere Immobiliare.it come un vero e proprio supporto personalizzato per chi cerca o vende casa. Anche la nostra App ha riscosso un enorme successo. Siamo stati contattati dalla Apple per mettere a punto la nuova versione per l’iphone 10, visto che la nostra è una App di categoria “essentials”. In questo gruppo, infatti, l’AppStore racchiude tutte le applicazioni “must have”. Per noi è un onore farne parte. In generale posso affermare che il mondo digitale e il mercato immobiliare hanno creato un connubio perfetto, per noi si è rivelato la base di un marketplace democratico e capillare.

Cos’è Immobiliare Labs?

Le nostre sedi sono divise tra Roma e Milano. Quest’ultima viene dedicata quasi esclusivamente alla parte commerciale, mentre Roma è il nostro vero polo tecnologico. Da lì parte l’offerta di lavoro che raccoglie talenti dall’intero Sud Italia. La sede nella capitale è il quartier generale delle ricerche e degli investimenti sullo sviluppo. Lavoriamo sodo per raggiungere innovazioni che cambino l’esperienza sul sito dei nostri utenti e una volta lanciate siamo contenti di condividerle. Questo perché la casa non è il prodotto che vendiamo, ma l’utente e la sua soddisfazione sono ciò che puntiamo a realizzare.

Cosa ne pensa di bandi come Paese-Cammini e Percorsi, volto a riqualificare edifici abbandonati di proprietà dello Stato e altri Enti Pubblici?

Sono iniziative importanti, ma non bastano. L’Italia potrebbe vivere di turismo, abbiamo tutto. Nessun altro paese ha da offrire più di noi, possediamo la storia del mondo, ma manca la cultura di raccontare nel digitale cosa sarebbe “l’esperienza del viaggio” in Italia. .. Sono favorevole ad iniziative come questa perché valorizzare un immobile significa valorizzare il territorio. E come noi mi sento di aggiungere, infine, che la Grecia è un paese con altrettante potenzialità dove manca un giusto piano di investimenti sul territorio. 

Le interviste di Business.it

Intervista a Colleen Stanley: l’intelligenza emotiva per essere un vero venditore
Intervista a Mirko Pallera, CEO Ninja Marketing: “Fermarsi e respirare nuove energie, oggi, è fondamentale
Intervista a Janet De Nardis: “Il mio Roma Web Fest è tutta un’altra serie”
Cosmano Lombardo, Founder&CEO di Search On Media Group, ci parla di sè e della digital technology
Riflessioni d’estate: Scripta Volant, l’abbecedario pubblicitario di Paolo Iabichino