torino – Business.it https://www.business.it I segreti del potere - Notizie e retroscena Tue, 12 Jul 2022 08:49:31 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=7.0 https://www.business.it/wp-content/uploads/2023/01/cropped-Favicon_Business.it_-32x32.jpg torino – Business.it https://www.business.it 32 32 Ragazza 16enne confessa di essere lesbica, ma i genitori la portano dall’esorcista https://www.business.it/ragazza-16enne-confessa-di-essere-lesbica-ma-i-genitori-la-portano-dallesorcista/ Thu, 14 Apr 2022 20:30:42 +0000 https://www.business.it/?p=90442 Un esorcismo per guarire dall’omosessualità. E’ stata questa la richiesta fatta ad un sacerdote dai genitori di Giulia (nome di fantasia), per cercare di far guarire la figlia per essersi dichiara lesbica. La ragazza di 16 anni aveva deciso di fare coming-out rivelando di essere lesbica ed avere una fidanzata: da quel momento sono iniziati… Read More »Ragazza 16enne confessa di essere lesbica, ma i genitori la portano dall’esorcista

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Un esorcismo per guarire dall’omosessualità. E’ stata questa la richiesta fatta ad un sacerdote dai genitori di Giulia (nome di fantasia), per cercare di far guarire la figlia per essersi dichiara lesbica. La ragazza di 16 anni aveva deciso di fare coming-out rivelando di essere lesbica ed avere una fidanzata: da quel momento sono iniziati litigi, divieti di uscire di casa e persino l’idea di guarire la giovane con un esorcismo. Il calvario della minorenne è accaduto a Torino, ed è stato riportato da Repubblica: Giulia stanca delle vessazioni, ha raccontato tutto a un insegnante di scuola spiegando gli abusi di cui era vittima. Da quanto ha riportato il quotidiano, la madre controllava il suo abbigliamento e le impediva di uscire. Dopo le rivelazioni e l’intervento delle autorità scolastiche, la giovane è stata allontanata dalla famiglia. Le indagini condotte dalla pm Barbara Badellino hanno poi fatto emergere la richiesta dell’esorcismo.

L’esorcismo e il rifiuto del sacerdote
E’ stato ascoltato anche il sacerdote chiamato dai genitori per “guarire” dall’omosessualità la figlia. Il prete ha raccontato di essersi però rifiutato, spiegando ai genitori: “Non c’è il maligno dietro all’omosessualità. Non si può fare un esorcismo per questo. Io posso solo parlarle per darle un conforto religioso”. I servizi sociali hanno lavorato intensamente per aiutarla, intervenendo sia con un percorso di supporto psicologico a lei dedicato, sia con un accompagnamento dei genitori per portarli verso l’accettazione dell’omosessualità della figlia.

Non è stato facile, ma dopo il percorso riabilitativo l’obiettivo è stato raggiunto e la procura ha poi chiesto l’archiviazione dall’accusa di maltrattamenti contestata ai genitori, ritenendo che fosse importante evitare di portare avanti a livello giudiziario una situazione che si era ricomposta, per preservare il più possibile quell’equilibrio familiare ritrovato.

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Torino, rifiuta esami del sangue per evitare il vaccino: medico minacciato https://www.business.it/medico-di-torino-minacciato-da-un-no-vax/ Tue, 04 Jan 2022 10:25:50 +0000 https://www.business.it/?p=85625 Diego Pavesio è un medico, componente della commissione Solidarietà dell’Ordine dei Medici di Torino. Pavesio decide di pubblicare un lungo post sui suoi canali social nel quale racconta la brutta avventura occorsagli pochi giorni fa. Un suo paziente con convinzioni anti vacciniste gli avrebbe chiesto a più riprese di prescrivergli degli esami del sangue che,… Read More »Torino, rifiuta esami del sangue per evitare il vaccino: medico minacciato

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Diego Pavesio è un medico, componente della commissione Solidarietà dell’Ordine dei Medici di Torino. Pavesio decide di pubblicare un lungo post sui suoi canali social nel quale racconta la brutta avventura occorsagli pochi giorni fa. Un suo paziente con convinzioni anti vacciniste gli avrebbe chiesto a più riprese di prescrivergli degli esami del sangue che, secondo lui, avrebbero potuto evitargli la vaccinazione contro il Covid. Al rifiuto del medico, motivato da ragioni scientifiche, il paziente no vax avrebbe reagito in malo modo, minacciandolo pesantemente. Ma le stesse richieste di esami inutili starebbero giungendo sui tavoli di diversi suoi colleghi.

Il medico di Torino Diego Pavesio

“Io sono tenuto a visitarla e a prescriverle esami solo se lo ritengo opportuno. Il medico di famiglia non è un salumiere e lei non sta ordinando un etto di prosciutto. Non può richiedermi degli esami perché lo ha deciso lei. Ha minacciato di fare il mio nome ai carabinieri, ma io nel frattempo ho provveduto a ricusarla in quanto è venuto meno il rapporto di fiducia medico-paziente”. È questo il contenuto della lettera di fine rapporto, inviata dal medico di Torino, Diego Pavesio, al suo paziente no vax.

“In quanto mio medico di base lei è tenuto a fare ciò che le chiedo”, si legge ancora nel post del medico di Torino che condivide la lettera inviatagli dal suo ormai ex paziente. “Cioè la prescrizione di alcuni esami generali perché ho piacere di farmi un controllo e non devo dare spiegazioni del motivo. In caso contrario sarò obbligato a fare il suo nome ai carabinieri, in quanto si rifiuta di svolgere il suo dovere. La stessa cosa è già successa con mia moglie”.

Una minaccia di denuncia alle forze dell’ordine che non è andata proprio giù al medico torinese. Non esistono esami prevaccinali – spiega Pavesio – non si possono prescrivere, non l’ho mai fatto e non lo farò mai perché non servono a nulla. Si vaccini il prima possibile, la variante Omicron ha un’infettività mostruosa e contagerà tutti i non vaccinati in poche settimane. Buona giornata e buon anno”.

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Torino, il leader no green pass furioso: “Mia madre multata, ha tre vaccini” https://www.business.it/la-denuncia-del-leader-no-green-pass-di-torino/ Mon, 20 Dec 2021 10:23:58 +0000 https://www.business.it/?p=85280 Sabato 18 dicembre è stato il 24esimo sabato consecutivo di protesta da parte del movimento no green pass a Torino. Il capoluogo piemontese rimane di fatto al momento l’unico dove si continua a manifestare contro vaccini e green pass ogni settimana. Ad animare la protesta torinese c’era anche Marco Liccione, considerato uno dei leader del… Read More »Torino, il leader no green pass furioso: “Mia madre multata, ha tre vaccini”

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Sabato 18 dicembre è stato il 24esimo sabato consecutivo di protesta da parte del movimento no green pass a Torino. Il capoluogo piemontese rimane di fatto al momento l’unico dove si continua a manifestare contro vaccini e green pass ogni settimana. Ad animare la protesta torinese c’era anche Marco Liccione, considerato uno dei leader del movimento. Lo stesso Liccione che è stato spesso ospite dei talk show televisivi. Stavolta a fare notizia è la sua denuncia che la madre, vaccinata con tre dosi, è stata multata dalle forze dell’ordine durante la manifestazione perché senza mascherina.

Marco Liccione, leader dei no green pass di Torino

Sabato scorso alcune migliaia di no green pass si sono radunati in piazza Castello a Torino. Dopo alcuni interventi susseguitisi dal palco, un nutrito gruppo di manifestanti ha deciso di partire in corteo per le vie della città nonostante i divieti. Il gruppo ha attraversato i Giardini Reali dirigendosi lontano dal centro. “È umiliante che il corteo vada in periferia, questa è la nostra piazza, qua noi non ci spostiamo”, ha invece annunciato dal palco di piazza Castello Serena Tagliaferri del movimento No Paura Day.

Ma è la denuncia di Liccione a fare notizia. “Mia mamma ha tre vaccini perché è debole. – si vede il leader dei no green pass in un video mentre arringa gli altri manifestanti – Non ci ho potuto fare niente. È venuta alla manifestazione con la mascherina. Sapete cosa le hanno fatto? Le hanno fatto la multa. Adesso ci fermiamo qua e finché non gliela levano noi non ce ne andiamo”, minaccia.

“Hanno colpito mia madre per colpire me. – si infuria il leader della protesta a Torino – La polizia ha atteso che alcuni dei nostri rimanessero soli in piazza e mentre stavano ritirando l’attrezzatura dello stand li hanno identificati dicendo che avrebbero fatto le multe. Mia madre a differenza di altri era con la mascherina. Ma le hanno detto che non interessava e che avrebbe dovuto fare ricorso, per questo la decisione di fermare il corteo”. Poi fortunatamente la situazione si è risolta pacificamente.

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Maestra licenziata per video hard, l’ex si pente: “A mio figlio insegnerò a rispettare le donne” https://www.business.it/maestra-video-hard-ex-pentito/ Wed, 19 May 2021 19:31:41 +0000 https://www.business.it/?p=77531 Nella primavera del 2018 aveva diffuso in una chat degli amici del calcetto delle immagini e video di atteggiamenti intimi della fidanzata, maestra in un asilo nel Torinese, senza avere però il suo consenso. La ragazza, riconosciuta da scuola e genitori, fu costretta a dimettersi dal suo posto di lavoro. Oggi 29enne, il colpevole di… Read More »Maestra licenziata per video hard, l’ex si pente: “A mio figlio insegnerò a rispettare le donne”

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Nella primavera del 2018 aveva diffuso in una chat degli amici del calcetto delle immagini e video di atteggiamenti intimi della fidanzata, maestra in un asilo nel Torinese, senza avere però il suo consenso. La ragazza, riconosciuta da scuola e genitori, fu costretta a dimettersi dal suo posto di lavoro. Oggi 29enne, il colpevole di quell’episodio si è pentito del suo gesto: “Ho sbagliato a condividere quelle foto, non volevo farle del male. Il Tribunale mi ha fornito un’occasione di crescita”. All’uomo è stata concessa la messa alla prova come percorso alternativo per evitare processo e condanna: per dodici mesi il 29enne dovrà allenare una squadra di calcio composta da giovanissimi con disagi. “Allenerò dei ragazzi disabili – ha raccontato a La Stampa -. Un’esperienza che mi arricchirà dal punto di vista umano. Mi troverò in un contesto in cui sarà fondamentale l’attenzione all’altro”. Il ragazzo se l’è cavata perché all’epoca dei fatti il reato di revenge porn non era ancora stato inserito nella legislazione penale.

“Non pensavo, forse ingenuamente, che quegli scatti sarebbero stati divulgati – ha detto il 29enne ripensando al gesto -. Li avevo inviati in un gruppo chiuso, la chat dello spogliatoio del calcetto. Non volevo pubblicarli sui social e renderli fruibili a chiunque”. Gli scatti della maestra erano rimbalzati di cellulare in cellulare, tra compagni di calcetto, genitori degli alunni, colleghe e preside della scuola. E la giovane, vittima di pettegolezzi era stata costretta a lasciare il lavoro. Come ha spiegato il quotidiano, la vicenda poi è finita in in Tribunale. Tredici mesi di reclusione per violenza privata e diffamazione è la pena inflitta alla dirigente dell’Istituto, accusata di aver obbligato la giovane a dimettersi e di aver convinto le altre insegnanti a trovare un pretesto per poterla allontanare. Una mamma di una bambina dell’asilo e un’ex collega della maestra, che avevano inviato gli scatti a delle amiche, sono state condannate rispettivamente a un anno e a otto mesi. Il ventinovenne, difeso dall’avvocato Alessandro Dimauro, il processo l’ha evitato: all’epoca dei fatti il reato di revenge porn non era ancora stato inserito nella legislazione penale.

“Ho sbagliato a condividere quelle foto, è stata una sciocchezza che ho pagato cara. Ora il Tribunale mi ha fornito un’occasione di crescita – ha detto ancora il 29enne -. Non era mia intenzione farle del male, non è stata cattiveria. La scuola, invece, credo abbia agito per farla licenziare. Avessi una figlia, le direi di non inviare foto a nessuno, nemmeno a un fidanzato. Se il figlio fosse maschio gli insegnerei ad avere rispetto per le donne”.

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Silvia, transgender aggredita in strada con il fidanzato: “Non guardarmi o ti uccido” https://www.business.it/silvia-transgender-torino-aggressione/ Mon, 10 May 2021 19:23:43 +0000 https://www.business.it/?p=77207 Un gesto semplice come passeggiare serenamente in strada con il proprio fidanzato ancora non è concesso a tutti. E’ quello che è accaduto a Silvia, una ragazza transgender che l’altra sera ha deciso come tanti di fare una passeggiata con il suo compagno per godersi le recenti riaperture. E invece quella passeggiata per poco non… Read More »Silvia, transgender aggredita in strada con il fidanzato: “Non guardarmi o ti uccido”

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Un gesto semplice come passeggiare serenamente in strada con il proprio fidanzato ancora non è concesso a tutti. E’ quello che è accaduto a Silvia, una ragazza transgender che l’altra sera ha deciso come tanti di fare una passeggiata con il suo compagno per godersi le recenti riaperture. E invece quella passeggiata per poco non si è trasformata in tragedia, visto che la coppa è stata aggredita da uno sconosciuto. “Ero vestita al femminile, senza tacchi o gonna – ha confidato la ragazza al sito gay.it -. Avevo un jeans, una felpa e un filo di trucco. Ero con il mio compagno quando ho sentito qualcuno urlarci contro”. Un uomo, infatti, si è alzato di scatto dal suo posto a sedere in un bar, urlando contro la coppia parole offensive probabilmente infastidito dalla natura transgender di Silvia. “Io vi ammazzo” avrebbe detto ancora nel caos generale. Poi ha provato a colpire Silvia a calci. Ha continuato a minacciare i due con una bottiglia di birra che aveva tra le mani. “Abbiamo cercato di mantenere la calma perché eravamo a 200 metri dall’albergo. Eravamo però in una zona isolata. L’uomo ha continuato ad urlarci contro nell’indifferenza generale”, ha detto ancora la giovane.

Con l’unica colpa di essere una ragazza transgender, Silvia vive nel terrore di nuove aggressioni. Infatti come ha raccontato lei stessa, non è la prima volta che le accadono episodi di questo tipo. Già 5 anni prima era stata picchiata per strada mentre era in compagnia di un’amica. “Erano in 5 contro due – ha spiegato Silvia – e uno di questi uomini ha cercato di picchiare la ragazza che era con me. A salvarla è stato il suo cane. Da quel giorno mi sono ripromessa che avrei sempre portato con me lo spray al peperoncino. In quell’occasione se la sono presa con me e con un’amica cisgender, questa volta con il mio fidanzato. Non avevamo fatto niente in particolare, stavamo camminando insieme per strada. Non ho portato con me lo spray perché con lui mi sento al sicuro, ma dopo questo brutto episodio non lo lascerò mai più”.

Fortunatamente nessuno è rimasto ferito. “Abbiamo avuto molta paura. Il mio ragazzo ne ha avuta meno di me, forse. Io ero terrorizzata, anche se avrei voluto reagire. Non sono il genere di persona che fa scenate in pubblico, quindi ho evitato di urlare. Fortunatamente non ho detto nulla, perché quell’uomo mi ha subito intimato di star zitta per un’occhiata. “Altrimenti ti uccido”, ha concluso”.

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Arriva un lavoro per Rachid, l’uomo che da 4 mesi dormiva in macchina https://www.business.it/rachid-saiad-lavoro-senzatetto/ Thu, 08 Apr 2021 04:29:13 +0000 https://www.business.it/?p=76217 Senza lavoro, senza casa, senza speranze. Era questa la vita che conduceva ormai da tempo Rachid Saiad. L’uomo 43 anni di origine marocchina, ormai da 4 mesi dormiva in macchina, una Seat grigia che un amico gli aveva messo a disposizione perché ci dormisse dentro, dopo che lo aveva notato dormire su una panchina a… Read More »Arriva un lavoro per Rachid, l’uomo che da 4 mesi dormiva in macchina

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Senza lavoro, senza casa, senza speranze. Era questa la vita che conduceva ormai da tempo Rachid Saiad. L’uomo 43 anni di origine marocchina, ormai da 4 mesi dormiva in macchina, una Seat grigia che un amico gli aveva messo a disposizione perché ci dormisse dentro, dopo che lo aveva notato dormire su una panchina a fine novembre del 2020. Un gesto che gli ha risparmiato le durezze dell’inverno piemontese. Nello stesso periodo, come se non bastasse, Rachid si era visto recapitare anche un’altra brutta notizia. Sua moglie, che sta a Casablanca, gli aveva comunicato di aver avviato le carte per la separazione. Rachid pensava di aver toccato il fondo, e invece dopo mesi che quella Seat grigia giaceva in un parcheggio nella periferia di Torino, i Vigili Urbani del Comune di Torino hanno deciso di rimuoverla, lasciando l’uomo senza un tetto sopra la testa.

Rachid non ha avuto neanche il tempo di trovare posto alle buste di plastica in cui aveva conservato gli abiti che i cittadini del quartiere gli hanno regalato. Sabato 3 aprile, alla vigilia di Pasqua, Rachid era in lacrime e arrabbiato con tutti. In qualche modo quell’auto era l’unica cosa che aveva e vedersela portare via lo ha distrutto psicologicamente. Gli abitanti della zona fanno una colletta e raccolgono gli euro necessari a fargli passare nel vicino albergo almeno il week-end pasquale.

La sua triste storia ha destato molto interesse perché Rachid, non più tardi di 3 anni fa, ha salvato madre e figlia da morte certa, estraendole dalle lamiere dopo un incidente stradale nella zona di Ivrea, a nord di Torino. Toccato il fondo però non si può far altro che risalire, e così anche per lui finalmente si sono iniziate a muovere buone notizie. Un imprenditore del torinese, nel settore automotive, ha offerto un contratto a tempo indeterminato a Rachid, che comincerà a lavorare giovedì in una fabbrica della provincia, un lavoro adeguato alle sue possibilità fisiche, compromesse da un’ulcera e da una gamba offesa proprio nel salvataggio di 3 anni fa.

Inoltre il Comune di Torino, sollecitato per trovare una rapida soluzione al problema abitativo di Rachid, gli ha proposto un posto in un dormitorio comunale.

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Attesa trapianto troppo lunga: mamma medico dona organo alla figlia salvandole la vita https://www.business.it/trapianto-mamma-dona-organo/ Fri, 26 Mar 2021 06:51:08 +0000 https://www.business.it/?p=75910 L’amore di una madre non ha limiti: una mamma di 43 anni, medico, ha donato la parte sinistra del suo fegato alla figlia di 3 anni, affetta da una rara malattia congenita. Un gesto d’amore che ha salvato la vita della bambina, che da un anno era in lista d’attesa per il trapianto, e che… Read More »Attesa trapianto troppo lunga: mamma medico dona organo alla figlia salvandole la vita

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L’amore di una madre non ha limiti: una mamma di 43 anni, medico, ha donato la parte sinistra del suo fegato alla figlia di 3 anni, affetta da una rara malattia congenita. Un gesto d’amore che ha salvato la vita della bambina, che da un anno era in lista d’attesa per il trapianto, e che non poteva più attendere oltre. L’intervento si è svolto all’ospedale Molinette di Torino. La bambina è affetta da una rara malattia congenita del fegato che determina ittero irreversibile, a sei settimane di vita era già stata sottoposta a un’operazione con intento riparativo. A sole 6 settimana di vita era stata sottoposta ad un’operazione con intento riparativo (intervento di Kasai). Un’operazione che, pur ristabilendo il flusso biliare verso l’intestino e risolvendo l’ittero, non avevano scongiurato l’evoluzione del fegato verso la cirrosi epatica. Ai primi segni di scompenso funzionale della malattia cirrotica, la giovanissima paziente era stata presa in cura nel reparto Gastroenterologia pediatrica dell’ospedale Infantile Regina Margherita. Quindi inserita nella lista d’attesa nazionale per trapianto di fegato pediatrico già nel maggio dell’anno scorso.

Durante la pandemia non si erano presentate per lei offerte d’organo da donatore deceduto con le dimensioni e le caratteristiche idonee. Nel frattempo, le sue condizioni sono peggiorate a causa di fenomeni infettivi che ne hanno condizionato uno stato di malnutrizione e scarsa crescita, tanto che pesava appena 11 chili. Di fronte a una attesa non più sostenibile, la madre della bambina si è proposta come donatrice. Dopo un’attenta valutazione da parte della équipe trapianti e il giudizio favorevole della Commissione terza parte attivata dalla Direzione sanitaria, la donna è stata considerata idonea.

L’intervento di 12 ore, eseguito dal professor Renato Romagnoli del centro trapianto di fegato delle Molinette è tecnicamente riuscito, con la collaborazione della sua equipe con il dottor Fabrizio Gennari, direttore della chirurgia pediatrica del Regina e l’equipe dell’Anestesia e rianimazione 2 delle Molinette, diretta dal dottor Roberto Balagna.

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L’inferno di Paolo: “Io, costretto a prostituirmi per pagare debiti di droga” https://www.business.it/paolo-trappola-droga-torino/ Sat, 20 Mar 2021 05:06:54 +0000 https://www.business.it/?p=75685 Festini a base di crack a cui fanno da sfondo belle case, alloggi in centro, feste con Champagne e fiumi di droga. Il tutto ben organizzato da alcuni imprenditori della Torino “bene”. Luigi Pelazza, reporter della trasmissione televisiva Le Iene, nella sua nuova inchiesta ha svelato il mondo nascosto che starebbe dietro ad alcuni salotti… Read More »L’inferno di Paolo: “Io, costretto a prostituirmi per pagare debiti di droga”

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Festini a base di crack a cui fanno da sfondo belle case, alloggi in centro, feste con Champagne e fiumi di droga. Il tutto ben organizzato da alcuni imprenditori della Torino “bene”. Luigi Pelazza, reporter della trasmissione televisiva Le Iene, nella sua nuova inchiesta ha svelato il mondo nascosto che starebbe dietro ad alcuni salotti torinesi. A raccontare la sua testimonianza è un Paolo, un ragazzo torinese di 25 anni. La sua storia è un abisso fatto di droga e ricatti sessuali, violenze, e perfino una morte misteriosa, avvenuta lo scorso anno. “Faresti qualsiasi cosa per il crack. Quando ne hai bisogno, ne vuoi ancora e ancora – ha spiegato il ragazzo alle Iene -. E finisci per venderti. Loro lo sanno e lo considerano un gioco. Altri ragazzi, come me, frequentano quegli alloggi, della Torino bene. Nel mio caso è stato uno spacciatore marocchino a indirizzarmi. Mi ha detto che un suo amico gli aveva chiesto di procurargli tossicodipendenti disposti ad avere rapporti omosessuali in cambio di droga. All’inizio ho rifiutato. Poi la carenza di crack ti toglie ogni freno”.

Una Torino insolita, misteriosa e perversa, che ricorda in parte le atmosfere macabre svelate dall’inchiesta milanese su “Terrazza Sentimento”, dell’imprenditore Alberto Genovese, accusato di aver stuprato una diciottenne durante un party. Nel mirino come invitati di questi lussuosi appartamenti sono tutti ragazzi, alcuni giovanissimi. Tossicodipendenti reclutati nelle strade del crack, nei gironi più profondi della droga. Seguendo le tracce di questo racconto, a tirare le fila ci sarebbero due ricchi imprenditori di Torino, uno dei quali già finito anni fa nei guai per un’inchiesta di sfruttamento della prostituzione. Attraverso una rete di spacciatori arruolati come procacciatori, i due si farebbero carico dei debiti di droga dei clienti più giovani e in cambio pretenderebbero rapporti sessuali.

“Sono andato a casa di entrambi per mesi. Ti invitano a drogarti e a fumare crack quanto ne vuoi”, ha raccontato ancora Paolo. Secondo l’inchiesta, a volte, per vincere la resistenza ad avere rapporti completi, durante gli incontri organizzati nelle due abitazioni sarebbero stati utilizzati farmaci inibitori della volontà, come il Ghb, una delle droghe dello stupro, sostanza che può essere diluita e somministrata con le bevande.

“Un giorno – ha proseguito ancora il 25enne – mentre ero nell’appartamento di uno dei due imprenditori è arrivato un uomo, un amico del padrone di casa. Abbiamo iniziato a bere. C’era dalla vodka. Dopo un po’ mi sono reso conto che non ero più padrone delle mie azioni. Non riuscivo a reagire”.

Paolo, nei giorni scorsi, ha presentato una lunga e dettagliata denuncia ai carabinieri. Ed è entrato in una comunità per iniziare un percorso di disintossicazione.

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Mondo Convenienza, la denuncia: “Noi facchini sfruttati come animali” https://www.business.it/mondo-convenienza-denuncia-facchini/ Thu, 18 Mar 2021 05:33:37 +0000 https://www.business.it/?p=75591 Turni massacranti, senza pause nemmeno per un pranzo veloce. E’ la vita massacrante che sono stati costretti a sopportare per molti anni Mirel, Vasile e Gheorghe, prima di trovare il coraggio di mollare il lavoro e denunciare per sfruttamento la cooperativa TSL Service, per conto della quale facevano consegne e montaggi di mobili di Mondo… Read More »Mondo Convenienza, la denuncia: “Noi facchini sfruttati come animali”

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Turni massacranti, senza pause nemmeno per un pranzo veloce. E’ la vita massacrante che sono stati costretti a sopportare per molti anni Mirel, Vasile e Gheorghe, prima di trovare il coraggio di mollare il lavoro e denunciare per sfruttamento la cooperativa TSL Service, per conto della quale facevano consegne e montaggi di mobili di Mondo Convenienza. I tre ex-facchini hanno raccontato a Fanpage.it le condizioni di lavoro pesanti a cui erano sottoposti: “Si comincia la mattina alle 6 meno 10, per andare a caricare la merce da consegnare – ha iniziato a spiegare Vasile – e non sono mai più meno di 10 ore al giorno. Se finisci prima ti capita di andare a recuperare quelli che non ce l’hanno fatta. Se non riesci a fare tutte le consegne il giorno dopo è peggio, fino a quando non te ne vai”.

Dalle sei del mattino, fino alle 22 e 30, anche sette giorni su sette, a seconda dei periodi. Fino a quando lo stress e la fatica fisica, non li hanno fatti desistere. “Se provi a chiedere i tuoi diritti – ha proseguito poi l’ex dipendente Mirel – ti indicano la porta e ti dicono che ce ne sono altri 20 come te che aspettano di rientrare. Io sono finito in depressione, non riuscivo più a vedere svegli i miei figli: uscivo la mattina che dormivano e rientravo alle 10 di sera che dormivano di nuovo”.

“Come ho fatto a resistere 7 anni? – ha affermato Gheorghe ripensando a quel periodo con Mondo Convenienza – perché ho una moglie malata e 3 figli piccoli. Se fossi da solo sarebbe un altro discorso, ma quando hai famiglia stringi i denti e ti auguri che il domani possa essere migliore, fino a quando non molli perché non ce la fai più”.

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Figlio 50enne fannullone: madre esausta lo denuncia e ottiene l’allontanamento da casa https://www.business.it/figlio-50enne-fannullone/ Wed, 17 Mar 2021 19:42:10 +0000 https://www.business.it/?p=75580 Figlio maggiorenne fannullone in casa? Adesso il giudice te lo caccia di casa. O almeno è quello che è accaduto in una famiglia di Torino. Una mamma è stata costretta a subire la presenza “parassitaria” in casa dal figlio: l’uomo di 50 anni, non lavora e non contribuisce nelle faccende, e non avrebbe neanche nessuna… Read More »Figlio 50enne fannullone: madre esausta lo denuncia e ottiene l’allontanamento da casa

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Figlio maggiorenne fannullone in casa? Adesso il giudice te lo caccia di casa. O almeno è quello che è accaduto in una famiglia di Torino. Una mamma è stata costretta a subire la presenza “parassitaria” in casa dal figlio: l’uomo di 50 anni, non lavora e non contribuisce nelle faccende, e non avrebbe neanche nessuna voglia di cambiare vita. Ovviamente di volersene andare per conto suo, lui non ci pensava proprio. E così mossa dall’esasperazione la donna ha deciso di chiedere aiuto alle forze dell’ordine. “Non si droga, non beve alcolici, non mi aggredisce ma non vuole proprio ascoltarmi: tiene pulita solo la sua camera, ma poi non mi aiuta nelle faccende domestiche. È un pelandrone, ma ha quasi 50 anni e io non posso mantenerlo per sempre”.

E così alla donna non è rimasta altra strada che rivolgersi ai carabinieri, prima, e alla procura, poi, per chiedere di esaudire il suo desiderio: far uscire quel figlio “fannullone” dal suo appartamento. “Aiutatemi a mandarlo via, voglio vivere tranquilla”, ha chiesto disperata. Il giudice ha dato l’ok e ha disposto per lui la misura dell’allontanamento chiesta dal pm Enzo Bucarelli. Insomma un caso da codice rosso davvero insolito e particolare.

Il figlio, che soffre anche di disturbi mentali – “ha un’insufficienza mentale lieve e un’invalidità di tipo psichico” – l’avrebbe anche minacciata: ” Mi ha detto che se l’avessi sbattuto fuori di casa mi avrebbe ammazzato ” ha riferito. Una volta, cinque anni fa, l’avrebbe anche presa a schiaffi: “Non mi ha fatto male, ma mi ha ferito. Io voglio solo che se ne vada, e ho paura che mi faccia del male anche perché quando mi ha minacciata aveva lo sguardo cattivo. E quando gli dicevo qualcosa, lui mi faceva dei dispetti, il citofono rotto, danni alla mia auto. Diceva che erano stati i suoi amici ma io lo sapevo che era lui”.

Solo una volta la madre era riuscita a convincerlo ad andarsene. “C’era ancora mio marito, ed è stato lui a volere che tornasse. Io mi sono intenerita e gli ho riaperto la porta di casa”, ha detto la madre. Così è ritornato. E alla fine la donna ha deciso di cacciarlo di casa. Questa volta però una volta per tutte, per vie legali.

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“Mia mamma morta a 88 anni, perché investita da monopattino sul marciapiede” https://www.business.it/anziana-investita-monopattino-marciapiede/ Tue, 16 Mar 2021 20:07:50 +0000 https://www.business.it/?p=75538 Non ce l’ha fatta Rosanna Rossi, l’anziana 88enne che lo scorso 29 gennaio a Milano, era stata investita da un monopattino che transitava sul marciapiede. Dopo la caduta dovuta all’incidente stradale, la donna era stata operata al femore e aveva intrapreso poi un percorso di riabilitazione. All’improvviso però le sue condizioni si sono aggravate, e… Read More »“Mia mamma morta a 88 anni, perché investita da monopattino sul marciapiede”

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Non ce l’ha fatta Rosanna Rossi, l’anziana 88enne che lo scorso 29 gennaio a Milano, era stata investita da un monopattino che transitava sul marciapiede. Dopo la caduta dovuta all’incidente stradale, la donna era stata operata al femore e aveva intrapreso poi un percorso di riabilitazione. All’improvviso però le sue condizioni si sono aggravate, e lo scorso 11 marzo ha perso la vita. Come ha riportato il Corriere della sera, la figlia dell’anziana ha presentato denuncia ai poliziotti del commissariato Garibaldi-Venezia per chiedere di identificare i ragazzini che, a bordo di un monopattino, avevano investito la madre. Secondo la figlia infatti, senza quella caduta e le relative complicazioni dovute all’incidente stradale, la madre oggi sarebbe ancora viva.

Secondo quanto dichiarato dalla figlia, i medici le hanno spiegato che la madre è morta a causa di “un’infezione alla ferita unita allo stress di questa situazione”. Adesso spetterà ai poliziotti cercare di individuare i ragazzini che erano a bordo di quel monopattino e accertare eventuali loro responsabilità nel decesso della donna.

L’incidente era avvenuto su un marciapiede di viale Zara: i ragazzini, alcuni a bordo di bici e altri di un monopattino, stando a una testimone avevano urtato l’anziana, di ritorno a casa dopo aver fatto la spesa, facendola cadere per terra. Poi alcuni dei giovanissimi si erano allontanati senza prestare soccorso, mentre altri erano rimasti ma avevano dato la colpa ai loro compagni andati via.

L’anziana, aiutata da un negoziante della zona, si era rimessa in piedi ed era tornata a casa dolorante. Solo alla sera il dolore per la caduta si era rivelato nella sua interezza: la donna aveva riportato fratture al polso e al femore che l’avevano costretta a un ricovero e a un’operazione all’ospedale Galeazzi. Era seguito poi un percorso di riabilitazione all’Istituto Sacra Famiglia di Cesano Boscone che all’inizio era andato bene: all’improvviso però, le condizioni dell’anziana avevano subìto un rapido peggioramento fino al decesso.

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L’amore di papà Pasquale: a 82 anni dona un rene al figlio salvandogli la vita https://www.business.it/papa-82-anni-dona-rene-figlio/ Thu, 11 Mar 2021 05:27:41 +0000 https://www.business.it/?p=75283 L’amore di un papà non ha limiti. Un uomo di 82 anni ha donato un rene per salvare la vita a suo figlio, evitandogli così di andare in dialisi a causa di una grave patologia infiammatoria. L’uomo, 53 anni, era in lista per un trapianto di rene, ma l’attesa poteva durare anni. Nonostante l’età, è… Read More »L’amore di papà Pasquale: a 82 anni dona un rene al figlio salvandogli la vita

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L’amore di un papà non ha limiti. Un uomo di 82 anni ha donato un rene per salvare la vita a suo figlio, evitandogli così di andare in dialisi a causa di una grave patologia infiammatoria. L’uomo, 53 anni, era in lista per un trapianto di rene, ma l’attesa poteva durare anni. Nonostante l’età, è stato il padre a proporsi con determinazione per la donazione, segnando così un’età record per un donatore. “Il trapianto da donatore vivente – ha spiegato Luigi Biancone, direttore della Nefrologia e responsabile del programma di Trapianto di rene dell’ospedale Molinette di Torino – è in crescita anche in Italia, nella direzione dei Paesi del nord Europa. Per l’età del donatore non vi è un limite, ma il dato anagrafico va rapportato con gli elementi clinici, morfologici e funzionali che possono segnalare un’età biologica più bassa”. Una storia dunque di generosità e di amore, che alla vigilia della Giornata mondiale del rene, fa riflettere ancor di più sull’importanza di donare.

L’amore senza limiti di un padre
E’ Pasquale Longo, determinatissimo, che si propone per donare il rene al figlio Francesco. Ma ha 82 anni e in Italia è un’età record per un donatore. I due vengono così indirizzati all’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino, al Centro trapianti renali con la più grande esperienza in Italia. “Non ho fatto nulla di eccezionale – ha detto all’Ansa il generoso papà – per un padre è più che normale fare ciò che può per migliorare la vita di suo figlio. Io stavo bene prima e sto bene dopo. Mio figlio, che era arrivato alla soglia della dialisi, adesso è un leone. Da anni era sottoposto a controlli stringenti, era costretto a prendere medicine e a seguire una dieta ferrea. L’autunno scorso è arrivato al limite oltre il quale scatta la dialisi, ma io pensavo da tempo di compiere questo passo, aspettavo solo il via libera dei medici”.

Un grazie speciale ai medici
“Siamo entrati in ospedale a Torino il 17 gennaio – ha raccontato ancora l’uomo residente a Saronno, nel Varesotto – e siamo usciti il 29. Alle Molinette abbiamo avuto un’esperienza ottima: è un fiore all’occhiello della medicina nazionale, con grandi professionisti, un reparto ottimamente organizzato, e personale infermieristico sempre presente. Siamo stati costantemente seguiti, non venivamo lasciati mai soli. Mio figlio, dal quale ho avuto quattro nipoti – ha spiegato ancora – insegna alla Bocconi e vive a Milano, ma abbiamo scelto le Molinette per la grande tradizione che questo ospedale ha nei trapianti”.

“Io sono in forma come prima – ha sottolineato infine papà Pasquale -. Mio figlio non poteva mangiare carne e bere alcol, e doveva controllare salse e zuccheri. Ha sempre fatto il suo dovere e seguito le indicazioni dei medici, ma la sera si sentiva un po’ stanco. Ora invece è pieno di energia: lui è contento e io sono felice”.

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Daniele, padre di famiglia che viveva in un parcheggio: “Ho rischiato di morire per il freddo” https://www.business.it/daniele-padre-vivere-in-parcheggio/ Sat, 20 Feb 2021 08:30:19 +0000 https://www.business.it/?p=74625 Ha trovato finalmente una casa Daniele, 48enne padre di famiglia che era stato costretto a vivere all’interno di un parcheggio, dopo la separazione dalla moglie avvenuta nel 2017. Anche se è un uomo che lavora, lo stipendio non gli basta per pagare sia il mantenimento di 650 euro al mese ai figli che un affitto… Read More »Daniele, padre di famiglia che viveva in un parcheggio: “Ho rischiato di morire per il freddo”

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Ha trovato finalmente una casa Daniele, 48enne padre di famiglia che era stato costretto a vivere all’interno di un parcheggio, dopo la separazione dalla moglie avvenuta nel 2017. Anche se è un uomo che lavora, lo stipendio non gli basta per pagare sia il mantenimento di 650 euro al mese ai figli che un affitto per se stesso: “Non ho mai mancato un mese – ha raccontato Daniele a Fanpage – perché sono disposto a fare sacrifici per i miei figli, ma in questo momento ho bisogno di aiuto perché non ce la faccio più”. E’ da febbraio infatti che l’uomo ha trovato come unico rifugio (se così si può chiamare) un parcheggio sotterraneo di un supermercato della periferia nord di Torino, però adesso non dovrà più perché Daniele ha trovato una nuova casa presso la Casa dei Padri Separati, associazione che aiuta chi si trova nelle sue stese condizioni: “Dormo qui dal 2 di febbraio – mi ha spiegato il 48enne – fa troppo freddo e stanotte ho avuto paura di morire. Sono contento che da oggi non dormirò più qui”.
Abituato a essere indipendente e a parlare poco dei tuoi problemi agli altri, anche per uno come lui che lavora una separazione difficile può distruggere la vita. Daniele per il momento ha deciso di non far sapere ai figli che vive così, “ma un giorno glielo dirò – ha affermato l’uomo – perché voglio che imparino a non cadere in basso come sono caduto io”. In questo momento però è il futuro prossimo a contare di più, perché è arrivato Luigi Ronzulli, della Casa dei Padri Separati.
Daniele non è mai stato nella casa, la sua emozione quando entra è grande e si entusiasma per il riscaldamento, per il letto fatto, per la lavatrice. “Qui potrà ricominciare – ha detto Ronzulli – e come gli altri che sono passati qui un giorno sarà pronto a riacquisire la sua autonomia e aiutare gli altri che come lui, per un breve periodo di tempo, hanno bisogno di un sostegno”.
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Torino, aggressione ai militanti di Fratelli d’Italia: “Via di qui, vi ammazziamo” https://www.business.it/torino-aggressione-ai-militanti-di-fratelli-ditalia-via-di-qui-vi-ammazziamo/ Tue, 26 Jan 2021 16:52:29 +0000 https://www.business.it/?p=73673 Un’aggressione con bastoni e catene sulla quale ora indagano i carabinieri, quella andata in scena nella serata di lunedì 25 gennaio a danno di alcuni militanti di Azione Studentesca, movimento giovanile di Fratelli d’Italia, nei pressi del liceo Marie Curie di Torino. Tre attivisti erano impegnati ad affiggere manifesti quando sono stati raggiunti da un’auto ad… Read More »Torino, aggressione ai militanti di Fratelli d’Italia: “Via di qui, vi ammazziamo”

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Un’aggressione con bastoni e catene sulla quale ora indagano i carabinieri, quella andata in scena nella serata di lunedì 25 gennaio a danno di alcuni militanti di Azione Studentesca, movimento giovanile di Fratelli d’Italia, nei pressi del liceo Marie Curie di Torino. Tre attivisti erano impegnati ad affiggere manifesti quando sono stati raggiunti da un’auto ad alta velocità che ha tentato di investirli mentre stavano tornando verso il loro veicolo.Subito dopo, gli aggressori si sarebbero rivolti ai tre attivisti gridando loro: “Vi ammazziamo, qui non ci dovete stare”. Poi, stando alle prime ricostruzioni, dall’auto sarebbero scesi cinque individui armati di bastoni e catene che hanno tentato di aggredire i giovani, costretti a darsi precipitosamente alla fuga per evitare il peggio.Una volta che i ragazzi si sono dati alla fuga, il gruppo si è accanito contro la loro vettura, rimasta incustodita. All’auto sono stati rotti i vetri e bucate le gomme. “Quello ai danni dei nostri militanti è stato un vero e proprio agguato mafioso – ha spiegato Enrico Forzese di Fratelli d’Italia – il secondo in pochi giorni. È intollerabile che le istituzioni non spendano una sola parola di condanna quando ad essere vittime dell’odio politico sono formazioni di destra”.Fratelli d’Italia aveva denunciato di recente un’altra aggressione andata in scena il 23 gennaio, episodio avvenuto in corso Cincinnato dove sconosciuti avevano danneggiato il gazebo per la raccolta firme e tentato di rubare le bandiere. Anche su questo stanno indagando i carabinieri, alla ricerca dei responsabili.

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Salvini non va a processo “causa impegni in Parlamento”. Ma il Senato in realtà è chiuso https://www.business.it/salvini-non-va-a-processo-causa-impegni-in-parlamento-ma-il-senato-in-realta-e-chiuso/ Mon, 18 Jan 2021 18:46:36 +0000 https://www.business.it/?p=73382 La richiesta di legittimo impedimento avanzata da Matteo Salvini di fronte al tribunale di Torino, dove è imputato per vilipendio dell’ordine giudiziario, è stata respinta. E la motivazione getta ombre sul comportamento del leader della Lega, che aveva parlato di “impegni in Parlamento”, per bocca dell’avvocato Claudia Eccher all’apertura dell’udienza, quando però in realtà il Senato,… Read More »Salvini non va a processo “causa impegni in Parlamento”. Ma il Senato in realtà è chiuso

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La richiesta di legittimo impedimento avanzata da Matteo Salvini di fronte al tribunale di Torino, dove è imputato per vilipendio dell’ordine giudiziario, è stata respinta. E la motivazione getta ombre sul comportamento del leader della Lega, che aveva parlato di “impegni in Parlamento”, per bocca dell’avvocato Claudia Eccher all’apertura dell’udienza, quando però in realtà il Senato, del quale fa parte, non era riunito. Il giudice ha così respinto la richiesta sostenendo che non ci siano ragioni per fermare il processo. Salvini avrebbe dovuto presentarsi in aula a Torino per essere interrogato per la vicenda risalente al 2016, quando durante un congresso regionale della Lega a Collegno, nel Torinese, aveva pronunciato frasi ritenute offensive sulla magistratura. “Difenderò qualunque leghista indagato da quella schifezza che si chiama magistratura italiana, che è un cancro da estirpare” aveva detto.Il leader della Lega aveva chiesto un rinvio del dibattimento per la terza volta. In questa occasione, aveva parlato di legittimo impedimento e sostenuto che l’attività parlamentare non gli avrebbe permesso di lasciare la capitale oggi. “Non riconoscere il legittimo impedimento al senatore Salvini in questo momento di crisi di governo, mi pare sia un fatto abbastanza grave, quella del tribunale è un’ordinanza che priva il mio assistito dei suoi diritti civili” è stato il commento del legale di Salvini.Il magistrato aveva fatto presente che l’impossibilità di partecipare a un dibattito in aula ed esercitare il diritto di voto sarebbe stato motivo legittimo di impedimento. In queste ore è però riunita la Camera per il voto di fiducia al premier Conte, non il Senato del quale Salvini fa parte. E così il giudice non ha accettato la richiesta e ha disposto che l’udienza proseguisse. A prendere la parola in aula non è stato quindi Salvini, ma uno dei partecipanti alla manifestazione leghista, chiamato come testimone della difesa: si tratta del sindaco di Novara, Alessandro Canelli.

Renzi, chat roventi dopo le parole di Conte: i parlamentari di Italia Viva si spaccano sul voto

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12enne fa lezione davanti la scuola chiusa, Azzolina la chiama: “Sei ammirevole” https://www.business.it/12enne-scuola-azzolina-la-chiama/ Wed, 11 Nov 2020 22:15:43 +0000 https://www.business.it/?p=71477 Per conciliare la scuola in questa seconda ondata di coronavirus, la didattica a distanza sembra rimanere nuovamente la miglior soluzione per salvaguardare la salute di alunni e cittadini. La scuola però non è solo studio, ma è anche fatta di rapporti umani come la socializzazione con i compagni di classe e gli insegnati. Proprio per… Read More »12enne fa lezione davanti la scuola chiusa, Azzolina la chiama: “Sei ammirevole”

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Per conciliare la scuola in questa seconda ondata di coronavirus, la didattica a distanza sembra rimanere nuovamente la miglior soluzione per salvaguardare la salute di alunni e cittadini. La scuola però non è solo studio, ma è anche fatta di rapporti umani come la socializzazione con i compagni di classe e gli insegnati. Proprio per questo, per nostalgia di quei momenti di gioventù rubati dalla pandemia, c’è chi non vuole proprio arrendersi ad abbandonarla. E se aule e banchi non sono frequentabili, non rimane che l’esterno dell’edificio. È la piccola battaglia che stanno combattendo due 12enni della scuola media Italo Calvino di Torino. Ogni giorno Anita e Lisa si siedono su banchi fuori dall’istituto e con libri, quaderni e tablet studiano provando a mantenere ciò che era la loro quotidianità.
Proprio questa mattina la ministra Lucia Azzolina ha chiamato una delle due ragazzine, Anita per esprimerle personalmente alla ragazza la sua solidarietà in questo momento difficile: “Il tuo gesto è ammirevole. È bello vedere che ci sono ragazzi che credono nelle proprie idee e che le portano avanti”, ha detto la ministra dell’Istruzione, aggiungendo che sta facendo “tutto il possibile per tenere le scuole aperte e permettere anche ai più grandi di rientrare, tenendo conto della situazione epidemiologica”.
La telefonata, che è durata una ventina di minuti, è arrivata intorno a mezzogiorno, quando la ragazza aveva già riposto libri e tablet nello zaino ed era tornata a casa, accompagnata dalla madre che la sostiene in questa battaglia. “Ho due figli e sono convinta che entrambe le scuole che frequentano siano luoghi sicuri”, ha detto la mamma di Anita alla ministra Azzolina, chiedendole “di continuare a lottare per le scuole aperte”.
“Alla ministra ho detto che la scuola è un posto sicuro e io voglio tornarci – ha aggiunto la ragazza – Frequentare le lezioni in presenza è un nostro diritto. Continuerò a seguire le lezioni davanti alla Calvinò”. L’esempio di Anita è stato raccolto anche da alcuni altri compagni della scuola torinese, che fa parte dell’Istituto comprensivo Tommaseo, ma sono molte le scuole che in questi giorni vedono moltiplicarsi i ragazzi che seguono le lezioni di didattica distanza per protesta fuori dal portone degli istituti.

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Mamma 21enne muore per complicanze Covid: “Virus non risparmia nessuno” https://www.business.it/mamma-21enne-muore-complicanze-covid/ Mon, 09 Nov 2020 21:50:32 +0000 https://www.business.it/?p=71333 Una giovane mamma di 21 anni si è spenta a causa delle complicanze da nuovo coronavirus. A Chiara Cringolo, residente a Romano Canavese (Torino), il maledetto virus era stato diagnosticato il 21 ottobre all’ospedale di Ivrea dopo che la ragazza aveva accusato tosse e sintomi influenzali. Una ragazza giovane e sana che non soffriva di… Read More »Mamma 21enne muore per complicanze Covid: “Virus non risparmia nessuno”

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Una giovane mamma di 21 anni si è spenta a causa delle complicanze da nuovo coronavirus. A Chiara Cringolo, residente a Romano Canavese (Torino), il maledetto virus era stato diagnosticato il 21 ottobre all’ospedale di Ivrea dopo che la ragazza aveva accusato tosse e sintomi influenzali. Una ragazza giovane e sana che non soffriva di alcuna patologia pregressa, ma nonostante ciò il Covid-19 le aveva provocato una polmonite bilaterale. Portata in terapia intensiva alle Molinette, Chiara Cringolo ha iniziato apparentemente a migliorare, ma venerdì scorso il quadro clinico è rapidamente precipitato fino alla morte avvenuta ieri pomeriggio. A darne notizia della morte è stato il sindaco del paese, Oscarino Ferrero: “La notizia ci ha lasciato attoniti – ha comunicato il primo cittadino – e ci rende consapevoli che le conseguenze di questa pandemia ci possono toccare da molto vicino. Questa morte ci testimonia che il virus è letale non solo per una certa fascia della popolazione”.“Non aveva patologie, nessun problema al cuore, era un po’ robustina ma stava bene. Non riusciamo a capire come sia successo”, ha assicurato Barbara, madre di Chiara. Tutto è iniziato il 19 ottobre, “aveva un po’ di tosse e qualche linea di febbre”. Il giorno dopo ha telefonato a sua madre “e non riusciva a respirare e siamo andati subito al pronto soccorso di Ivrea. Era il 20 ottobre, il tampone era positivo e da allora non l’abbiamo più vista”.Dall’ospedale di Ivrea è stata trasferita alle Molinette “e ogni pomeriggio – ha raccontato ancora la madre Barbara – un medico ci chiamava per aggiornarci. Finché ieri alle 14,45 ci ha detto che era morta. Siamo positivi anche noi, ora stiamo aspettando i risultato dei tamponi, gli ultimi erano positivi. Se lo saranno ancora rischiamo di non poter dare neanche l’ultimo saluto a nostra figlia”. La morte di Chiara ha lasciato senza mamma un bimbo di 13 mesi.In paese i positivi sono trenta, “fra cui un’altra persona ricoverata in terapia intensiva. Vi invito tutti a rimanere attenti e responsabili – ha continuato il sindaco – e a non farvi sopraffare dal dolore e dalla paura, ma a reagire con forza e determinazione, rispettando le indicazioni sanitarie di sicurezza e le disposizioni che ci vengono imposte per la salvaguardia della nostra salute. Riusciremo certamente a uscire da questo frangente più forti e responsabili”.

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Torino, primo giorno di scuola in chiesa: “Non abbiamo i banchi singoli” https://www.business.it/torino-primo-giorno-scuola-chiesa-banchi/ Mon, 14 Sep 2020 20:30:42 +0000 https://www.business.it/?p=69298 In attesa che arrivino i banchi ministeriali per consentire il distanziamento del gruppo piuttosto numeroso, stamane alle 8 i ragazzi gli studenti del liceo del Convitto Umberto I di Torino hanno avuto la loro prima lezione dell’anno in un’aula molto particolare, la chiesa della Confraternita di San Rocco, in via San Francesco D’Assisi. La pandemia… Read More »Torino, primo giorno di scuola in chiesa: “Non abbiamo i banchi singoli”

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In attesa che arrivino i banchi ministeriali per consentire il distanziamento del gruppo piuttosto numeroso, stamane alle 8 i ragazzi gli studenti del liceo del Convitto Umberto I di Torino hanno avuto la loro prima lezione dell’anno in un’aula molto particolare, la chiesa della Confraternita di San Rocco, in via San Francesco D’Assisi. La pandemia ha riservato a questi ragazzi un inizio fuori dal comune, così con i flaconi di gel igienizzante nelle acquasantiere e una bella fregata di mani al posto del segno della croce, gli alunni della quinta H hanno preso posto. Nei giorni scorsi, quando si è resa conto della necessità, la dirigente del Convitto, Giulia Guglielmini, si è rivolta al rettore di San Rocco, don Fredo Olivero, storico esperto dell’immigrazione in Italia, nella sua lunga attività anche dirigente comunale all’Ufficio Stranieri e nomadi. E don Fredo è stato entusiasta di collaborare all’avvio, in modo specialissimo, dell’anno scolastico al tempo del Covid.
L’arte di arrangiarsi al tempo del Covid
Due per ogni panca, i quaderni appoggiati in bilico sulle ginocchia, portapenne e cellulare sul ripiano del banco dove solitamente ci stanno i libricini dei canti, il professore sistemato su un tavolino di legno con il microfono preso dal pulpito e una lavagna con i fogli di carta al posto di quella multimediale. Un singolare utilizzo della chiesa nuova anche per i fedeli, tanto che un’anziana nel bel mezzo della lezione, entra e si inginocchia a pregare. “Non c’era altra soluzione, abbiamo ordinato i banchi a inizio luglio e non sono ancora arrivati – ha spiegato Giulia Guglielmini, rettrice della sede torinese del Convitto nazionale – Si tratta quindi di una soluzione temporanea, ci auguriamo per pochi giorni”.
Anche gli studenti di un’altra classe del Convitto non hanno fatto lezione in aula, ma hanno trovato sistemazione nel refettorio di via Bertola, seduti ai tavoli solitamente usati per il pranzo. “Abbiamo dovuto prendere questa decisione perché alle cinque del pomeriggio, quando i corsi iniziavano, tornano nelle loro stanze anche i ragazzi che vivono da noi come convittori e che adesso per le esigenze di sanificazione non possono più condividere gli spazi con persone esterne”, ha chiarito la rettrice.“Compreremo bastoncini per il nordic walking e organizzeremo passeggiate in città – ha detto Guglielmini – Si tratta di un’attività pensata non soltanto per sostituire gli sport pomeridiani, ma anche per far uscire i bambini e adolescenti nell’orario scolastico, visto che quest’anno gli intervalli saranno molto sacrificati e passati al proprio banco. Sperando naturalmente che l’esigenza sanitaria rientri il prima possibile”.

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Allarme povertà a Torino: in centinaia in fila fuori dal Monte dei Pegni https://www.business.it/allarme-poverta-a-torino-in-centinaia-in-fila-fuori-dal-monte-dei-pegni/ Fri, 17 Apr 2020 09:11:16 +0000 https://www.business.it/?p=62959 Persone in coda a decine e decine, in fila in maniera nervosa. Cercando di rimanere distanziate per evitare il contagio, nel rispetto delle norme anti-coronavirus. Un’immagine semplice quanto devastante nella sua forza, quella di una Torino che ora teme un altro allarme, dopo la pandemia: la povertà. Un mese di aziende chiuse, di serrande dei… Read More »Allarme povertà a Torino: in centinaia in fila fuori dal Monte dei Pegni

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Persone in coda a decine e decine, in fila in maniera nervosa. Cercando di rimanere distanziate per evitare il contagio, nel rispetto delle norme anti-coronavirus. Un’immagine semplice quanto devastante nella sua forza, quella di una Torino che ora teme un altro allarme, dopo la pandemia: la povertà. Un mese di aziende chiuse, di serrande dei negozi abbassate, con gli stipendi congelati e la cassa integrazione che arriva in ritardo sono stati un cockatil micidiale, che ha portato le persone ad accalcarsi fuori dal Monte dei Pegni.Ricordi di famiglia, gioielli. Preziosi da impegnare per qualche soldo, in modo da garantirsi che, anche se la situazione dovesse rimanere questa per altre settimane, si riuscirà a mangiare e far fronte alle spese. Il simbolo di un’Italia che ha paura è lì, a via Botero, nel pieno centro della città. Tutti in attesa di entrare al Monte dei Pegni, tutti a chiedere liquidità immediata, finanziamenti per riuscire quantomeno a sopravvivere.Al banco le persone portano di tutto, dall’anello di fidanzamento al vestito buono passando per l’orologio di marca. La banca anticipa circa il 35-40% del valore del bene, il cui pegno andrà rimborsato. In caso contrario, scaduto il termine il Banco lo metterà in vendita per cercare di ricavare più dei soldi inizialmente spesi per impegnarlo. Immagini che rievocano ricordi terribili, altre crisi vissute in passato dalla città e che sembravano ormai soltanto ricordi destinati a rimanere tali.Nella filiale di via Botero 9 passano centinaia di persone al giorno, anche 500. Famiglie che cercano di arrangiarsi nella speranza di riuscire a vedere la luce il prima possibile. Spaventate dal coronavirus ma anche dall’idea di non riuscire ad arrivare a fine mese. E alla disperata ricerca di risposte sul futuro.

La bufala di Conte che fa scorta di gel e mascherine per sé alle spalle dei cittadini

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Anziano malato non vuole abbandonare il suo cane: il carabiniere lo adotta https://www.business.it/anziano-malato-non-vuole-abbandonare-il-suo-cane-il-carabiniere-lo-adotta/ Wed, 11 Mar 2020 14:43:37 +0000 https://www.business.it/?p=60712 Una storia bella e commovente in un momento in cui l’Italia vive con apprensione i giorni difficilissimi in cui il governo ha chiesto alla popolazione di rimanere a casa per evitare di contribuire alla diffusione del coronavirus. Un episodio che arriva da Torino, dove un carabiniere ha scelto ci compiere un gesto apparentemente semplice ma… Read More »Anziano malato non vuole abbandonare il suo cane: il carabiniere lo adotta

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Una storia bella e commovente in un momento in cui l’Italia vive con apprensione i giorni difficilissimi in cui il governo ha chiesto alla popolazione di rimanere a casa per evitare di contribuire alla diffusione del coronavirus. Un episodio che arriva da Torino, dove un carabiniere ha scelto ci compiere un gesto apparentemente semplice ma in realtà profondissimo: adottare il cane di un signore ricoverato in ospedale e che non voleva assolutamente lasciare il suo cucciolo.Il militare, commosso dalla scena alla quale ha assistito con i suoi occhi, ha preso di petto la situazione promettendo all’anziano signore di prendersi cura del suo Bisulin. La vicenda è avvenuta a Germagnano, in provincia di Torino. L’uomo ottantenne aveva allertato il 112 chiedendo aiuto: quando i carabinieri sono arrivati, hanno accertato che era solo in casa, al freddo, senza legna per la stufa e senza cibo. Condizioni subito apparse precarie agli occhi degli agenti.Con lui, sdraiato sul divano, il cane Bisulin, a fargli compagnia. L’uomo ha riferito di avere dolori alle gambe e alla schiena oltre a respirare con fatica. I carabinieri, una volta accertata la precarietà del suo stato di salute, hanno chiamato un’ambulanza nonostante le resistenze dell’uomo: “Questa è casa mia e non mi muovo, altrimenti chi si prenderà cura di Bisulin? Non è mai stato da solo” continuava a ripetere ai militari.E così il maresciallo intervenuto ha promesso all’anziano di accudire lui il cane: “Però maresciallo me lo promette che lo accudisce lei, altrimenti non me ne vado di qua” sono state le ultime parole dell’anziano prima di accettare di salire sull’ambulanza. Il maresciallo ha così portato Bisulin a casa, dove resterà fino a quando l’uomo non sarà ristabilito e pronto a tornare a casa.

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Il triste addio a Lorenzo, morto a 20 anni di anoressia a Torino https://www.business.it/il-triste-addio-a-lorenzo-morto-a-20-anni-di-anoressia-a-torino/ Mon, 17 Feb 2020 07:23:39 +0000 https://www.business.it/?p=59631 Non ce l’hanno fatta i genitori di Lorenzo, Fabio Seminatore e Francesca Lazzari, a salvare il figlio da un male terribile che ha finito per portarselo via, quell’anoressia che lo aveva iniziato a divorare piano piano. Un peso schiacciante, dal quale la famiglia non è riuscito a liberarlo: “Abbiamo fatto di tutto per aiutarlo, ma… Read More »Il triste addio a Lorenzo, morto a 20 anni di anoressia a Torino

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Non ce l’hanno fatta i genitori di Lorenzo, Fabio Seminatore e Francesca Lazzari, a salvare il figlio da un male terribile che ha finito per portarselo via, quell’anoressia che lo aveva iniziato a divorare piano piano. Un peso schiacciante, dal quale la famiglia non è riuscito a liberarlo: “Abbiamo fatto di tutto per aiutarlo, ma non è stato abbastanza. La legge non ci ha aiutato”. La coppia ha raccontato al Corriere della Sera il dolore per quel giovane morto lo scorso 3 febbraio a Torino, decisi a parlare della loro storia per fare in modo che non possa più ripetersi.“Ci sono altre famiglie che stanno vivendo il nostro calvario – hanno detto – E sappiamo quanto ci si senta soli. Vogliamo scuotere la coscienza delle istituzioni, perché è inaccettabile che in un Paese come l’Italia non ci siano strutture pubbliche in grado di accogliere e curare ragazzi come nostro figlio. Negli ospedali si limitano a parcheggiarti in un reparto e a somministrare flebo per integrare il potassio. Poi ti rimandano a casa, fino al prossimo ricovero”.Lorenzo aveva iniziato a soffrire di anoressia a soli 14 anni, quando frequentava ancora il liceo scientifico. I genitori si accorsero che mangiava sempre di meno, giorno dopo giorno. “È stato il campanello d’allarme”, hanno ricordato. È stato proprio Lorenzo a spiegare il motivo di quella decisione ad un neuropsichiatra: “Non mangio perché so che così prima o poi muoio. Non ho il coraggio di salire le scale fino al terzo piano per buttarmi”.Il ragazzo era stato poi ricoverato in un centro terapeutico a Brusson, in Val d’Aosta, dove sembrava che si fosse ripreso, anche grazie al sostegno degli insegnanti e dei compagni di classe. Uscito dalla clinica, aveva rimesso 20 chili e aveva recuperato il sorriso. Era riuscito a diplomarsi, si era fidanzato ma poi purtroppo il male era tornato. Dopo essersi iscritto alla facoltà di Filosofia e poi a quella di Scienze della Comunicazione, aveva deciso di provare a sfondare nel mondo della musica trap. Alla fine il crollo: “Diventato maggiorenne Lorenzo poteva decidere per sé e noi siamo diventati impotenti. Non sapevamo più cosa fare. Si mostrava collaborativo con i medici, ma continuava a non curarsi. In Italia non ci sono strutture pubbliche adeguate. Quando è stato ricoverato in ospedale, lo scorso maggio, Lorenzo passava le sue giornate a fissare il muro. Questi ragazzi devono essere curati e non tutti possono permettersi centri privati”.

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Torino: la metro non funziona, costretto a portare in braccio la figlia disabile https://www.business.it/torino-la-metro-non-funziona-costretto-a-portare-in-braccio-la-figlia-disabile/ Fri, 14 Feb 2020 08:19:02 +0000 https://www.business.it/?p=59552 Immagini che fanno riflettere e che fanno arrabbiare, quelle che arrivano da Torino e che sono già diventate tristemente virali sui social. La testimonianza di un Paese dove ancora oggi la disabilità può alle volte trasformarsi in un ostacolo quasi impossibile da superare, come ha scoperto purtroppo, a sue spese, una ragazza che per uscire… Read More »Torino: la metro non funziona, costretto a portare in braccio la figlia disabile

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Immagini che fanno riflettere e che fanno arrabbiare, quelle che arrivano da Torino e che sono già diventate tristemente virali sui social. La testimonianza di un Paese dove ancora oggi la disabilità può alle volte trasformarsi in un ostacolo quasi impossibile da superare, come ha scoperto purtroppo, a sue spese, una ragazza che per uscire dalla stazione della metropolitana è stata costretta a chiedere l’aiuto del padre, non potendo riuscirci da sola.L’uomo è stato costretto, sotto gli occhi di tutti, a prenderla in braccio e accompagnarla su per le scale, che lei non poteva salire da sola. Tutto è successo a Vinzaglio: un viaggiatore ha dovuto arrangiarsi portando la figlia, una ragazza, all’esterno al costo di una grande fatica. Il tutto perché l’ascensore, che teoricamente dovrebbe servire proprio ad aiutare le persone con disabilità che non possono fare le scale, era guasto. Il malfunzionamento non era tra l’altro nemmeno segnalato.E così, senza altra soluzione e senza nessuno che potesse aiutarlo, l‘uomo è stato costretto a lasciare la carrozzina ai piedi delle scale mobili e a recuperarla in un secondo momento. A notare la scena anche Silvio Magliano, capogruppo dei Moderati in Consiglio comunale: “La figlia piccola è saldamente tenuta in braccio. L’altra mano è appoggiata al mancorrente scorrevole. Stazione Vinzaglio della Metropolitana di Torino: l’ascensore non funziona e la carrozzina è rimasta alla base delle scale mobili, di fronte alle porte, inesorabilmente chiuse, dello stesso ascensore. A segnalare il guasto, nessun cartello, nessuna indicazione, nessuna comunicazione. Niente di niente”.“Evidentemente è questa l’attenzione che questa Città dimostra di avere per le persone con disabilità. Da quanto tempo l’ascensore è guasto? Corrisponde al vero quanto mi è stato riferito, cioè che questa situazione va avanti da prima di Natale? Perché il guasto non è stato segnalato all’utenza? Quando pensiamo di rimediare? Non sappiamo che un guasto di questo tipo non prontamente segnalato è un disagio peggiore di una barriera architettonica nota? Questa mattina un padre è stato costretto a prendere in braccio la figlia con disabilità e affidarsi alle scale mobili. Per la seduta di lunedì del Consiglio Comunale di Torino presenterò richiesta di comunicazioni urgenti sul tema”.

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Le scrivono “sporca ebrea” sul muro, Maria: “Non cancellerò quel messaggio” https://www.business.it/le-scrivono-sporca-ebrea-sul-muro-maria-non-cancellero-quel-messaggio/ Tue, 28 Jan 2020 11:53:39 +0000 https://www.business.it/?p=58665 Parole orribili, scritte sul muro. Una frase agghiacciante, che rimanda indietro con la mente al secolo scorso, quando l’odio razziale era un fenomeno con il quale doversi confrontare quotidianamente. “Crepa sporca ebrea”. Un messaggio indirizzato a Maria Bigliani, 65 anni, pensionata, con una vita passata negli uffici tecnici del verde pubblico di Palazzo Civico di Torino.… Read More »Le scrivono “sporca ebrea” sul muro, Maria: “Non cancellerò quel messaggio”

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Parole orribili, scritte sul muro. Una frase agghiacciante, che rimanda indietro con la mente al secolo scorso, quando l’odio razziale era un fenomeno con il quale doversi confrontare quotidianamente. “Crepa sporca ebrea”. Un messaggio indirizzato a Maria Bigliani, 65 anni, pensionata, con una vita passata negli uffici tecnici del verde pubblico di Palazzo Civico di Torino. Che ha preso una decisione, quella di non far rimuovere quegli insulti choc: “Non la voglio cancellare, è una testimonianza di un atto incivile, ignorante e razzista” ha dichiarato dopo l’episodio.“Ho avuto anche l’onore di ricevere la telefonata della sindaca Appendino che mi ha espresso solidarietà sua e di tutta la città”. La donna si è accorta della scritta quando è uscita di casa, dove vive con il compagno conosciuto 5 anni fa durante l’Hanukkah, la festa ebraica della consacrazione del tempio. Un messaggio comparso proprio nel giorno della Memoria. “Ho visto la scritta – ha raccontato Maria alle pagine di Repubblica – sono andata subito al commissariato di via Bologna per denunciare il fatto e mi hanno detto di rivolgermi alla Digos, sono stati loro ieri a raccogliere la mia denuncia in Questura. Ho capito che la scritta era rivolta a me perché credo di essere l’unica con un’origine ebrea qui nel palazzo”. La notizia ha fatto subito il giro dei social, con gli utenti a commentare inorriditi l’episodio. La madre di Maria, Ines Ghiron Bigliani, era una staffetta partigiana “ha combattuto molto fortemente contro fascismo e razzismo e  questa scritta ora per me rappresenta un motivo di orgoglio nella sua brutalità. Non mi era mai successo un gesto così forte, solo una volta sul lavoro un collega mi riempì di frasi ingiuriose. Da quel momento non ci sono stati altri episodi fino a oggi, posso sospettare di qualcuno ma sono solo sospetti”. Sul caso gli agenti della Digos, coordinati dal dirigente Carlo Ambra, stanno indagando raccogliendo le testimonianze per risalire ai colpevoli di quella scritta. “Ma per ora non ho fretta di cancellarla, è pur sempre una testimonianza”.

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La pista ciclabile termina contro il muro della burocrazia, ma sui social ci pensa Willy il Coyote https://www.business.it/la-pista-ciclabile-contro-il-muro-della-burocrazia-sui-social-ci-pensa-willy-il-coyote/ Mon, 20 Jan 2020 10:30:01 +0000 https://www.business.it/?p=58198 Che succede quando una pista ciclabile, lunga giusto qualche decina di metri, termina contro un muro? Succede che interviene la fantasia, i social si scatenano e qualche utente dotato di maggiore ironia compone un fotomontaggio per applicare, alla fine del percorso senza sbocchi, un finto tunnel disegnato da Willy il Coyote per intrappolare Beep Beep. Come… Read More »La pista ciclabile termina contro il muro della burocrazia, ma sui social ci pensa Willy il Coyote

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Che succede quando una pista ciclabile, lunga giusto qualche decina di metri, termina contro un muro? Succede che interviene la fantasia, i social si scatenano e qualche utente dotato di maggiore ironia compone un fotomontaggio per applicare, alla fine del percorso senza sbocchi, un finto tunnel disegnato da Willy il Coyote per intrappolare Beep Beep. Come nei cartoni animati, tutto potrebbe anche finire con un sorriso. Ma nella realtà da ridere c’è ben poco, perché ci troviamo di fronte a uno dei tanti casi di assurda burocrazia che rendono l’Italia il Paese del grottesco.Siamo a Moncalieri, a una manciata di chilometri da Torino: in via Papa Giovanni, in una porzione di strada privata a uso pubblico, il piano regolatore prevede che venga realizzata una pista ciclabile.

Ma quei pochi metri di corsia riservata alle biciclette sono circondati da aree private e senza espropri o senza la benevolenza dei padroni dei terreni, non si potranno prolungare.In ogni caso, l’iter per portare a compimento l’eventuale modifica durerebbe anni. E allora non resta che prenderla con ironia, per stemperare l’amarezza.

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Un rosario per Salvini: i fedelissimi del Capitano pregano per il loro leader https://www.business.it/un-rosario-per-salvini-i-fedelissimi-del-capitano-pregano-per-il-loro-leader/ Tue, 10 Dec 2019 14:31:27 +0000 https://www.business.it/?p=56137 Non è stato proprio un successo, l’adunata di sostenitori di Matteo Salvini riuniti fuori dal tribunale di Torino. Un meeting organizzato tra i fan del Capitano per pregare, rosario alla mano, in attesa del processo che vede il numero uno della Lega coinvolto per vilipendio alla magistratura. Non c’era lui, l’ex ministro dell’Interno, impegnato nella… Read More »Un rosario per Salvini: i fedelissimi del Capitano pregano per il loro leader

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Non è stato proprio un successo, l’adunata di sostenitori di Matteo Salvini riuniti fuori dal tribunale di Torino. Un meeting organizzato tra i fan del Capitano per pregare, rosario alla mano, in attesa del processo che vede il numero uno della Lega coinvolto per vilipendio alla magistratura. Non c’era lui, l’ex ministro dell’Interno, impegnato nella dura campagna elettorale per le prossime Regionali in Emilia-Romagna. C’erano, o meglio avrebbero dovuto esserci, i fedelissimi. Che invece si sono ritrovati in pochi, soltanto una ventina di fedeli. Il rosario in piazza era stato organizzato tramite Facebook sulla pagina “I cinque sassi, Lo scudo della croce e l’arma del Rosario”, nata per formare una sorta di risposta virtuale al movimento delle Sardine. Sul posto si sono presentate però soltanto una ventina di persone, con rosario in mano e un crocifisso. “L’unico pesce che ci interessa è il simbolo dei primi cristiani” ha detto Angela Ciconte, una delle fondatrici del gruppo mostrando, l’immagine del pesce.“Ci avevano detto che Salvini doveva restare in parlamento per fare il suo dovere, se è altrove a noi non interessa, la preghiera supera i chilometri e noi siamo vicini a lui qualsiasi cosa stia facendo. Non siamo qui per farci vedere con lui, ma sostenerlo – hanno spiegato i sostenitori dell’ex ministro – Salvini ci ha detto di andare avanti”. Il leader del Carroccio aveva incontrato la signora Ciconte, una dipendente dell’asl di Torino, a Milano un paio di settimane fa. “Gli ho raccontato della nostra iniziativa, lui mi ha mostrato il rosario che aveva in tasca, è la prova che non lo usa solo in tav, ma lo tiene sempre con se perché ci crede. È l’unico politico che può risolvere i problemi dell’Italia. Gli ideali della sinistra sono solo manipolazioni dialettiche orchestrate da poteri forti”.

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Boom di richieste d’adozione per Giovannino, il bimbo abbandonato a Torino https://www.business.it/boom-di-richieste-dadozione-per-giovannino-il-bimbo-abbandonato-a-torino/ Wed, 06 Nov 2019 14:05:59 +0000 https://www.business.it/?p=54453 Ha soltanto quattro mesi ma la sua storia ha già commosso l’Italia intera. Lui, un bambino appena nato, che soffre di una malattia così rara da colpire solo una persona su un milione e alla quale di solito non si sopravvive più di qualche settimana. Sta lottando per sopravvivere in una stanza della terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Anna… Read More »Boom di richieste d’adozione per Giovannino, il bimbo abbandonato a Torino

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Ha soltanto quattro mesi ma la sua storia ha già commosso l’Italia intera. Lui, un bambino appena nato, che soffre di una malattia così rara da colpire solo una persona su un milione e alla quale di solito non si sopravvive più di qualche settimana. Sta lottando per sopravvivere in una stanza della terapia intensiva neonatale dell’ospedale Sant’Anna di Torino che è diventata la sua casa perché i genitori lo hanno lasciato lì quando hanno saputo che il neonato era affetto dalla cosiddetta “ittiosi Arlecchino”.La coppia non se l’è sentita di andare avanti, vista la delicata situazione. E così lo hanno abbandonato, scatenando una vera e propria gara di solidarietà: dopo poche ore che la sua storia era stata resa nota è subito scattata una corsa per adottarlo. Il piccolo si chiama Giovannino e al momento a prendersi cura di lui sono le infermiere che lo accudiscono nel reparto, mai al sole, perché la sua pelle è troppo fragile. L’ittiosi arlecchino, infatti, è una malattia della pelle che la rende delicata come carta velina.Il nome della malattia deriva dal fatto che la pelle si spacca in grandi falde come i rombi del costume di Arlecchino: basta un respiro a causare una lesione. Ecco perché a Giovannino servono attenzioni costanti: il rischio infezioni è altissimo ed è per questo che l’aspettativa di vita di norma è bassissima. Ora si cerca una casa per questo bambino nato ad agosto e mai uscito dall’ospedale: le comunità che accolgono i bambini non hanno gli strumenti per garantirgli le cure necessarie. Le richieste di adozione sono già arrivate a decine, con famiglie da Torino e da tutta Italia a farsi avanti. Tra i tanti a offrirsi anche il Cottolengo: il padre generale della Piccola Casa don Carmine Arice ha scritto una lettera in cui si rivolge direttamente al piccolo Giovannino e gli offre la possibilità di esaudire il sogno di una casa.

La sfida di Mittal al governo: ex Ilva, un vertice tra mille tensioni

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Torino perde il Salone del’Auto: il sindaco Appendino pensa alle dimissioni https://www.business.it/torino-perde-il-salone-delauto-il-sindaco-appendino-pensa-alle-dimissioni/ Fri, 12 Jul 2019 09:36:30 +0000 https://www.business.it/?p=49544 Torino perde il Salone dell’Auto, un addio al veleno che apre una profonda crisi nella giunta a Cinque Stelle della città piemontese. La sindaca Chiara Appendino, furiosa, ha subito attaccato il suo vice Guido Montanari che aveva duramente criticato la manifestazione: “Le sue dichiarazione sono inqualificabili”. E ora, amareggiato, il primo cittadino sta addirittura valutando l’ipotesi… Read More »Torino perde il Salone del’Auto: il sindaco Appendino pensa alle dimissioni

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Torino perde il Salone dell’Auto, un addio al veleno che apre una profonda crisi nella giunta a Cinque Stelle della città piemontese. La sindaca Chiara Appendino, furiosa, ha subito attaccato il suo vice Guido Montanari che aveva duramente criticato la manifestazione: “Le sue dichiarazione sono inqualificabili”. E ora, amareggiato, il primo cittadino sta addirittura valutando l’ipotesi delle dimissioni.“Senza sottrarmi alle mie responsabilità, mi riservo qualche giorno per le valutazioni politiche del caso”. Decisivo, spiega La Repubblica, potrebbe essere l’incontro con il vicepremier Luigi Di Maio che sarà a  Torino proprio per incontrare i consiglieri e i militanti Cinque stelle divisi ormai su molti argomenti dalla Tav alle Olimpiadi. Il casus belli è il trasloco del Salone: la sesta edizione si svolgerà in Lombardia dal 17 al 21 giugno 2020.L’annuncio è arrivato dagli organizzatori, che hanno sottolineato “con 54 case automobilistiche, 700mila visitatori e oltre 2000 vetture speciali che hanno sfilato nel centro città, Parco Valentino si conferma pioniere di un nuovo concetto di motor show internazionale. Il modello Parco Valentino ha anticipato e ispirato le recenti evoluzioni introdotte dai grandi Saloni internazionali: Ginevra, Detroit e Parigi hanno infatti annunciato saloni diffusi per la città e test drive di vetture elettriche per le prossime edizioni”.Il presidente Andrea Levy ha annunciato: “Seguendo la nostra vocazione innovativa, abbiamo scelto per il 2020 di organizzare a Milano, in collaborazione con Aci. Sarà un grande evento internazionale, all’aperto e con una spettacolare inaugurazione dinamica nella giornata di mercoledì 10 giugno 2020. Ringraziamo la Città di Torino per aver collaborato in questi 5 anni alla creazione di un evento di grande successo, capace di accendere sulla città i riflettori internazionali”.

Incidenti stradali: ha torto il pedone che attraversa la strada con gli occhi sullo smartphone

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Forza Nuova ancora nella bufera, busti e simboli fascisti sequestrati a Torino https://www.business.it/forza-nuova-ancora-nella-bufera-busti-e-simboli-fascisti-sequestrati-a-torino/ Fri, 21 Jun 2019 10:23:25 +0000 https://www.business.it/?p=48407 Un busto di Mussolini, poster, bandiere e pubblicazioni di stampo evidentemente fascista. E ancora manganelli, scudi di plexiglas, bandiere della Rsi insieme a croci celtiche e simboli di estrema destra. Questa una parte del materiale sequestrato giovedì 20 giugno dalla Digos nella sede di Forza Nuova a Torino, nel quartier generale di Rebel Firm a Ivrea e nelle abitazioni di… Read More »Forza Nuova ancora nella bufera, busti e simboli fascisti sequestrati a Torino

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Un busto di Mussolini, poster, bandiere e pubblicazioni di stampo evidentemente fascista. E ancora manganelli, scudi di plexiglas, bandiere della Rsi insieme a croci celtiche e simboli di estrema destra. Questa una parte del materiale sequestrato giovedì 20 giugno dalla Digos nella sede di Forza Nuova a Torino, nel quartier generale di Rebel Firm a Ivrea e nelle abitazioni di alcuni militanti di estrema destra.Le indagini sono iniziate dopo che lo scorso 22 maggio alcuni militanti di Forza Nuova avevano esposto in corso Unità d’Italia, nel capoluogo piemontese, uno striscione con la scritta “Spezza le catene dell’usura, vota fascista, vota Forza Nuova” accompagnata dal simbolo del fascio littorio. Pubblicata sul profilo Facebook del partito fondato da Roberto Fiore, la foto dello striscione era poi finita in mano alla Digos. Ora, dopo il sequestro, il coordinatore regionale di Forza Nuova, Luigi Cortese, è stato denunciato per apologia del fascismo e quattro militanti sono stati segnalati in procura. “Il materiale sequestrato evidenzia una particolare pericolosità dei militanti. Scudi e mazze da baseball possono essere impiegate anche in iniziative di piazza”, ha spiegato il dirigente della Digos di Torino, Carlo Ambra.“Emergono collegamenti  tra diversi gruppi oltranzisti  in Italia ed Europa ” ha proseguito Ambra.  I sequestri sono stati commentati dal partito neofascista di Fiore, che ha diffuso un comunicato a firma del coordinatore regionale Cortese, in cui la vicenda è definita “ridicola” e le perquisizioni “grottesche e patetiche” perché hanno fatto credere “ai giornalisti di aver sgominato una pericolosa rete insurrezionalista pronta a colpire le istituzioni da un giorno all’altro: peccato che la sede di Forza Nuova sia aperta a iscritti e simpatizzanti da quasi 20 anni e accolga regolarmente incontri e conferenze comunicate pubblicamente”.

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Salone del libro: Altaforte ora vuole un risarcimento “per censura” https://www.business.it/salone-del-libro-altaforte-ora-vuole-un-risarcimento-per-censura/ Thu, 06 Jun 2019 18:13:14 +0000 https://www.business.it/?p=47605 Una storia che non è ancora finita quella che riguarda il caso del Salone del Libro e la polemica relativa alla presenza dell’editore Altaforte, vicino storicamente alle posizioni politiche di CasaPound e alla fine estromesso dalla kermesse con ovvio codazzo al veleno nei giorni successivi. A parlare è stato Francesco Polacchi, che è tornato sull’accaduto:… Read More »Salone del libro: Altaforte ora vuole un risarcimento “per censura”

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Una storia che non è ancora finita quella che riguarda il caso del Salone del Libro e la polemica relativa alla presenza dell’editore Altaforte, vicino storicamente alle posizioni politiche di CasaPound e alla fine estromesso dalla kermesse con ovvio codazzo al veleno nei giorni successivi. A parlare è stato Francesco Polacchi, che è tornato sull’accaduto: “C’è stata un’ingiustizia che non poteva  passare inosservata perché avrebbe creato un precedente enorme”.“In  seconda battuta abbiamo ricevuto un danno economico – prosegue Polacchi – Questo è un libro che poteva sbancare, sì c’è Stato un certo successo ma il danno c’è  stato, soprattutto a causa della censura. Poi abbiamo avuto il rifiuto di alcuni librai di esporlo: 120 librai della Feltrinelli si sono  rifiutati di averlo sugli scaffali condizionando anche le vendite di  altri nostri volumi”.Le dichiarazioni sono arrivate attraverso l’Adnkronos, alla quale l’editore di Altaforte  Francesco Polacchi, ha spiegato le ragioni della richiesta di  risarcimento nei confronti del Salone del Libro. “Avevamo promesso che non avremmo lasciato passare questa ingiustizia  e lo abbiamo fatto – ha aggiunto – Abbiamo scelto Paniz perché conosce bene la materia e siamo convinti che con lui si possa aprire una  strada che ci porterà a condurre la causa in modo corretto”.

Chi li ha visti? Elezioni impietose per CasaPound e Forza Nuova

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Altaforte lascia il Salone del libro: stand smantellato dopo le polemiche https://www.business.it/altaforte-lascia-il-salone-di-torino-e-annuncia-denunceremo-regione-e-comune/ Thu, 09 May 2019 09:35:06 +0000 https://www.business.it/?p=46036 Alla fine Altaforte, l’editore vicino a CasaPound finito al centro di mille polemiche negli ultimi giorni, ha lasciato il Salone del Libro di Torino. Il suo stand è stato completamente smantellato e, nel punto in cui avrebbe dovuto essere allestito, non è rimasta che la sagoma, mentre i vari materiali che sarebbero serviti per preparare… Read More »Altaforte lascia il Salone del libro: stand smantellato dopo le polemiche

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Alla fine Altaforte, l’editore vicino a CasaPound finito al centro di mille polemiche negli ultimi giorni, ha lasciato il Salone del Libro di Torino. Il suo stand è stato completamente smantellato e, nel punto in cui avrebbe dovuto essere allestito, non è rimasta che la sagoma, mentre i vari materiali che sarebbero serviti per preparare l’esposizione sono stati accatastati all’esterno della struttura. Lo smantellamento della postazione dove avrebbe dovuto presenziare la casa editrice, il cui responsabile si è autodefinito “fascista”, è arrivata in seguito a giorni di polemiche infuocate che hanno avuto il loro epilogo ieri sera, dopo la richiesta congiunta del Comune di Torino e della Regione Piemonte agli organizzatori del Salone Internazionale del Libro di Torino, di escludere l’editore denunciato per “apologia del fascismo”, dopo le dichiarazioni dell’editore Francesco Polacchi su fascismo e sull’antifascismo come male italiano.“Quello del Salone è un atto di censura e tutte le forze politiche e i liberi pensatori dovrebbero stigmatizzarlo. La censura degli organizzatori colpisce Altaforte e anche il ministro Salvini perché è per il libro intervista che siamo stati esclusi”. Questo il commento dello stesso Polacchi, che ha deciso di presentarsi lo stesso al Lingotto nonostante il suo contratto sia stato stralciato.“Mi impediscono di entrare ma il libro lo presenteremo comunque qui a Torino sabato. Senza dubbio faremo causa, ci stiamo confrontando con i legali per capire chi denunciare, valutiamo anche se coinvolgere Regione e Comune”. Tra gli artisti che avevano annunciato di non voler partecipare alla kermesse proprio a causa della presenza di Altaforte, in molti stanno facendo marcia indietro confermando la propria presenza.

Altaforte, chi è il fascista editore Francesco Polacchi: storia di violenze e guai giudiziari

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L’assurdo caso di Great: gareggia in maglia azzurra, batte i record ma non è italiana https://www.business.it/lassurdo-caso-di-great-gareggia-per-litalia-ma-non-e-italiana/ Thu, 02 May 2019 16:00:59 +0000 https://www.business.it/?p=45632 Talento purissimo, una capacità straordinaria nel salto con l’asta. Uno sport che la vide indossare virtualmente la maglia azzurra. Quando vince, però, Great Nnachi non può fregiarsi della nazionalità italiana da un punto di vista formale. Anche sei lei, determinatissima, a parole dice di sentirsi cittadina dello Stivale da sempre. Una ragazza alle prese con la… Read More »L’assurdo caso di Great: gareggia in maglia azzurra, batte i record ma non è italiana

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Talento purissimo, una capacità straordinaria nel salto con l’asta. Uno sport che la vide indossare virtualmente la maglia azzurra. Quando vince, però, Great Nnachi non può fregiarsi della nazionalità italiana da un punto di vista formale. Anche sei lei, determinatissima, a parole dice di sentirsi cittadina dello Stivale da sempre. Una ragazza alle prese con la sfida più dura, dare voce ai suoi coetanei che non hanno la possibilità di raccontare al mondo la propria storia.A spiegare il caso di Great, uno dei tanti del recente passato del nostro Paese, è La Repubblica. La ragazza è tesserata al Cus Torino. “Io credo che a volte saper copiare non sia sbagliato: a proposito di integrazione, di ius soli per gli atleti, guardiamo cosa fanno all’estero, dalla Francia all’Inghilterra – spiega il presidente dell’associazione sportiva piemontese Riccardo D’Elicio – E in questo senso lo sport rappresenta una grande opportunità per l’integrazione, partendo dal concetto che questi ragazzi che hanno avuto esperienze complicate sono spesso un passo avanti rispetto ai nostri figli che talvolta educhiamo sotto una campana di vetro”.Nei giorni scorsi Nnachi ha scavalcato i 3,70 realizzando uno splendido record italiano che la proietta a livello mondiale. Sulla scia della classe 2000 Roberta Gherca che oggi da maggiorenne è diventata italiana ma che, quando aveva 15 anni, superò quota 3,91 da cittadina romena. Adesso, però, davanti a Great l’asticella sale ancora: da superare c’è “la legge”, che le impedisce di urlare la mondo la sua appartenenza al nostro Paese. E a tutti noi di andar fieri di una connazionale che si sente più italiana di noi.

L’indicazione la fornisce proprio Great: “Il mio allenatore Luciano Gemello mi ha insegnato a non mollare mai – dice Nnachi – e sono i miei compagni di allenamento che mi danno la forza per dare il massimo e per andare sempre più su. Questo vale per la pedana del salto con l’asta, ma vale anche per la vita. Mio padre lavorava in Fiat ma è mancato quando io avevo appena cinque anni. Sono stati momenti difficili, mia madre era molto triste e io ho cercato di aiutarla facendo anche un po’ la mamma per il mio fratellino Mega che adesso gioca nella Juve”.

“Il mio sogno? Come tutti gli atleti anch’io vorrei partecipare alle Olimpiadi. E poi mi piace vincere e soprattutto non mollare mai: tutti i miei amici mi spingono a dare il massimo e a provare ad andare sempre più su”. Figlia di immigrati nigeriani, la ragazza è nata e cresciuta a Torino e non parla la lingua dei genitori, perché ha seguito tutto il percorso scolastico italiano.

Posto a sedere sul bus? No problem! Adesso ci pensa Google Maps a dirti quanto sono affollati i trasporti pubblici della tua città

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Danno del “fascista” a Salvini: denunciate due ragazze per vilipendio https://www.business.it/danno-del-fascista-a-salvini-denunciate-due-manifestanti-a-torino/ Tue, 30 Apr 2019 06:45:33 +0000 https://www.business.it/?p=45462 Hanno dato del “fascista” a Matteo Salvini durante un comizio a Torino, urlando. Per questo due ragazza sono state denunciate: al momento della contestazione il ministro dell’Interno si trovava in piazza Carlo Alberto per sostenere la campagna elettorale del candidato centrodestra alle regionali, Alberto Cirio. Durante il discorso, il ministro dell’Interno aveva ringraziato le forze dell’ordine… Read More »Danno del “fascista” a Salvini: denunciate due ragazze per vilipendio

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Hanno dato del “fascista” a Matteo Salvini durante un comizio a Torino, urlando. Per questo due ragazza sono state denunciate: al momento della contestazione il ministro dell’Interno si trovava in piazza Carlo Alberto per sostenere la campagna elettorale del candidato centrodestra alle regionali, Alberto Cirio. Durante il discorso, il ministro dell’Interno aveva ringraziato le forze dell’ordine “che soprattutto a Torino devono tenere a bada quei deficienti dei centri sociali, la cui utilità sociale è pari a zero”.Di fronte alle parole delle due, Salvini aveva subito risposto: “Ti voglio bene, sorella mia. Un bacione, pane e nutella a quelli che vedono fascisti dove non ci sono fascisti. Avete rotto le scatole”. Il vicepremier aveva poi continuato affermando che non torneranno né fascismo, né nazismo, né comunismo, dal momento che ci troviamo in una democrazia. “Che tristezza, nel 2019 ancora con la falce e il martello. Però mi piacerebbe ci fosse un po’ più di rispetto”, aveva concluso. Le due attiviste sono state poi identificate dalla Digos del capoluogo piemontese e denunciate per vilipendio a istituzioni e cariche dello Stato. Il comizio era proseguito senza ulteriori incidenti. “Rivendico assolutamente il mio gesto. Salvini sei un fascista ” ha poi scritto su Facebook una delle due ragazze protagoniste della vicenda, aggiundendo: “Sono una delle due donne che sabato scorso a Torino ha contestato Salvini”.Attraverso la pagina Facebook del centro sociale Askatasuna ha raccontato: “Questo è il modo in cui il ‘coraggioso capitano’ cerca di difendersi da chi lo accusa di essere un fascista. Ma le cose vanno chiamate con il loro nome: le sue affermazioni, la loro politica contro i migranti, contro le donne, contro i poveri, contro i territori sono politiche fasciste”.

La Sicilia non cede a Salvini: la montagna, alla fine, partorisce un topolino

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“Orgoglioso dei miei genitori”. Lo sfogo di Renzi, poi l’attacco a Lega e Cinque Stelle https://www.business.it/orgoglioso-dei-miei-genitori-lo-sfogo-di-matteo-renzi-che-attacca-il-m5s/ Sat, 23 Feb 2019 08:42:12 +0000 https://www.business.it/?p=41168 Un Matteo Renzi a tutto tondo, che non risparmia niente e nessuno. Accusa i Cinque Stelle, rivolgendo un particolare appello al ministro dei Trasporti: “L’analisi costi-benefici, caro Toninelli, l’abbiamo già fatta insieme al Piemonte e ora in nome di un vergognoso voto di scambio Matteo Salvini sta dicendo no alla Tav perché lo hanno aiutato… Read More »“Orgoglioso dei miei genitori”. Lo sfogo di Renzi, poi l’attacco a Lega e Cinque Stelle

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Un Matteo Renzi a tutto tondo, che non risparmia niente e nessuno. Accusa i Cinque Stelle, rivolgendo un particolare appello al ministro dei Trasporti: “L’analisi costi-benefici, caro Toninelli, l’abbiamo già fatta insieme al Piemonte e ora in nome di un vergognoso voto di scambio Matteo Salvini sta dicendo no alla Tav perché lo hanno aiutato sul caso della Diciotti. E in mezzo a questo voto di scambio ci sta il Piemonte”. Ma parla anche della propria situazione famigliare, particolarmente delicata.Nella Sala Gialla del Lingotto, l’ex premier ha infatti commentato così le vicende che hanno portato agli arresti domiciliari per la madre e il padre: “Sono fiero e orgoglioso che mio padre e mia madre vogliano difendersi in un processo. Sono orgoglioso di essere loro figlio e ai magistrati dico: noi non vogliamo impunità, immunità, scambi per non andare a processo. Noi non scappiamo come fanno gli altri, vogliamo andare in quell’aula. Perché lì vedremo chi ha ragione e chi torto”.L’ex premier ha poi firmato la prima delle querele che, nei giorni scorsi, aveva promesso di fare entro il 22 febbraio. Lo ha fatto davanti alla platea del Lingotto, dicendo “La prima è per Marco Travaglio”. Tornando poi alla Torino-Lione. “Stiamo parlando di percorso significativi non solo tra queste due città ma in tutta la tratta europea. Su tutte le partite fondamentali, dall’Ilva al Terzo Valico, il M5S ha cambiato idea; ora hanno trovato l’accordo con la Lega sulla pelle dei cittadini di questo territorio”.“Se questo referendum di Chiamparino si potrà fare è perché qualcuno dovrà fisicamente venire in Parlamento e cambiare tutto. Così vediamo se la Lega, o come si chiama ora, accetterà di mettere in discussione un’opera cruciale e strategica per sua stessa ammissione da sempre. Io e i parlamentari saremo a fianco di chi chiede alla l’Italia che la Tav non venga bloccata, ma metteremo la parola fine sulla telenovela Tav che sta diventando una barzelletta».

“Chiuso in casa, come un criminale”. Tiziano Renzi rompe il silenzio e si difende così dalle accuse

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Uber taxi ci prova ancora e riparte a Torino: via al servizio di trasporti privati tramite App https://www.business.it/uber-taxi-ci-prova-ancora-e-riparte-a-torino-via-al-servizio-di-trasporti-privati-tramite-app/ Wed, 05 Dec 2018 18:02:46 +0000 https://www.business.it/?p=36602 Una nuova vita per Uber, la piattaforma di trasporti privati alla ricerca di un recupero di quota in Italia, ha lanciato ieri in anteprima a Torino una delle sue ultime invenzioni: Uber Taxi, una app che consente ai clienti di cercare e prenotare corse con le auto bianche in possesso di regolare licenza. La tecnologia… Read More »Uber taxi ci prova ancora e riparte a Torino: via al servizio di trasporti privati tramite App

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Una nuova vita per Uber, la piattaforma di trasporti privati alla ricerca di un recupero di quota in Italia, ha lanciato ieri in anteprima a Torino una delle sue ultime invenzioni: Uber Taxi, una app che consente ai clienti di cercare e prenotare corse con le auto bianche in possesso di regolare licenza. La tecnologia serve ad identificare il tassista più vicino e indica quando accetta la corsa. Ormai gli unici due comuni che ancora conservano il vecchio sistema Uber sono Milano e Roma. “Sappiamo di aver commesso degli errori, ma ora vogliamo dimostrare di meritare fiducia”, ammette un portavoce di Uber al Sole 24 Ore, consapevole degli sbagli fati in passato dall’azienda americana costati ben cinque anni di turbolenze tra proteste, manifestazioni di piazza e sconfitte in tribunale. Dopo quel periodo nero per Uber, ci sono stati molti cambiamenti interni nell’azienda, e soprattutto sono cambiati l’amministratore delegato e le politiche aziendali: al posto del cofondatore Travis Kalanick, giudicato troppo aggressivo e andato in aspettativa dal giugno 2017, è arrivato da Expedia il più conciliante, e dialogante, Dara Khosrowshahi.

Come funziona la nuova app
In sostanza le fasi sono tre. Prima del viaggio: l’app Uber Taxi identifica il tassista più vicino e indica quando accetta la corsa I passeggeri possono ottenere informazioni sul tassista (profilo dell’autista); seguire il percorso dell’auto sulla mappa integrata nell’app; avere una stima dell’orario di arrivo del taxi; avere una stima dell’orario di arrivo a destinazione. I passeggeri, inoltre, possono cancellare la corsa senza commissioni entro 2 minuti da quando la richiesta è stata accettata. Dopo i due minuti dovranno pagare una penale di 5 euro; Durante il viaggio: passeggeri e autisti possono condividere il percorso in tempo reale con contatti fidati; dividere il costo della corsa; accedere a tutte le funzionalità del safety center; effettuare la chiamata d’emergenza al 112; assistenza da parte di Uber; Dopo il viaggio: ai passeggeri viene rilasciata una ricevuta elettronica con il riepilogo del viaggio e possono accedere alla cronologia delle corse e contattare Uber in qualsiasi momento. In caso di viaggio di lavoro, è possibile richiedere una ricevuta dal sito di Uber. Per la prima volta in Italia, Uber Taxi integra, come s’è detto, la funzione che consente di lasciare una mancia all’autista.

Per quanto riguarda il prezzo, sarà “quello delle tariffe ufficiali, e non sono previste nemmeno promozioni”, ha affermato Fernandez che ha proseguito spiegando che per gli utenti il benefit è poter contare su un servizio intuitivo e innovativo. L’obiettivo di lungo termine di Uber è quello di diventare una piattaforma multimodale in grado di offrire diverse soluzioni per il trasporto, dalle auto con conducente professionista, ai taxi, alle bici, ai monopattini elettrici, fino alla possibilità di accedere al servizio di trasporto pubblico di linea.

“Abbiamo cercato di sentire le esigenze dei tassisti”, sottolinea Fernandez, ma nella categoria resta molta diffidenza. Ma i tassisti annunciano già battaglia: “Non ci fidiamo, Uber ci ha fatto patire troppo. Diremo no anche ad accordi vantaggiosi” promette per ora Federtaxi Piemonte, una delle organizzazioni di categoria. Intanto oltre al capoluogo piemontese, il servizio Uber Taxi ha già preso piede in altre cinque città dell’area europeo-asiatica: Berlino, Dusseldorf, Atene, Dublino e Istanbul.

 

 

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Una figuraccia olimpica: Torino fuori dai Giochi, perché Di Maio e Salvini hanno spento la torcia italiana https://www.business.it/il-coni-boccia-torino-cosa-sta-succedendo-davvero-in-vista-dei-giochi-invernali/ Mon, 01 Oct 2018 14:37:33 +0000 https://www.business.it/?p=32331 Tanto tuonò che alla fine piovve. E tanto, copiosamente: la tripla candidatura italiana alle Olimpiadi invernali 2026 non ci sarà. Il Coni ha infatti messo la parola fine su una querelle diventata ormai ridicola confermando l’accoppiata Milano-Cortina ed escludendo la città di Torino, che pure aveva ospitato i Giochi con successo nel 2006, nonostante i… Read More »Una figuraccia olimpica: Torino fuori dai Giochi, perché Di Maio e Salvini hanno spento la torcia italiana

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Tanto tuonò che alla fine piovve. E tanto, copiosamente: la tripla candidatura italiana alle Olimpiadi invernali 2026 non ci sarà. Il Coni ha infatti messo la parola fine su una querelle diventata ormai ridicola confermando l’accoppiata Milano-Cortina ed escludendo la città di Torino, che pure aveva ospitato i Giochi con successo nel 2006, nonostante i cittadini piemontesi si fossero detti disponibili, sondaggi alla mano, a un gradito bis. E scatenando le ire della sindaca Chiara Appendino, che chiede spiegazioni a parla di “evento organizzato dove non ci sono impianti”. Una decisione arrivata a scontentare un po’ tutti, dal presidente regionale Chiamparino (“se si può comunque recuperare un ruolo per le nostre montagne, noi ci siamo”) al tessuto economico locale, deluso per l’occasione sfumata.Il passo indietro forzato di Torino, dopo un’estate intera a dipingere il triumvirato di città italiane pronte a conquistare la torcia olimpica, non è stato però certo inaspettato. E racconta di Olimpiadi trasformatesi nel perfetto pretesto per regolare i conti, tutti, all’interno della confusa maggioranza. Il disastro era iniziato al tramonto del governo Gentiloni, quando il dossier era stato aperto e poi congelato in attesa del nuovo governo. La candidatura originale prevedeva soltanto la città Cortina, alla quale si era poi unita Milano e infine Torino, città pentastalleta sulla cui candidatura il Movimento era stato inizialmente contrario salvo poi cambiare idea, aprendo così all’ormai celebre idea della corsa a tre.Sull’asse Cortina-Milano-Torino si era pian piano consumata una serie infinita di vendette, provocazioni e attacchi che poco hanno a che vedere col sacro spirito dei Giochi. E che avevano visto Torino trasformarsi nella roccaforte grillina, Cortina incarnare il fronte leghista rappresentato dal governatore del Veneto Zaia e Milano rimbalzare in maniera schizofrenica tra le iniziative del sindaco di centrosinistra Sala e quelle del governatore del Carroccio Fontana. Il momento del fatidico “aprite il fuoco” era arrivato quando proprio il primo cittadino milanese aveva chiesto un ruolo di primo piano per la città lombarda, reclamandone la centralità nel progetto comune e facendo saltare il banco, con Torino a fare un passo indietro. I Cinque Stelle avevano fiutato l’aria di accerchiamento e avevano attaccato gli attuali alleati di governo. Poi avevano accettato passivamente la corsa a due Milano-Cortina, senza fare però i conti con la testardaggine della loro stessa sindaca Appendino, ostinata ad andare fino in fondo. Infine era tornati a difenderla, quando era ormai troppo tardi.Al fianco del primo cittadino torinese, di recente, anche il ministro Toninelli. Inutilmente, vista la bocciatura finale del Coni. Di Maio, ora che la battaglia è finita, ha sparato a sua volta: “Milano e Cortina vogliono i Giochi? Li facciano, il governo non metterà un euro”. La risposta a chi aveva fatto fuoco per primo, quella Lega dove Salvini e Giorgetti avevano prima fatto buon viso alla voglia pentastellata di saltare al volo sul treno olimpico e poi ceduto alle pressioni dell’anima più “nordista” del Carroccio, quella di Zaia, da sempre meno benevolente nei confronti dell’alleanza gialloverde. Preso tra due fuochi, il Comandante ha preferito non strappare con la base e regalare, piuttosto, un dispiacere ai Cinque Stelle. Che ora, definitivamente sconfitti, promettono comunque di farla pagare ai responsabili della clamorosa figuraccia. Il Paese, nel frattempo, ringrazia sentitamente e si prepara a vivere nuove, mirabolanti avventure.

Tutti gli uomini del (vice)presidente: l’amico “speciale” di Di Maio, un rapporto che spacca il Movimento

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“Fuori i terroni!”. Il manifesto choc di Matteo Salvini: cosa c’è (in realtà) dietro quel cartellone https://www.business.it/basta-terroni-il-falso-manifesto-di-salvini-che-fa-discutere-torino/ Mon, 17 Sep 2018 14:12:20 +0000 https://www.business.it/?p=31408 Un manifesto elettorale con la faccia di Matteo Salvini, sorridente, accanto il logo della Lega. E una frase, però, di quelle che non passano decisamente inosservate: “Basta terroni! Fuori dall’Italia!”. Un’immagine inquietante, da far gridare allo scandalo. Reale, visto che il cartellone è stato effettivamente avvistato e fotografato dai cittadini di Torino, allucinati. E allo… Read More »“Fuori i terroni!”. Il manifesto choc di Matteo Salvini: cosa c’è (in realtà) dietro quel cartellone

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Un manifesto elettorale con la faccia di Matteo Salvini, sorridente, accanto il logo della Lega. E una frase, però, di quelle che non passano decisamente inosservate: “Basta terroni! Fuori dall’Italia!”. Un’immagine inquietante, da far gridare allo scandalo. Reale, visto che il cartellone è stato effettivamente avvistato e fotografato dai cittadini di Torino, allucinati. E allo stesso tempo falsa: il Carroccio, infatti, con quel messaggio non c’entra in realtà nulla. Si tratta piuttosto di una “fake opera” di Andrea Villa, artista che da diversi mesi ha iniziato a far parlare di sé proprio allestendo finte locandine con messaggi ingannevoli per la città, prendendosi così gioco dei politici. I giornali lo avevano definito “Il Bansky di Torino”, paragonandolo al writer inglese considerato tra i maggiori esponenti della street art.Anche nel caso di Salvini si tratta, ovviamente, di un’operazione dissacrante:  il poster da diversi giorni fa capolino in alcune zone della città, tra cui il centralissimo Corso Vittorio, ed è, come usa lo street artist, sistemato negli spazi comunali. Sembra quindi “vero”, legale, e colpisce in un istante l’attenzione di chi se lo trova davanti mentre sta passeggiando. In molti, osservandolo di sfuggita, possono tranquillamente leggervi un’iniziativa leghista: c’è tanto di data, orario e indirizzo del comizio (via Bologna, il 20 settembre). E di sera il faccione è pure retroilluminato.Il messaggio fa riflettere proprio sull’evoluzione di un partito, la Lega, nata con un fortissimo radicamento territoriale nel nord Italia e poi piano capace,  grazie al nuovo corso di Matteo Salvini, di perdere quella sua connotazione per aprirsi al sud del Paese. Una svolta sulla cui bontà, però, ancora oggi si discute. Le ultime iniziative di Andrea Villa consistono proprio nel proporre fotomontaggi che riportino una realtà senza stravolgimenti o ironie, quasi-verosimile. Ecco perché a quel “Basta terroni!” qualche fan di Salvini della prima ora potrebbe persino aver abboccato.

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